Yves Saint Laurent nasce ad Orano, nell’Algeria nord occidentale, il primo agosto del 1936. Già da piccolo si può vedere in lui la sua grande creatività nonostante il suo carattere timido che lo porta ad isolarsi. La sua infanzia è agiata grazie al lavoro di suo padre, manager di una compagnia assicurativa, gode dunque delle abitudini della buona società algerina degli anni ’30. La sua solitudine lo porta ad arricchire ed allenare l’immaginazione. Il suo primo vero incontro con l’arte avviene all’età di 13 anni, a teatro durante la rappresentazione della commedia di Molière “La scuola delle mogli”, rappresentata dallo scenografo Christian Berard. Questa grande passione lo accompagnerà per il resto della sua vita. La sua fervida immaginazione trova sfogo finalmente nel disegno, arrivando addirittura a creare un piccolo teatro tutto suo “l’Illustre Petit Théâtre”, in cui disegna i costumi per i personaggi; realizza le illustrazioni per Les Caprices de Marianne di Musset e Madame Bovary di Flaubert; e infine si avvicina al mondo della realizzazione di abiti inventando una Maison di haute couture personale, con abiti creati sulle bambole di carta, e la chiama “Yves Mathieu Saint Laurent Haute Couture Place Vendome”.

Yves si dimostra un ragazzo laborioso, pronto a rimboccarsi le maniche per raggiungere i propri obbiettivi. Per questo motivo, a 17 anni, partecipa alla competizione lanciata dal Secrétariat international de la laine, dove arriva al terzo posto. Nella giuria ci sono due esperti della moda: Hubert de Givenchy e Christian Dior il quale cambierà la sua vita per sempre. A seguito del suo successo decide di trasferirsi ufficialmente a Parigi nel 1954, per poter approfondire le sue conoscenze studiando alla Chambre Syndicale de la Couture. I miglioramenti non tardano ad arrivare, grazie al suo talento e al suo impegno riesce infatti a vincere la stessa competizione a cui aveva partecipato a 17 anni l’anno successivo il suo trasferimento. Questo premio è per lui un grande trampolino di lancio in quanto il modello vincitore veniva poi realizzato e messo in vendita dall’atelier di Givenchy. Parigi negli anni ’50 è dinamica e ricca di spunti, in particolare per quanto riguarda il settore della moda, Yves ne coglie ogni sfumatura grazie anche all’ampliamento delle sue conoscenze, primo fra tutti il redattore di Vogue Michel de Brunhoff, il quale rimane immediatamente folgorato dal giovane stilista. Sarà proprio lui a presentare in maniera ufficiosa Yves a Dior utilizzando queste parole

“Non ho mai visto nessuno di più talentuoso”.

 

Tra i due scatta un’intesa incredibile e un forte rispetto reciproco tanto che Dior lo chiama a lavorare come assistente già nel 1955. Entrambi silenziosi e stacanovisti trovano nella compagnia reciproca uno stimolo artistico, senza perdersi in controversie inutili. Le loro menti affini erano in grado di realizzare abiti innovativi e di classe. Questo meraviglioso rapporto sembrava potesse durare per sempre, ma nell’ottobre del 1957 venne spezzato dalla morte di Christian Dior; la sua fu una morte assolutamente improvvisa che colpì profondamente Yves appena ventenne. Fu proprio questo evento a spingerlo ancora più in alto. Dior aveva, di fatti, preso la decisione prima di morire di lasciare a lui la gestione della Maison, etichettandolo a tutti gli effetti come suo successore. Il suo incarico da capo fa subito sentire il suo peso, dovendo già un mese dopo organizzare la collezione da presentare durante le sfilate del gennaio 1958. La collezione segna un momento di rottura con il suo predecessore. Yves scavalca i modelli utilizzati da Dior soprattutto per quanto riguarda l’esaltazione del corpo femminile. Dior lo disegnava pedissequamente, mentre Yves decide di renderlo libero da ciò che lo imbrigliava, dalla costrizione del punto vita all’aderenza dei tessuti. In quella sfilate pose le basi di ciò che caratterizzerà le sue collezioni, sconquassando il mondo della moda grazie alla sua preferenza per le forme fluide e comode, chiamata in un gergo più tecnico: “linea a trapezio”. Nelle stesso anno, oltre alla rapida fama lavorativa, incontra colui che diventerà il grande amore della sua vita durante una cena organizzata da Marie- Louise Bousquet, direttrice dell’edizione francese di Harper’s Bazaar: Pierre Bergé. Yves ritorna a stretto contatto con il teatro realizzando costumi per le pièce e per i balletti, collaborando con coreografi del calibro di Roland Petit, un esempio è la rappresentazione del Cyrano de Bergerac.

“se non fossi uno stilista, probabilmente mi sarei consacrato al teatro”.

Una volta arrivato a lavorare a fianco dei più grandi della moda parigina decide si realizzare finalmente il suo sogno nel cassetto, ovvero aprire una Maison di haute couture tutta sua. L’anno fatidico è il 1961, la voce si sparge velocemente e il mondo dell’arte attende con ansia l’annuncio ufficiale. Il logo, l’unione delle tre inziali del suo nome disposte in verticale, viene ideato da Cassandre, uno dei graphic designer più importanti dell’epoca. L’anno dopo presenta la sua prima collezione, firmate completamente Yves Saint Laurent. Gli sguardi delle personalità di spicco, tra cui contesse, principesse e intellettuali sono tutti rivolti verso questo evento. Tra gli esperti d’arte si possono ricordare Françoise Sagan e Roland Petit. Il suo spirito innovatore si nota subito in particolare per aver trasportato alcuni elementi tipici del guardaroba maschile sul corpo femminile. Nascono in quel periodo capi realmente iconici come il cappotto caban indossato su semplici pantaloni bianchi, a rievocare una semplicità tipicamente Chanel; ma anche il trench, nato dalle uniformi militari degli ufficiali della Prima Guerra Mondiale, quindi un elemento prettamente maschile riarrangiato nella versione Saint Laurent per le donne stringendogli la vita e accorciandolo. La sua fantasia lascia tutti sbalorditi.

Yves unisce inoltre ancora una volta la sua passione per tutte le arti, da quelle pittoriche alla letteratura associando le forme maschili delle sue collezioni con eleganti richiami intellettuali  allo scopo di omaggiare artisti e pittori. Nella collezione autunno/inverno del 1965 si possono ritrovare un abito geometrico ispirato ai dipinti di Piet Mondrian, mentre in quella del 1966, compaiono la prima camicetta trasparente, simbolo del Nude Look, e pezzi che rimandano alla Pop Art e in particolare alle opere dell’artista Tom Wesselmann. Da non dimenticare anche le raffinate dediche al poeta e drammaturgo William Shakespeare visibili in una camicia ispirata ad Amleto e un abito rosso sangue ispirato a Lady Macbeth (1980). Per i riferimenti francesi si ricordano Madame Bovary di Flaubert, Apollinaire e Cocteau, o anche pittori celebri come uno dei componenti dei Fauve, Matisse e Léger (1981-1982). Neanche Yves Saint Laurent ha potuto resistere al genio di Van Gogh, omaggiandolo con delle giacche, che il pittore era solito indossare, ricamate con iris e girasoli.

Un anno importante per il mondo della moda è il 1966, anno in cui rivela al mondo un’altra grande innovazione tramite l’inaugurazione di Saint Laurent Rive Gauche, la collezione di prêt-à-porter, che gli permette di accedere a una clientela più vasta rispetto a quella formate dalle classi sociali più alte. Yves non vuole limitarsi all’ haute couture, ma anzi pensa a  collezioni apposite per la clientela del prêt-à-porter. Per entrambi i suoi acquirenti Yves realizzerà il primo smoking da donna, accentuando lo stampo iniziale ed entrando ancora di più nei giovani attirati dalle avanguardie. I suoi abiti diventano un simbolo dell’emancipazione femminile. Le donne possono finalmente indossare tranquillamente pantaloni o giacche senza dover dimostrare di essere femminili solamente grazie ai propri abiti.

Il carattere pacato e riservato di Yves non muterà negli anni, ma contemporaneamente non gli impedirà neanche di stringere amicizie solidissime e farsi amare da altri creativi, celebrità e intellettuali.
Yves veste Catherine Deneuve per incontrare la Regina d’Inghilterra e per interpretare Séverine in Belle de jour di Luis Buñuel. Collabora inoltre con la scrittrice Marguerite Duras, incontra Paul e Talitha Getty; stringe amicizia con Andy Warhol, ad unirli è proprio il loro carattere schivo, e la sua musa Loulou de La Falaise, che lo affascina tantissimo: è unica, vestita di capi usati e super elegante. Coco Chanel ebbe da subito molta stima per lui arrivando a definirlo “il suo erede”. Una delle citazioni più famose che accomuna i due stilisti è stata pronunciata dal suo fidanzato Pierre Bergé, il quale dirà:

“Chanel ha dato la libertà alle donne. Yves Saint Laurent ha dato loro il potere”.

Il rapporto tra Yves e i viaggi è molto burrascoso, la sua indole docile lo porta a preferite la stabilità ma contemporaneamente rimane fortemente affascinato dalle terre più esotiche e orientali, completamente diverse dall’ideale di moda europeo. Queste influenze si possono osservare chiaramente in alcuni suoi abiti come la giacca safari (1968) in gabardine di cotone, simile alle uniformi degli Afrika Korps, ma creerà anche collezioni ispirate ai balletti russi, ai costumi di Léon Bakst e ai dipinti orientali (1976), alle influenze artistiche cinesi (1977) o indiane (1982). Il viaggio che più lo colpirà e che inciderà maggiormente nella sua arte sarà quello in Marocco. Yves troverà in quegli odori e in quei colori mille fonti di ispirazione, in un periodo della sua vita caratterizzato da un blocco artistico. Yves si innamora di quella terra e di quel popolo nel 1966,  quando la coppia era in cerca di un luogo di villeggiatura. Le sue aspettative iniziali erano molto basse, ma una volta arrivato a Marrakech fu un vero colpo di fulmine. La medina della città, caratterizzata dai colori terrosi e dal dinamismo delle sue vie labirintiche lo inonda di una nuova linfa vitale. È proprio nel cuore di Marrakech che decide di acquistare una casa che diventerà sia un luogo di riposo, ma anche di lavoro e forza creativa. Il connubio tra la capitale parigina e Marrakech sarà straordinariamente reciproco e duraturo. Il legame con il Marocco fu così forte da convincere Bergé a dedicare un museo allo stilista, proprio nella città che più ha amato, a seguito della sua morte avvenuta a Parigi il primo Agosto del 2008.

“Qualcosa di forte, marocchino, contemporaneo e soprattutto senza compromessi”

Il museo è stato inaugurato il 19 ottobre del 2017 ed è collocato adiacente al famoso Jardin Majorelle, da loro acquistato nel 1980, e nel quale lo stilista ha voluto spargere le sue ceneri, un modo per rendere il legame tra Yves Saint Laurent e Marrakech per sempre inscindibile. Il museo è oggi gestito Björn Dahlström, il quale prima della sua apertura ha dichiarato che l’idea di Bergé era a tutti gli effetti

«Un progetto ambizioso. Di sicuro un bel regalo, fatto da Bergé alla città»

a conferma del suo grande amore per la cultura marocchina, musa ispiratrice per forme e colori e a cui dovrà sempre gran parte del suo successo. Possiamo riassumere il museo come un’ unione tra la raffinatezza acquisita a Parigi e i sapori esotici scoperti in Marocco. La pianta del museo è rettangolare assimilabile a un quadrato con accesso in un ampio atrio perfettamente circolare, il tutto racchiuso da un involucro ottenuto dall’incastro di volumi quadrati e circolari, alti e bassi, pieni e vuoti, in tonalità terracotta, opaco, che richiama  sia la trama di un tessuto sia le abitazioni tipiche della Medina. Nell’edificio di 4000 mq è ben visibile la netta contrapposizione, infatti, tra l’interno lucido e luminoso, trattato come fosse un velluto di rivestimento di un abito, con il gioco dell’architettura chiaramente contemporanea. L’interno è studiato nei minimi dettagli. Il piano interrato è completamente dedicato alla conservazione dei materiali per garantire una buona conservazione dei tessuti. La mostra di per sé è invece strutturata in una grande sala di 400 mq, arricchita non solo dagli abiti di Yves Saint Laurent, ma anche da sistemi interattivi realizzati da Christopher Martin in modo tale da celebrare il genio di Yves Saint Laurent in tutte le sue forme. Il resto dello spazio è occupato dal resto dell’esposizione permanente e da quelle temporanee, un caffè-ristorante, un bookstore, una biblioteca di libri rari sulla cultura locale e un auditorium da 130 posti.

Oggi il marchio continua a essere competitivo a livello internazionale ed è ispirato dalla creatività di Anthony Vaccarello e sotto la guida di Francesca Bellettini. La produzione Saint Laurent si è anche allargata non limitandosi a disegnare e commercializzare un’ampia gamma di abiti prêt-à-porter sia maschili che femminili, ma anche borse, scarpe, articoli di piccola pelletteria, gioielli e occhiali.