9 novembre 1989. La lunga cinta muraria che per quasi trent’anni ha spartito le due facce opposte della più importante città tedesca è stata abbattuta. Il muro di Berlino è caduto. Niente sarà più come prima.

Signor Gorbaciov, se lei cerca la pace, se cerca prosperità per l’Unione Sovietica e per l’Europa dell’Est, venga a questa porta, apra questa porta, abbatta questo muro.

Questo lo affermava Ronald Reagan – quarantesimo presidente degli Stati Uniti – soltanto due anni prima della caduta del muro.

Da quel momento, si intraprese un percorso di riunificazione del Paese, conclusasi ufficialmente un anno più tardi, precisamente il 3 ottobre 1990.

Ciò che oggi rimane del Muro è solo una piccolissima parte dell’originario. Bisogna considerare che questo era lungo più di 106 km, e che quello che oggi possiamo ammirare si estende per una lunghezza di poco più di 1 km. In città possiamo ora visitare la “East Side Gallery”, nel quartiere di Mühlenstrasse: la più grande galleria d’arte a cielo aperto del mondo.

La caduta del muro non riunì solo personalità politiche, ma permise la circolazione di nuove dottrine e convinzioni che fecero di Berlino la città per eccellenza della libertà. Pittori, scultori e artisti provenienti da tutto il mondo entrarono a far parte di questa nuova realtà, cambiandola per sempre. A partire dal 1990, il muro di Berlino divenne un’effettiva tela sulla quale dar sfogo alla propria creatività.

Passati trenta anni, ad oggi si contano circa 106 murales di artisti di ogni parte del mondo. I temi e i rispettivi valori si ripetono di continuo; si parla di libertà, innanzitutto, e poi di indipendenza, emancipazione, autonomia e di nuove opportunità.
Ad oggi la “East Side Gallery” – proclamata monumento nazionale nel 1992 – è una delle attrazioni più popolari della città. Affiancata dal fiume Sprea, la sua notorietà è cresciuta a tal punto da entrare nella classifica delle ‘bellezze’ più fotografate al mondo.

Vediamo, allora, i cinque murales del Muro più importante del mondo che hanno fatto la storia e in che modo questi hanno cambiato la visione della città tedesca:

My God, help me to survive this deadly love (“Dio, aiutami a sopravvivere a questo amore mortale”)

Immagine iconica per eccellenza. Se si pensa al Muro di Berlino, non può non venire in mente questa fotografia, scattata dall’artista stesso.
Dimitrji Vrubel, infatti, realizzò questo scatto nel 1979. I soggetti sono Leonid Brezhnev e Erich Honecker, rispettivamente il Segretario Generale dell’URSS e il Presidente della DDR. Durante una solenne cerimonia, i due si salutarono scambiandosi un bacio sulle labbra, come per sancire una pace eterna. È proprio Honecker ad affermare:

Il Muro esisterà ancora fra cinquanta e anche fra cento anni, fino a quando le ragioni della sua esistenza non saranno venute meno.

Per ora, di anni ne sono passati trenta. Ma, per il futuro che verrà, non possiamo che credere fermamente alle parole del Presidente.

Test the Best

Realizzato da Birgit Kinder, il murales rappresenta un’auto che idealmente “sfonda” il muro sul quale è dipinta. La macchina rappresentava lo sviluppo dell’industria leggera sovietica. La spaccatura rende l’idea della profonda dissonanza tra la libertà occidentale e la pesante burocrazia del sistema sovietico. Il suo significato più intrinseco, molto chiaro e diretto, viene così sbattuto in primo piano.

Der Mauerspringer (“Il Saltatore del muro”)

Gabriel Heimler, autore di quest’opera particolarmente creativa e simbolica, vuole appositamente rappresentare il desiderio di molti abitanti dell’ex repubblica democratica tedesca: la fuga. Nel corso di questi anni di totale isolamento, i tentativi di evasione non furono pochi. Purtroppo, però, la maggior parte di questi non ebbero esiti positivi.

Worlds People, wir sind ein Volk (“Persone di tutto il mondo, siamo un unico popolo”)

Il lunghissimo graffito di Schamil Gimajev è un inno alla pace e alla riconciliazione. Un connubio di colori, forme e spirali che portano a pensare all’armonia ritrovata. Vediamo più volte il tema dell’arcobaleno, simbolo presente in tutte le culture del mondo ed emblema per eccellenza di perfetta armonia ritrovata.

Alles offen

Ultimo, non per importanza, è il murales realizzato da Rosemarie Schinzler. Il messaggio è chiaro: due grandi colombe bianche contrapposte, che sorreggono idealmente la famosa porta di Brandeburgo. Cosa potrebbero rappresentare, se non pace e fratellanza? Ancora una volta si porta in primissimo piano l’esito del crollo del muro di Berlino, come se non dovesse essere mai dimenticato.

Ma come si potrebbe mai dimenticare un fatto simile?

È curioso immaginare che il filosofo svizzero Johann Bernhard Merian, attivo nella seconda metà del Settecento, affermò che:

per visitare Berlino bisogna saper vedere anche quello che non c’è più e saper intuire una ingannevole realtà. Qui gli eventi sono cicatrici sul volto della storia, ma la loro capacità evocativa è intatta. A Berlino nulla resta più visibile di ciò che si cerca di cancellare.

Questa dichiarazione risale a circa cent’anni prima del crollo, e quindi non si sapeva nulla della grande situazione che si sarebbe creata di lì a poco. Ma è intrigante pensare che Berlino fu da sempre considerata come portatrice di avvenimenti e avversità di grande interesse.

Berlino è storia. Ancora oggi, ovunque in città, si respira l’aria di esser tornati indietro nel tempo. Un tempo che – come è giusto che sia – non verrà mai dimenticato.