Ndolo è la parola in lingua bassa – idioma parlato in diversi stati dell’Africa – per dire “amore”.
Il romanzo Rue de Berne, numero 39, scritto da Max Lobe, autore di origine camerunense residente a Ginevra, e portato in Italia dall’editore romano 66th and 2nd, è pieno di ndolo.

C’è l’amore paterno negato, l’amore di coloro che sono costretti a nasconderlo, quello condannato, represso, l’amore filiale, quello passionale e quello patriottico, l’amore venduto e quello donato, c’è la scoperta del sesso e c’è la gelosia. Ci sono, infine, forme d’amore non convenzionali che trionfano sull’ottusità di un mondo dei padri che costringe gli ultimi a vendersi per rimanere a galla.
C’è ndolo, tanto, ma ci sono anche dolore, ansia, vergogna, lotta politica.

CAMEROUN :: L’écrivain Max Lobe se confie. :: CAMEROON
Max Lobe, scrittore

Dipita è cresciuto a Rue de Berne, la strada principale del quartiere a luci rosse di Ginevra, sua madre, Mbila, è una wolowoss, una prostituta, che da giovane ha lasciato il Camerun per cercar fortuna in Europa. Prima in Francia come ballerina e poi in Svizzera, la vita di Mbila è segnata da una costante lotta per la sopravvivenza: i soldi, i documenti, la violenza, l’integrazione. Insieme alle sue amiche della strada e senza un uomo, la donna cresce un figlio in perpetua oscillazione tra due culture: quella svizzera, “bianca”, europea e quella del Camerun, “nera”, africana.

Dipita cresce e dal carcere di Ginevra ci racconta la sua storia e quella di sua madre, una storia talmente intensa e piena di colpi di scena da riuscire a cristallizzare gli snodi principali di un intero popolo e, se vogliamo, dell’umanità tutta. Senza mai rinunciare a una prosa che fa della leggerezza la sua cifra stilistica, Max Lobe mette in rilievo molte delle problematiche di coloro che sono costretti a vivere sulla soglia di due mondi apparentemente inconciliabili. Puttane, froci e negri in un mondo sbiancato di maschi eterosessuali.

Cosa vuol dire essere clandestini? A cosa serve la libertà a chi è nato in cattività? Questi sono solo alcuni dei quesiti sollevati da Lobe nelle 170 pagine che costituiscono il suo romanzo. Un romanzo, una storia, che spinge a riflettere con insistenza sulla condizione del migrante e della migrante – la specifica di genere non è qui un gesto che vuole strizzare l’occhio al politically correct ma un marchio necessario a sottolineare come il machismo vada addirittura a inasprire la vita già dura di chi migra – e di altre umanità costrette allo sguardo stigmatizzante: donne, carcerati, omosessuali. Il protagonista Dipita, infatti, ci rende partecipi anche della presa di coscienza relativa alla sua sessualità, portando a galla le sempiterne difficoltà di chi deve avere a che fare con coming out, sensi di colpa e rinunce sociali.

Le tensioni sociali di cui sopra vanno a costituire la struttura portante di un romanzo stratificato, che può essere letto su livelli diversi. L’impegno politico e lo sguardo corrosivo di critica sociale sostengono – innalzandola a piani certamente più interessanti – una storia di rapporti umani complessi, di tradimenti e di passioni, di inganni e incidenti. Una storia di vita, di umanità.

Tanti sono gli spunti di riflessione che questo romanzo è capace di regalarci e l’intento è proprio quello di rifletterci insieme, faccia a faccia. La prossima settimana, infatti, Milano si riempirà di libri, di chi li compra, li ama, li legge, li cura. Anche quest’anno BookCity troverà casa nel capoluogo meneghino e anche noi de Lo Sbuffo avremo il piacere e l’onore di far parte della kermesse letteraria più attesa dell’anno. Venerdì 15 Novembre alle ore 19 presenteremo il romanzo Rue de Berne, numero 39 insieme al suo autore Max Lobe presso la Libreria Verso di Milano (zona colonne di San Lorenzo), una delle roccaforti della resistenza culturale della città.

Saremo felici di avervi con noi!


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