È un periodo importante quello in cui viviamo, dove vengono affrontati problemi le cui risoluzioni non solo avranno effetti sul nostro presente, ma anche su quello dei nostri nipoti. Si parla spesso di sostenibilità, di ambiente, di clima.

Ma cosa si può realmente fare? E cosa si sta già facendo?

dematerializzazione

Come prima cosa è importante sapere che in natura esistono molti tipi di risorse, i cosiddetti assets naturali. Questi si distinguono a loro volta in:

  • Materiali biotici, es. le piante
  • Materiali abiotici, es. i combustibili fossili
  • Rinnovabili
  • Non rinnovabili

Da questo piccolo schema è possibile comprendere una cosa fondamentale: l’uso che viene fatto degli assets deve essere bilanciato con la loro disponibilità. Una disponibilità da intendere in termini di accesso alle risorse e alla loro rinnovabilità. Questo perché come si può notare facendo riferimento solo ai fatti accaduti nel Ventesimo secolo, l’espansione dei consumi degli assets legata allo sviluppo delle tecnologie, ha avuto un devastante impatto sull’ambiente.

 

La dematerializzazione dell’economia

Nasce così un’importante necessità, quella di dematerializzare l’economia: diminuire la richiesta di materiali di intere economie, riducendo l’intensità di risorse nei prodotti e nei servizi, mediante un aumento di efficienza dei materiali. Riduzione del consumo che avviene mediante riciclaggio e riutilizzo di materiali secondari. È una condizione necessaria per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile delle economie, il cosiddetto “disaccoppiamento”. Chiamato anche “decoulping”, il disaccoppiamento rappresenta un approccio strategico per muoversi verso un’economia globale più verde, ovvero un’economia che possa portare un miglioramento del benessere e dell’equità sociale, riducendo allo stesso tempo i rischi ambientali e la scarsità ecologica.

Questo interesse è anche finalizzato al rispetto di un’importante condizione, quella di estinzione di una risorsa. Infatti, qualora il tasso di prelievo di una risorsa superasse quello della sua riproduzione, l’asset rischierebbe l’estinzione, perché superato il limite di sostenibilità. Interessante è il caso delle bottiglie di acqua in PET, che dal 2000 ad oggi sono state ridotte del 50%.

Parallelamente, è cresciuta la percentuale di materia prima riciclata, che varia tra il 10% e il 30% nelle bottiglie. Altro esempio è invece l’aumento degli imballaggi in vetro, circa 16% in 15 anni. Per quanto riguarda gli imballaggi in alluminio, lo spessore del laminato è stato ridotto di circa il 37% dalla metà degli anni Settanta ad oggi.

dematerializzazione

Il concetto di dematerializzazione nasce con gli studi di Paul Hawken, economista statunitense, che propose di rivedere l’attività industriale ricalibrando l’uso di input ed output per adattarla ai nuovi vincoli ambientali. Un processo che porta anche, gradualmente, alla sostituzione di combustibili a base di carbonio con l’idrogeno (decarbonizzazione).

Secondo la suddetta teoria, la dematerializzazione è un processo a lungo termine, i cui primi veri esempi sono riscontrabili nel periodo 1972- 1982, durante il quale il design delle macchine americane ha ridotto annualmente il consumo di 250 milioni di tonnellate tra acciaio, plastica e gomma.

La minimizzazione del bisogno di materia

Per comprendere la minimizzazione del bisogno di materia si può far riferimento alla Teoria di Fuller, la quale rappresenta lo sviluppo dei prodotti su una curva di design (assimilabile ad una gaussiana). Il punto più alto della curva rappresenta il punto più alto in termini dimensionali del prodotto. A dimostrarlo sono lo sviluppo dei personal computer, dei telefoni cellulari, che con gli anni sono sempre più miniaturizzati.

Esiste inoltre una seconda via perseguita per la dematerializzazione, che si scontra con la logica del “replace rather than repair” (sostituire piuttosto che riparare). Ci si riferisce ad un’economia circolare, in cui l’efficienza nell’uso delle risorse raggiunge i suoi massimi livelli:

  • Maggior valore con meno input
  • Utilizzo sostenibile
  • Riduzione al minimo dell’impatto sull’ambiente
L’immaterializzazione

La dematerializzazione resta un importante obiettivo per l’evoluzione tecnologica. Ma non l’unico. Possiamo infatti aggiungere un ultimo importante tassello, quello dell’immaterializzazione: la sostituzione di parti fisiche con parti digitali.

L’immaterializzazione al momento si distingue in debole e forte. La prima si riferisce ad un comportamento di consumo di beni dematerializzati, come i frigoriferi che ora vengono impiegati con un dispendio di energia minore e con materiali più efficienti. Per quanto riguarda l’immaterializzazione forte dobbiamo invece fare riferimento ad una sostituzione di parti materiali di un bene con parti immateriali come servizi, informazioni e relazioni sociali: un vero e proprio cambiamento culturale.

Decoulping, dematerializzazione, immaterializzazione: sono solo tre dei processi che la nostra società sta ora vivendo, verso un’economia più sostenibile, e verso un futuro possibile.


FONTI

CONAI, Contenuti e Contenitori, Rapporto di Sostenibilità 2013