Un’illustrazione narrativa che incanala la sigaretta in tutte le sue forme, dal tocco d’artista bohemienne alle campagne pubblicitarie antifumo.

Kiss My Ash

La sigaretta è un piacere parziale che si appaga nella sua finitudine. Come dice Oscar Wilde è squisita e lascia insoddisfatti. Rappresenta quasi un rituale, solitario o condiviso, un ritaglio di evasione quotidiana che annebbia la mente per qualche minuto e la priva di preoccupazioni incalzanti. È da sempre l’elemento accessorio dell’artista un po’ bohemienne, un po’ maledetto alla ricerca dell’eterna e insoddisfacente ispirazione.

L’arte la racconta nel suo simbolismo poetico, ma lascia spazio anche alle illustrazioni e alle grafiche pubblicitarie che allertano sull’appetitosità del fumo, mettendone in luce la componente scientifica e deleteria per l’organismo. Qualcosa che non può nascondersi dietro la nuvola vaporosa della cenere che brucia.

L’ultima sigaretta

Fausto Rampazzo, Donna con sigaretta

È il promemoria di Zeno Cosini ne La coscienza di Zeno. Il continuo rimando, l’invito all’abbandono a qualcosa di nocivo, ma al tempo stesso così avvinghiante. Un rapporto conflittuale con il fumo così come con se stessi. Il suo è il desiderio di aspettare ad assaporare la sigaretta, per concedersela come premio, per liberare la propria emotività in una cartina arrotolata.

Così si crea un rapporto quasi erotico tra l’uomo e il cilindro infarcito di tabacco che tiene tra le dita. Un’eleganza del tocco e una sinuosità del gesto che l’artista Fausto Rampazzo ricrea nel suo dipinto Donna con sigaretta. Il busto femminile è tratteggiato da contorni labili, la campitura è fredda e l’unico elemento di calore è dato dalle labbra carnose, cremisi. E poi c’è quella sigaretta, abbandonata alle dita inconsapevoli di tenerla per abitudine e avvolta da un’aura gialla che la connota come secondo elemento dominante del dipinto.

Elogio al fumo

Ed Feingersh- Marylin Monroe

La sensualità femminile legata al rituale della sigaretta è un topos artistico e letterario. Inizialmente era connotazione delle donne di malcostume, per poi diventare simbolo di emancipazione delle flapper dei ruggenti anni Venti. Femmine con caschetto corto, trucco accentuato e vestiti sfavillanti per ballare il charleston. Poi è arrivata Marylin e con lei l’immagine dell’attrice con occhiali da sole e sigaretta alla mano.

Uno status symbol, un modello da copertina di Vogue. Marylin è stata immortalata numerose volte in atti elogianti al vizio. Una delle sue più famose fotografie è quella di Ed Feinghersh. È il 1955, l’attrice è affacciata sulla terrazza dell’Ambassador Hotel, a New York.

Ha il mondo nelle sue mani, abbandonato ormai il calco di bionda sensuale, e si sta affermando a Hollywood. La sigaretta tra le labbra, protese verso il vuoto, è quindi simbolo di potenza, ma anche beffa verso chi non ci credeva. Il suo elogio al vizio in quel momento chiama la libertà.

Chi non muore si rivede

Vincent Van Gogh, Teschio con sigaretta accesa

C’è anche chi, da contraltare, racconta il lato più macabro del fumo. Ed è qui che riaffiora il primo Vincent Van Gogh del periodo di Anversa. Gli anni sono 1885-1886, e immortalano Teschio con sigaretta accesa. Nonostante però la chiave rediviva del morto che torna dalla tomba con il vizio che si è portato dietro tutta la vita, il dipinto è comico e irriverente. Si pensa che Van Gogh avesse voluto ironizzare sulle pratiche accademiche che immolavano gli scheletri allo studio dell’anatomia. Si potrebbe anche leggere però un primo malessere esistenziale dell’artista.

L’opera comunica allo spettatore come un allarme del contrappasso dantesco. Chi ha cercato di smettere di fumare per tutta la vita, appellandosi all’ultima sigaretta di Zeno, ora è costretto a fumarsi quell’ultima sigaretta per l’eternità. Giusto.

C’è chi dice no

Il linguaggio della pubblicità

Lo svincolamento della sigaretta dalla sua componente edonistica si rafforza con la contemporaneità. Influiscono la tutela ambientale e la salvaguardia dell’organismo come direttrici della campagna antifumo. In prima linea svettano le pubblicità, che sanno dare una lettura accattivante alla riflessione. Alcuni scelgono una grafica minimale, altri spingono sul disturbante con immagini più forti. E se le immagini orrorifiche dei pacchetti di sigarette sembrano non sortire alcun effetto sui consumatori, le pubblicità e le illustrazioni satiriche ci avvolgono con un alone di consapevolezza.

Ci sono tanti aspetti negativi del vizio, dal pericolo cancerogeno al danneggiamento causato dal fumo passivo, oltre a un esteriore invecchiamento precoce, dettato da una cura deficitaria dell’organismo. Non si calcolano poi l’alito inacerbato e i denti gialli.

Ma perché si continua a fumare? Ci si appella allo schiavismo di un vizio che rimane rituale collettivo, meccanismo antistress, componente identitaria, che diventa parte dello stesso soggetto e del suo stile di vita.

Aggrappiamoci quindi alla capacità affabulatoria dell’arte e al realismo della fotografia documentaria per scegliere dove voltare lo sguardo.