Tra i moti che muovono le maree umane, l’amore è di sicuro il più raccontato e il meglio vissuto. Le trame delle storie delle principesse Disney sono piene di questo sentimento melenso e idealizzato, forse sopravvalutato e troppo dipinto in colori pastello. Grandi sottogonne in pizzo aleggiano riflettendosi sui pavimenti lucidi delle stanze da ballo e gli occhi luccicano di gioia e intesa.

Perfino le streghe cattive, in fondo, sono perdonate. Figlie di genitori crudeli e meschini che le hanno maltrattate e rese infelici, si sfogano sulle povere malcapitate dalla testa coronata. In fondo, però, sono anime perdute e perdonate.

E l’odio? Come si impara a spiegare l’odio? Cos’è esattamente questo sentimento che pervade dal profondo e turba in maniera sconsiderata? Come si racconta l’odio?

Amore e odio

Musicisti e scultori, artisti e scrittori hanno provato a proporre la propria idea di odio e amore. La descrizione di entrambi i sentimenti non è sempre stata poetica e raccontata in modi sobri e gentili.

Vi sono anche persone che hanno fatto dell’odio il proprio credo, dei suoi simboli la propria bandiera. Decorazioni macabre e spesso inneggianti al loro manifesto hanno colorato i muri delle città di tutto il mondo. Non sono mai mancate in questa versione becera e povera della street art le svastiche, le frasi contro ogni tipologia di partito e credo, le bestemmie e le amenità.

Muri parlanti di odio, trasudanti di cattiverie spesso gratuite contro tutti e tutto. C’è chi, tuttavia, cerca di cancellare questa problematica con varie forme d’amore. Tra queste, troviamo anche quella del cibo.

Cibo: l’amore contro l’odio

Un piccolo eroe quotidiano chiamato Cibo. No, non stiamo parlando della lasagna della nonna e neanche della pasta al pesto Genovese, ma di un artista insolito.

Pier Paolo Spinazzé, in arte Cibo, è nato nel 1982, ha avuto una formazione artistica sfociata in una laurea in disegno industriale del prodotto e si occupa soprattutto di wall design.

Riassume il suo lavoro in una frase di Brian Aldiss: “Whatever creativity is, it is in part a solution to a problem” e crede in una comunicazione murale che si fonde con l’ambiente, una comunicazione “alternativa” che non lasci spazio all’odio, ma all’amore e alla cultura.

Musei a cielo aperto

Street artist di origine veronese, cancella con le sue opere le scritte d’odio che compaiono sui muri delle nostre città, considerate musei a cielo aperto. Si vuole restituire libertà e bellezza dove imperversano croci celtiche e dichiarazioni razziste.
Immagini di fragole, angurie, muffin, dolcetti, mozzarelle di bufala e altre prelibatezze appaiono magicamente a sostituire la bruttezza dell’odio. È un progetto di decoro urbano e umano, non una mossa politica. Gesti semplici che combattono l’ignoranza a colpi di ironia, bombolette che colorano e ingolosiscono.

Cibo itinera per le città di tutte Europa, regalando amore per il cibo e per il prossimo. Difatti, insieme all’arte, la gastronomia è una delle grandi passioni di Cibo e degli italiani, un motore di condivisione e gioia.

Svastiche coperte da Cibo
Svastiche coperte da Cibo

Quindici anni di amore

Da poco si è scoperto che l’autore di questi murales così appetitosi fosse Cibo, ma sono ben quindici anni che il trentaseienne opera nelle città e nei paesi con le sue bombolette alla mano.

La realtà è che Pierluigi è un vero e proprio professionista del settore che mette a disposizione il suo talento per salvarci da noi stessi e dall’odio che dilaga sui nostri palazzi.

Il grigiore della città è fomentato da questi hater che pensano di dover sbandierare a tutti i costi la loro ignoranza per sentirsi migliori. Lo studio, l’amore, il cibo, i professionisti che si prodigano in opere gioiose e gaudenti ci salveranno. 

Potete scoprire di più su questo eroe contemporaneo, dispensatore di bellezza, a questo link.

L’artista gastronomico, tuttavia, non ha suscitato solo riconoscenza, ma è stato anche vittima di alcune polemiche. I suoi interventi, molto amati dal pubblico, sono stati poco apprezzati da alcuni componenti della giunta comunale Veronese.
Questi hanno richiesto che venisse pagata una tassa sulla pubblicità per il dipinto di un’enorme pizza a pochi passi da una pizzeria. Il murales, ovviamente, è capitato su quel muro per coprire le solite amenità. L’amministrazione locale non ha apprezzato, leggendolo come una forma di pubblicità.
L’artista ha cancellato alcuni dei suoi lavori per protesta. Ha aggiunto, tramite i social, che l’attenzione della giunta in merito al decoro urbano è stata risvegliata solo a scopo di lucro.

Lasciamo ai lettori l’ardua sentenza, con la certezza che l’amore, anche quello per il cibo, e la cultura batteranno sempre l’ignoranza e l’odio.