Se sei un maschietto e, dopo aver letto rapidamente il titolo, avevi intenzione di saltare questo articolo, pensando che si trattasse di qualcosa che non ti riguarda, dovresti proprio continuare a leggere. Le mestruazioni non sono un tabù, non sono un segreto e non devono esserlo. Ciò che andremo ad affrontare non riguarda strettamente la faccenda mestruazioni, ma riguarda vari aspetti economici, sociali ed ecologici che gravitano intorno ad esse.
Se sei donna, probabilmente sono riflessioni con le quali hai già avuto modo di familiarizzare. Se sei uomo, probabilmente no, e questo è il momento giusto per iniziare. La questione del tuo sesso non ha importanza. Viviamo infatti in una società che deve insegnare il diritto- dovere di essere informati, per poter essere cittadini consapevoli.

Nel 2019, in Italia, la Tampon Tax continua ad essere a carico delle donne. Con il termine tampon tax si intende la questione relativa all’imposta sul valore aggiunto (IVA, o, in inglese, value added tax) che grava anche sugli assorbenti. Il dibattito sulla giustezza o meno di tale tassazione è aperto e molto acceso, anche perché la situazione è stata risolta in modalità differente in ciascuno stato.

Oggi, lo stato italiano mantiene una tassazione Iva sugli assorbenti pari al 22%, ovvero equivalente a quella che viene applicata ai cosiddetti beni di lusso. Se con la locuzione “bene di lusso” si intende, in lessico economico, un qualsiasi bene di consumo non necessario, e quindi, superfluo, viene da chiedersi: è corretto tassare gli assorbenti come se fossero un bene di lusso?

Sono forse un bene di lusso gli assorbenti?

Consideriamo che ogni donna ha, in media, le mestruazioni tra le 12 e le 14 volte ogni anno, per circa 35-40 anni della propria vita. Pertanto è tenuta a cambiare l’assorbente almeno quattro (o più) volte al giorno per la durata dei circa 3-5 giorni di flusso. Ora, sembra davvero assurdo che l’assorbente venga considerato un bene di lusso. Non si tratta di qualcosa di superfluo, ma di qualcosa di necessario.

Ad ogni modo, non è tanto importante decidere se l’Iva sugli assorbenti sia giusta o sbagliata. Ciò che conta è averne consapevolezza e tentare di indagarne le cause.

Secondo il decreto del Presidente della Repubblica del 1972, i beni di prima necessità, sui quali non grava alcuna tassazione Iva, sono: scommesse e lotto, monete e lingotti d’oro. Con un’Iva agevolata, pari al 4%, troviamo libri, ortaggi, frutta. Al 5% troviamo le piante aromatiche del basilico e del rosmarino, al 10% carne, cioccolato, tartufo, birra, addirittura francobolli da collezione. Nessuna agevolazione per gli assorbenti, che restano tassati al 22% (così come anche i pannolini). L’Italia resta quindi uno dei Paesi con la tassazione più alta nei confronti degli assorbenti.

Un articolo pubblicato il 12 luglio 2019 dalla reporter Karen Zraick sul sito del New York Times esordisce con la provocante frase:

“Why are tampons taxed when Viagra isn’t?”

(Perché gli assorbenti sono tassati e il Viagra no?).

L’allusione è ovviamente al fatto che i medicinali e gli assorbenti vengono posti su piani diversi, a livello di Iva. La questione della menstrual equity è al centro del dibattito politico-economico di tutti gli Stati. Soprattutto da quando si sono sollevate polemiche che vedono nella tassazione Iva sugli assorbenti una sorta di disparità di genere, ossia qualcosa di svantaggioso nei confronti delle donne.

Sono trentacinque gli stati che continuano a tassare pesantemente gli assorbenti, e l’Italia è tra questi. Il Kenya è stato il primo paese ad abolire la tampon tax, nel 2004, seguito da altri paesi che la hanno abbassata o totalmente eliminata. Australia, Canada, India, Colombia , Irlanda, Inghilterra e molti altri sono intervenuti, in modalità differenti, per tentare di risolvere la situazione.
In Italia, l’emendamento che  voleva ridurre l’imposta e che era parte della proposta di legge sulle semplificazioni fiscali, è stato bocciato nella primavera del 2019, perché si riteneva che l’abbassamento dell’Iva potesse provocare un’infrazione. In seguito alla bocciatura, le proteste sono state molte da parte di svariati movimenti femministi e soprattutto universitari, i quali fanno notare che Ungheria, Danimarca, Svezia e Norvegia siano fra i pochi Paesi ad avere, insieme all’Italia, una tassazione così elevata. L’Ungheria, con il suo 27%, supera tutti gli altri.

Le proteste

Sono proprio le studentesse italiane ad avere a cuore, più di tutti, la questione. Non è raro trovare nei bagni universitari le tampon box (scatole contenenti assorbenti) sovrastate da un assorbente colorato con pennarello rosso. Qui, un avviso invita le visitatrici a comprendere “l’ingiustizia sociale” e a partecipare alla protesta, riponendo nella box un assorbente in più, qualora qualcuna ne fosse sprovvista, o a prenderne uno in prestito, nel caso in cui ne avessero necessità.
Il ciclo non è un lusso”, “il ciclo non è una scelta” recitano gli slogan sulle tampon boxes.

Il mercato degli assorbenti

È però bene porre l’attenzione anche su un altro punto: quello degli assorbenti è diventato un vero e proprio mercato, con strategie di marketing, pubblicità e tutto ciò che ne consegue. Infatti, sugli scaffali dei nostri supermercati, sono esposte e messe in vendita numerose marche e sottomarche di assorbenti, dalle più note alle meno note. Va da sé che le più costose sono quelle che godono di maggiore sponsorizzazione e pubblicità.

La riflessione che sarebbe opportuno fare è la seguente: un prodotto così necessario, ha davvero bisogno di tutta questa pubblicità?
Ovviamente la pubblicità ha un costo elevato, che deve essere sostenuto da chi produce gli assorbenti e che pagano coloro a cui il prodotto è rivolto. Per facilitare il ragionamento: una donna che compra un assorbente di una nota marca, che viene sponsorizzato in televisione, magari anche in orari di punta, nel momento in cui compra una confezione di assorbenti, non sta pagando solo il prodotto, ma sta inconsapevolmente finanziandone anche quella pubblicità. Se non ci fosse pubblicità, probabilmente il prodotto costerebbe di meno.

Siamo poi certi del fatto che qualora l’Iva sugli assorbenti venisse eliminata, i prezzi di questi scenderebbero? I produttori potrebbero anche scegliere di investire maggiormente in pubblicità, e per finanziarla, il prezzo del prodotto resterebbe invariato.

La questione ecologica

La questione non è dunque di così facile risoluzione come potrebbe sembrare, anche perché assorbenti e pannolini aprono un altro irrisolto capitolo della nostra storia ecologica: dove e come smaltirli? Come finanziare lo smaltimento? Ecco, a tal proposito, un altro dato: ogni donna nel corso della propria vita utilizza circa 12.000 assorbenti. Pertanto, scegliere assorbenti compostabili o, ancora meglio, coppette mestruali, sarebbe una scelta eco-friendly, anche se, in effetti, più costosa.

Una situazione delicata, sulla quale molti si esprimono, sbilanciandosi, senza aver costruito un quadro di considerazioni completo.