Barcellona è protagonista di proteste e manifestazioni iniziate il 14 ottobre 2019 e ancora in corso. Questa città è la capitale della regione spagnola della Catalogna, attualmente una delle 17 comunità autonome della Spagna.

In cosa la Catalogna si differenzia dalla Spagna?

Nella storia, la Catalogna si è da sempre considerata una realtà culturale e amministrativa differente dalla Spagna.

Le differenze tra la comunità catalana e il resto della Spagna sono numerose: prima fra tutte, la lingua parlata. Infatti, le due lingue ufficiali sono il castigliano e il catalano. Il castigliano è la lingua ufficiale di tutta la Spagna, la conoscono tutti gli spagnoli, è la lingua neolatina che si insegna a scuola e che si utilizza nei documenti ufficiali: è quindi quella che gli italiani chiamano comunemente “spagnolo”. Il catalano invece, è la lingua regionale della Catalogna, è ufficiale tanto quanto il castigliano e la parlano tutti i cittadini della regione.

Gli abitanti della Catalogna sentono il catalano come una lingua propria e la privilegiano rispetto al castigliano. Infatti, il governo regionale ha attuato una vera e propria politica linguistica per aumentare il prestigio della lingua, con l’appoggio dei cittadini: il catalano è insegnato nelle scuole che hanno attuato un modello di immersione linguistica, mentre il castigliano si insegna solamente in alcune ore e risulta più marginale; è anche usato nell’amministrazione locale, nei telegiornali, nei nomi delle vie della città e nei cartelli stradali. Il governo regionale ha quindi affermato la priorità del catalano davanti al castigliano, anche se formalmente risultano entrambe sullo stesso piano.

Inoltre, la Catalogna in passato era la regione trainante dell’economia spagnola. É stata la prima ad essere industrializzata (insieme ai paesi baschi), mentre il resto della Paese era ancora rurale. Da qui, derivano oggi gli stereotipi riguardanti lo stile di vita dei catalani, diverso rispetto al resto degli spagnoli: i  cittadini della Catalogna si descrivono infatti come dei gran lavoratori, con molta voglia di fare, in grado di raggiungere gli obiettivi prefissati e di avere successo. Gli spagnoli di altre regioni sono invece conosciuti come amanti della movida, festaioli e senza l’ansia di raggiungere il successo lavorativo.

Infine, la Spagna e la Catalogna hanno anche specialità e tradizioni gastronomiche diverse: i piatti tradizionali sono differenti perché la comunità catalana sente l’influenza della Francia e si trova sulla costa, quindi preferisce piatti di pesce rispetto ai piatti di carne, caratteristici invece dell’entroterra. Per i catalani è comune aggiungere ingredienti di piatti francesi alle loro pietanze.

Chi sono i manifestanti? E cos’è successo nel 2017?

I manifestanti sono indipendentisti catalani che combattono ormai da molti anni per essere totalmente liberi dal governo centrale di Madrid, a causa di tutte le differenze che li caratterizzano.

Per capire la causa scatenante per cui milioni di cittadini hanno iniziato a protestare, bisogna necessariamente fare un salto nel 2017: il primo ottobre del 2017 il governo regionale catalano ha chiesto ai suoi cittadini di votare pro o contro l’indipendenza della regione, attraverso un referendum. Il referendum, però, è stato dichiarato illegale e privo di validità dal governo centrale di Madrid. La polizia ha cercato di fermare i catalani diretti alle urne e di sabotare i voti ma, nonostante i violenti scontri, è stato tutto inutile. I cittadini sono quindi riusciti a votare e a dar voce al proprio pensiero.

La maggioranza delle persone ha votato a favore dell’indipendenza: Il 27 ottobre del 2017, il parlamento regionale ha così approvato una dichiarazione unilaterale d’indipendenza.

Poco tempo dopo, il governo regionale è stato commissariato e 12 leader indipendentisti sono stati arrestati, mentre alcuni sono riusciti a fuggire all’estero. I leader sono accusati di non aver seguito gli ordini della magistratura, che ha esplicitamente chiesto di non promulgare il referendum nel 2017, di star distruggendo l’unità del paese, volendo a tutti i costi l’indipendenza della Catalogna, di provocare disagi per la città e disordini violenti.

Il 14 ottobre 2019 la corte suprema spagnola ha condannato i leader a passare dai 9 ai 13 anni di vita in carcere.

Dopo la sentenza, sono scoppiate numerose proteste per le vie di Barcellona. Milioni di persone sono scese in piazza per manifestare contro la decisione della corte suprema e per combattere ancora una volta per l’indipendenza della regione.

Disagi e scontri: la violenza come protagonista delle manifestazioni

La sentenza del tribunale supremo spagnolo è stata così la goccia che ha fatto traboccare il vaso: gli indipendentisti catalani sono decisi a prendersi quello che hanno sempre voluto.

Le strade della capitale sono attraversate da milioni di manifestanti che creano disagi in tutta la città. Il turismo è calato, le visite alla Sagrada Familia, una delle più importanti cattedrali di Barcellona, sono sospese, numerosi negozi restano chiusi e molti voli aerei sono stati cancellati. Inoltre, una delle più importanti partite di calcio, il “Clasico: Barcellona/Madrid”, è stata rinviata a data da destinarsi.

Gli indipendentisti protestano con molta violenza: lanciano bottiglie di vetro, fumogeni, petardi, costruiscono barricate e appiccano piccoli incendi per le strade di Barcellona. Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha invitato la polizia catalana a combattere e a condannare i violenti: l’uso di manganelli, gas lacrimogeni e proiettili di gomma è all’ordine del giorno da parte delle forze dell’ordine.

Si sta combattendo una vera e propria guerriglia. Infatti, in strada non ci sono solo gli indipendentisti e la polizia, ma anche i membri della “Societat Civil Catalana” (SCC): un’organizzazione anti-separatista che non vuole assolutamente separarsi dalla Spagna.

La SCC crede fortemente nei valori dell’Unione Europea e sostiene che la maggioranza dei separatisti si trovi solo nel parlamento regionale ma non fra i cittadini. Questo gruppo ritiene che l’indipendenza debba essere ottenuta con mezzi democratici e legali, non con strumenti ritenuti illegali come il referendum del 2017. Inoltre, gli anti-separatisti si sentono parte della Spagna, pur con le loro differenze da sempre rispettate da tutti, e non accetterebbero mai una frontiera tra il proprio Stato e la regione della Catalogna.

Dalla parte opposta alla SCC, c’è invece la “Tsnunami Democratic”: organizzazione che riunisce i cittadini che sostengono fortemente l’indipendenza della regione. É stata proprio questo gruppo a iniziare la rivolta il 14 ottobre, occupando l’aeroporto di Barcellona e creando disagi importanti. La Tsunami Democratic è oggi accusata e indagata per terrorismo.

La Catalogna si ritrova così spaccata in due parti: la Tsunami Democratic e i cittadini separatisti contro il governo centrale e la SCC.

Tantissimi sono i feriti e gli arrestati: la situazione peggiora di ora in ora e la città è nel caos più assoluto.