Il Pacta Salone apre la stagione 2019/2020 festeggiando il decimo compleanno di DonneTeatroDiritti, iniziativa parte della stagione teatrale. In scena per celebrare l’evento Ma che aspettate a batterci le mani, un omaggio a Dario Fo e Franca Rame. La produzione vede in scena Marina de Juli, storica attrice della compagnia dei due. Si vuole parlare di donne e per questo l’attenzione è concentrata su Franca, donna e artista strabiliante. Sul palco dunque una donna, che onora un’altra donna e diventa simbolo dell’universo femminile. Sabato sera lo spettacolo portato in scena era Tutta casa letto e chiesa, un insieme di monologhi comico-grotteschi, concentrati sulla condizione femminile. Una produzione di Dario e Franca, regia di quest’ultima, lo spettacolo s’impone con forza sugli spettatori, sviscerando un caldo tema di attualità. Se Franca, vittima di violenza, aveva a cuore la questione femminile, non possiamo ignorarla noi, oberati da notizie di cronaca nera sui giornali.

Lo spettacolo segue nella sua interezza la cifra comico-grottesca. Ciò si inserisce armonicamente nella poetica di Fo. Anche Marina de Juli ne appare visibilmente influenzata. La mimica e la gestualità si avvicinano particolarmente a quella del maestro al punto che, osservandola, non può non far scappare una lacrima. L’utilizzo del comico per trattare un argomento estremamente tragico permette un maggiore avvicinamento agli spettatori. Come espone la stessa attrice negli intermezzi tra i monologhi, il riso non scredita l’argomento, anzi lo esalta. La risata infatti non costituisce materia di divertimento, ma permette di sviluppare interrogativi e riflessioni. Lo spettatore, non incupito dalla materia tragica, gode di uno spettacolo leggero nella forma, ma pensate nel contenuto. Il comico assume dunque una funzione sociale, proprio come lo era per Dario e Franca.

Il grottesco viene recuperato da Marina de Juli anche nel corpo, nella gestualità ed espressività. Non è facile infatti dimenticare le smorfie del viso di Dario Fo, al punto da essere diventato esso stesso una maschera, proprio come l’Arlecchino o lo Zanni della commedia dell’arte. L’attrice, soprattutto nella “giullarata”, recupera un ricco repertorio di mimo e si indirizza verso il genere della pantomima. Ciò produce inevitabilmente uno spettacolo compatto e “corporale”. L’energia del corpo sulla scena viene così trasmessa facilmente agli spettatori e il coinvolgimento è assicurato.

Lo spettacolo si suddivide in due parti: la prima metà dedicata a due ritratti di donne, la seconda concentrata sul tema della sessualità. Analizziamo la prima parte. Marina de Juli assume le vesti di due donne, radicalmente diverse ma accomunate da tristezza e solitudine. La prima (La donna sola) rappresenta un personaggio in apparenza benestante e di condizione agiata. Tuttavia la donna è sola, vittima di un amore ossessivo e frustrata. Per distrarsi parla con la vicina di casa, una sconosciuta in fondo. La seconda (Il risveglio) rappresenta il prototipo femminile della società moderna. Una madre costretta a dividere la giornata tra il lavoro in fabbrica e lavoro domestico. Il risultato è la perdita di coscienza. Due donne dunque, lontane tra loro nello spazio e nel tempo, ma che rappresentano, con macabra ironia, l’atrocità di una situazione difficilmente superabile. I monologhi costituiscono un urlo, una denuncia, un tentativo di ribellione.

La seconda parte tratta il tema della sessualità. Con toni grotteschi ma non volgari, Marina de Juli mostra una lezione di orgasmi, divertente e incalzante al punto giusto. Infine un monologo: La parpaja topola, una “giullarata” scritta da Dario per Franca. Il timbro di Dario si nota sin dall’inizio: è scritto infatti in grammelot, la lingua onomatopeica inventata, un miscuglio tra dialetti lombardi e veneti. La lingua e le tematiche sessualmente esplicite riportano in vita le antiche “giullarate” del maestro; facile è ricordare il celeberrimo Mistero Buffo. La “giullarata” è una narrazione grottesca che riprende toni e temi dei giullari di corte. Sfruttando la pantomima, la corporeità dell’attore in scena diventa fondamentale, insieme alla sua espressività. Ciò permette di comprendere la trama nonostante la lingua non sia italiana. Al contrario il grammelot aumenta la potenzialità espressiva dell’opera, poiché genera una lingua materiale, compatta.

Tutta casa letto e chiesa è un modo leggero per parlare di femminismo. La parità sociale non è ancora stata raggiunta e allora perché non indurre il pubblico in un’approfondita riflessione? Il cambio di prospettiva, la comicità appunto, consente una libertà di giudizio e critica. Conduce alla messa a nudo dello spettatore di fronte a sé stesso, generando autocritica e risentimento. Insomma uno spettacolo che fa ridere e riflettere. Da vedere, assolutamente.

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