L’incarico di Mario Draghi come presidente della Banca centrale europea (BCE) è giunto a conclusione, tra scrosci d’applausi e riconoscimenti. Questo incarico era stato ricevuto dall’economista nel 2011 e presto cederà il posto a Christine Lagarde, francese fortemente voluta da Macron.

Il 110 e lode con cui si è laureato in Economia presso l’Università La Sapienza di Roma già preannunciava un futuro brillante e ricco di aspettative. Direttore generale del Tesoro, vicepresidente per l’Europa di Goldman Sachs, Governatore della Banca Italiana: solo per citare alcuni dei ruoli di prestigio ricoperti dall’ormai ex presidente della BCE.

A Mario Draghi bisogna riconoscere grande maestria nella gestione di situazioni tutt’altro che semplici. Prima tra tutte, quella che seguì la crisi del 2008. Draghi mise in atto un’imponente misura di economia politica per salvare l’euro. Le sue parole passarono alla storia: tenne un discorso in cui affermò che la BCE avrebbe fatto qualsiasi cosa per preservare la moneta unica. La crisi del 2008 nacque dal fallimento di una delle quattro banche più grandi al mondo: la Lehman Brothers. Si temette un effetto a catena che andasse a colpire anche l’economia europea, e in particolare quella dei paesi mediterranei, più deboli sotto questo punto di vista. La crisi imperversò un po’ ovunque, andando a danneggiare in modo più evidente la Grecia, ma anche Spagna, Portogallo e Italia.

Mario Draghi divenne presidente della Banca centrale europea nel 2011, ereditando una situazione a dir poco sconfortante. Se gli Stati entrano in crisi, infatti, anche le banche ne risentono e quindi tendono a ridurre i prestiti alle industrie, che così non possono più accedere al credito. Ed è proprio in questo meccanismo che è entrato in gioco il piano strategico di Draghi. Questo consisteva nell’acquisto di massicce quantità di titoli di stato dalle banche in modo da concedere loro denaro, necessario per fornire finanziamenti alle imprese. Questa misura storica prende il nome di Quantitative Easing, e si è protratta per una durata di quattro anni (2015-2018).

Draghi, inoltre, ha scoraggiato le banche a depositare ingenti quantità di denaro alla Banca Centrale Europe,a mettendo un tasso d’interesse negativo sul deposito bancario della BCE, in modo che queste mettessero in circolazione il denaro. In questo modo, le banche non avevano più alcun tipo di convenienza nel depositare lì i soldi, perché per farlo avrebbero dovuto praticamente pagare la BCE. Si è, infatti, abituati a sentir parlare di tassi d’interesse positivi, che consistono nel guadagno di una percentuale in base alla somma depositata in banca. Con quel tasso negativo, chiunque avesse voluto depositare soldi in banca avrebbe dovuto pagare una certa somma.

Questa misura ha riscontrato una forte opposizione da parte della Germania, che vedeva in essa un tentativo di salvare i paesi mediterranei, più “pigri” dal punto di vista economico. Ciononostante, Mario Draghi ha comunque messo in atto il proprio piano, ottenendo infine il riconoscimento della Germania, che l’ha considerato vincente.

Queste sono solo due delle misure efficaci messe in atto dall’ormai ex presidente della BCE.

Come coronamento di questi anni di mandato, Mario Draghi ha ricevuto, l’11 ottobre 2019, la Laurea honoris causa in Economia presso l’Università Cattolica di Milano. Questo è un titolo onorifico che viene conferito in genere dalle università a personalità che si sono distinte in modo particolare nella materia di laurea. “È nel modo in cui ha condotto la Banca Centrale Europea nella tempesta che la moneta unica ha attraversato in questi anni il suo contributo più significativo” le parole del rettore Franco Anelli. È stato inoltre premiato il contributo di Mario Draghi nella creazione di un’Europa unita, non solo dal punto di vista monetario, ma anche politico.

Il beneficiario di questo titolo ha affermato, durante la lectio cathedrae magistralis, che per decidere bisogna fare sapiente uso di coscienza, coraggio e umiltà. Queste qualità non sempre salvaguardano dal commettere errori, ma di certo sono un ottimo punto di partenza. Altrettanto certo è che queste prerogative abbiano guidato Draghi lungo tutta la durata del suo mandato, che difficilmente avrà eguali.