Il teatro può intrecciarsi con il puro intrattenimento? Troppo spesso si pensa che il teatro sia la disciplina dello spettacolo più strettamente legata alle élite colte. Un ragionamento errato e superficiale, purtroppo ancora corrente. Non si tiene dunque in considerazione il fatto che il primo nucleo teatrale si costituì in Grecia, in contesto ludico. Senza escluderne la portata culturale e la rilevanza sociale, bisogna accantonare l’idea classista del teatro come genere di nicchia e selettivo. Teatro significa anche divertimento e interazione. Si avvicina infatti al pubblico più vasto e variegato, soprattutto grazie a eventi decontestualizzati dal palcoscenico. A questo proposito, sono diffusi nelle città eventi che coniugano recitazione e enogastronomia: si parla di “cena con delitto”. La pratica è ormai parecchio diffusa e riscuote successo presso un pubblico misto per età e interessi. Milano, in particolare, vede numerose compagnie e piccole o medie associazioni impegnate in simili eventi.

Che cosa si intende esattamente per “cena con delitto”? In alcuni casi meglio conosciuta come “murder party”, consiste in uno spettacolo teatrale svolto in un contesto non teatrale. In particolare (si intuisce dal titolo) l’idea è quella di avvicinare enogastronomia e arte teatrale. Lo spettacolo si struttura come un racconto giallo. Il pubblico, durante la cena, ha il compito di risolvere un delitto. L’obiettivo di ogni squadra (composta solitamente da una decina di elementi) è perciò quello di sciogliere l’intreccio, ricostruire la vicenda del delitto e/o individuarne l’arma. Il pubblico diventa dunque parte attiva della messa in scena, attraverso l’analisi degli indizi e gli interrogatori. Lo spettacolo, interattivo, richiede la co-partecipazione di attori e spettatori e si struttura nella forma di gioco. Non c’è infatti alcuna competizione tra i partecipanti: l’unico obiettivo è trascorrere una serata in compagnia.

Come si sviluppa la tradizione del “murder party”? L’idea sembra affondare le sue radici nella letteratura. Fu Agatha Christie a parlare per la prima volta di “gioco di ruolo” in relazione al concetto di “murder party”. L’idea era contenuta nel giallo La sagra del delitto, in cui si racconta di una donna impegnata a organizzare un finto delitto durante una festa. Ancora prima, nella seconda metà del 1800, la cronaca di un assassinio divenne un caso di interesse nazionale. La propensione del pubblico per la ricerca delle cause e moventi di quel delitto viene attualmente considerata la prima manifestazione d’interesse per il gioco. Ciò fornì ispirazione per la produzione artistica, sia letteraria che spettacolare.

La vicenda del crimine, appartenente alla cronaca, ha così subito una traslazione mediale, diventando un fortunato tema artistico. Grazie a scrittori come Conan Doyle e la stessa Christie, il genere “giallo” ha acquisito grande dignità in letteratura. Il lettore assume le vesti dell’investigatore ed è chiamato a risolvere l’assassinio pagina dopo pagina. Si nota dunque come l’interattività sia presente anche in letteratura, seppur con una minore incisività. Accanto alla narrazione, anche il gioco. Il “murder party” infatti si diffuse in Gran Bretagna a partire dagli anni ’80 e, attualmente, si manifesta attraverso diverse ramificazione. La “cena con delitto” ne rappresenta un caso specifico, insieme ai giochi di ruolo e da tavolo.

Tuttavia, rispetto a tutte le manifestazioni di “murder mystery”, la specificità della “cena con delitto” consiste nella presenza fisica degli attori sulla scena. Il pubblico si giova dunque dello spettacolo teatrale e, contemporaneamente, del piacere e suspance del gioco. Lo spettacolo è frammentato in sequenze, che vengono messe in scena tra una portata e l’altra della cena. Durante gli intervalli le squadre discutono per la risoluzione del delitto.

La città di Milano è costellata da simili iniziative. Non di rado infatti le “cene con delitto” invadono ristoranti o bar, per volontà degli stessi proprietari. Molto spesso viene imposto un tema e il pubblico è invitato a indossare un costume o rispettare un target. Insomma la “cena con delitto” risponde all’esigenza di accomunare l’apprendimento all’intrattenimento e dimostra la possibilità di una trasmissione “leggera” della cultura.

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