La consapevolezza che donne e uomini siano uguali è un messaggio che i Millennials hanno recepito e accolto volentieri, facendo delle parità di genere una roccaforte su cui basare i rapporti donna-uomo.

I Millennials sono consapevoli del fatto che il gender gap sia un mortaio per le aziende, che generi lavoratori stanchi, insoddisfatti e improduttivi. Nonostante questa consapevolezza, i tassi di occupazione femminile sono ancora bassi rispetto a quelli maschili, con un dislivello importante sulla qualità delle paghe.

A porre in risalto la questione è il Gender Gap 2019, studio annuale curato dall’Osservatorio JobPricing, che analizza la situazione lavorativa che si instaura sulle diversità di genere.

Certo, la questione del ruolo delle donne nella società non può essere ridotta al posto che occupano nel mercato del lavoro, ma resta vero che questo è un elemento strutturante della vita sociale. La fatica delle donne a entrare e restare nel mercato del lavoro segnala difficoltà più profonde, radicate nella conciliazione tra i diversi ruoli sociali occupati, in particolare quello professionale e quello familiare (di madre e, sempre più spesso, di figlia di genitori anziani e bisognosi di cure). La scarsa incidenza di un quadro giuridico di parità formale ci dice che il problema non si colloca solo sul piano normativo, che pure resta importante, ma affonda le proprie radici in quello culturale. Negli ambiti della politica, della famiglia, del lavoro, della formazione e dei media persistono stereotipi sessisti che in maniera indiretta agiscono come potenti ostacoli alla piena realizzazione delle donne e in questo modo perpetuano le disuguaglianze e le asimmetrie di genere.

La ricerca Gender Gap è stata pubblicata sul sito Affari Italiani e può essere sintetizzata in alcuni punti:

  1. Centootto sono gli anni che ci vorranno per colmare il Gender Gap nel mondo: secondo il Global Gender Gap Record 2018 del World Economic Forum le differenze fra uomini e donne sono oggi diminuite, a livello mondiale, solo del 68%. Dal 2006 il gender gap è diminuito solo del 3,6%. Con queste percentuali, le statistiche hanno calcolato un tempo pari a centootto anni per colmare le differenze di genere.
  2. L’Italia è al diciassettesimo posto in Europa per le differenze di genere: il Gender Gap Index misura le differenze di genere in ogni settore, da  quello lavorativo a quello scolastico, politico e sociale. In Italia il coinvolgimento delle donne in questi settori è pari 70,6%. Su scala globale la media è del 68%. Su 144 paesi occupiamo la settantesima posizione, allo stesso posto di Honduras e Montenegro e poco distanti a Tanzania e Capo Verde. Considerando esclusivamente l’Europa Occidentale, ci troviamo al diciassettesimo posto su venti Paesi, superando solo Grecia, Malta e Cipro.
  3. In Italia il coinvolgimento politico ed economico delle donne è ancora insufficiente. L’Italia ha ottenuto la parità di genere solo nel settore sanitario e scolastico, mentre è rilevante il gap nel mondo politico e economico. Poco presenti le opportunità per le donne nella sfera economica: l’Italia è solo al centodiciottesimo posto della classifica.
  4. In Italia la bassa partecipazione economica delle donne si manifesta nella disparità nei salari: la media che rappresenta l’equità di salario a parità di lavoro tra uomo e donna è del 64,5%. In Italia si ha un blocco al 51,2%.
  5. Il Gender Gap nel mercato del lavoro può allargarsi per gli effetti di automazione e digitalizzazione economica. Il motivo principale sta nel ritardo delle donne nell’affacciarsi al mondo STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), che dona maggiori sbocchi lavorativi.

Ciò che ha inciso sulla posizione lavorativa ed economica delle donne nella società è stato il peso culturale dato ai compiti della donna nell’ambito familiare. Nell’articolo La coppia millennials: le relazioni amorose per la generazione Y, tra soldi, carriera e pari opportunità è chiara la consapevolezza dei Millennials sul ruolo della donna nella società: nonostante i dati allarmanti della ricerca Gender Gap, la maggior parte delle donne oggi non rinuncerebbe al lavoro per i figli. Inoltre la mobilitazione femminile 3.0, dal movimento #Metoo alle proteste mondiali, accresce la consapevolezza dell’importanza delle pari opportunità tra uomo e donna.

Nell’articolo The Gender War Is On! And Fake, David Bruke, nota penna del The New York Times, analizzando la situazione della gender equality con l’avvento di Trump, pone l’attenzione sul paradosso Millennials: mentre le disparità economiche tra uomini e donne si sono ridotte, le disparità politiche si sono ampliate. Nonostante negli ultimi decenni gli Stati Uniti abbiano fatto passi da gigante verso l’uguaglianza di genere, quando si tratta di politica, uomini e donne Millennials vedono e vivono le situazioni in modi completamente diversi. Basti pensare al dibattito aperto sulle quote rosa: è stato necessario istituire delle leggi o disposizioni interne agli statuti dei partiti per stabilire una percentuale minima per ogni genere nella composizione delle liste elettorali per ottenere un equilibrio sulla presenza dei due generi in politica. Per far entrare le donne in politica è necessario che siano istituite delle leggi e dei numeri. Questo è il paradosso di cui parla Bruke che è strettamente collegato ai 108 anni rilevati dalla ricerca Gender Gap necessari per ottenere una completa parità dei sessi.

Gender Gap e Gender Equality: saranno veramente 108 gli anni necessari per colmare le differenze tra generi e ottenere una consapevolezza totale del potere delle pari opportunità?