Il Sovrano Ordine di Malta aperto al volontariato e alla solidarietà si avvale del suo braccio operativo, il Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta – CISOM, che è una realtà nazionale e svolge un compito attivo nell’ambito dell’aiuto ai bisognosi. Per comprendere meglio le finalità e le attività del CISOM abbiamo intervistato Gabriele Tosi, volontario del Gruppo di Milano e, oggi, uno dei responsabili della Direzione Comunicazione Nazionale del CISOM.

Come è nata la sua adesione all’Ordine dei Cavalieri di Malta e al CISOM?

Ho iniziato a partecipare alle attività dell’Ordine di Malta all’età di 15 anni in occasione di un pellegrinaggio a Lourdes e poi sono rimasto sempre coinvolto nelle varie iniziative dell’Ordine seguendo un mio senso morale di servizio verso i più deboli e bisognosi. Restituire un po’ di fortuna ricevuta dalla vita è stata la mia molla nel coinvolgermi sempre più attivamente fino all’evento significativo del terremoto dell’Aquila nel 2009 in cui ho iniziato con le attività del CISOM.

Può spiegare cosa è e come opera il CISOM per chi non lo conosce?

Il CISOM, che si fonda su principi cristiani dell’Ordine di Malta, è di fatto un corpo nazionale di protezione civile che opera in accordo col Dipartimento di Protezione Civile Nazionale. È altresì un corpo sanitario in cui la maggior parte dei volontari è certificata 118 oltre a medici, psicologi o infermieri. Oltre alla protezione civile, il CISOM, ha siglato protocolli d’intesa anche con la Marina Militare, la Capitaneria di Porto Guardia Costiera, la Guardia di Finanza e il Corpo dei Vigili del Fuoco e fa parte della Colonna Mobile Nazionale.

In caso di Maxi Emergenza Nazionale il CISOM viene attivato insieme a tutti gli altri Corpi di Protezione per l’allestimento e la gestione di campi di emergenza anche con Ambulatori Medici Mobili e Punti Medici Avanzati.

L’organizzazione del CISOM si è costituita con quella della Protezione Civile?

Diciamo che grazie all’esperienza formata insieme alle attività di Protezione civile che si andavano normando proprio negli stessi anni, abbiamo avuto la possibilità di organizzare il Corpo e i nostri volontari anche in base alle vigenti leggi nazionali. L’aver preso parte alle emergenze nazionali più importanti, sin dai primi anni di operatività, ci ha dato la possibilità di formare i volontari in base alle necessità che abbiamo riscontrato operando sul campo.

Il CISOM quindi si allinea alla missione ospedaliera storica dell’Ordine dei Cavalieri di Malta?

Sì, assolutamente. Il senso di assistenza e di aiuto verso gli altri è il fondamento da cui si muove anche il CISOM con i suoi circa 3000 volontari di cui 250 a Milano. Il CISOM ha una Direzione Nazionale a Roma ed è diviso in Raggruppamenti Regionali, a loro  volta suddivisi in Gruppi Cittadini che vengono attivati come operatori di Protezione Civile nazionali ma che svolgono quotidianamente, come io continuo a fare personalmente, attività all’interno di ogni città.

A Milano, per esempio, noi abbiamo una forte specializzazione nella gestione del dissesto idrogeologico causato dalle esondazioni del Seveso e per le quali interveniamo con le idrovore, attrezzature e formazione di volontari dedicati a quel tipo di necessità. Tuttavia, l’attività primaria rimane comunque l’assistenza ai senza fissa dimora, in aree e percorsi prestabiliti in accordo con il Comune di Milano. Due sere la settimana escono delle squadre di 6 volontari ciascuna con mezzi CISOM che forniscono assistenza di base con coperte e generi di conforto a chi vive su panchine e marciapiedi, cercando soprattutto di entrare in relazione con loro per capire e intervenire, nel possibile, sui loro bisogni. Il tema è comunque sempre la vicinanza, per questo portiamo un tè o un panino, per instaurare un contatto.

C’è qualche area di Milano in particolare che presidiate?

A Rogoredo siamo fissi una sera o due alla settimana da circa un anno e mezzo. Il bosco di Rogoredo è un problema enorme della città di Milano con una media di 600-800 persone che, ogni giorno, entrano nel Bosco per fare uso di droga, soprattutto giovani anche minorenni. Essendo una zona molto pericolosa non ci addentriamo nel bosco ma la squadra rimane sul piazzale antistante la stazione con dei mezzi con i quali portiamo cibo, bevande, indumenti e kit per l’igiene, al fine di agganciare i tossicodipendenti e indirizzarli verso le comunità di recupero.

Abbiamo poi un nuovo ambulatorio mobile di dimensioni importanti con due sale visita per i pazienti e per interventi di odontoiatria e altre specializzazioni. Questa nuova unità medica mobile viene portata a Rogoredo quando serve ma è utilizzata anche in altre aree della città di Milano come presidio ricorrente di servizio sanitario itinerante per i senzatetto. Ovviamente queste unità sono a disposizione per i casi di maxi emergenza nazionale e per diventare un punto medico come avvenuto nel caso del terremoto ad Amatrice e Centro Italia nel 2016 dove siamo rimasti per diversi mesi.

Che tipo di persone sono o che caratteristiche hanno i volontari del CISOM?

I nostri volontari sono persone di ogni tipo, dai ragazzi di 18 anni in su. Ognuno con la sua esperienza e capacità. Ci sono molti giovani che hanno un grande entusiasmo e voglia di fare. È un lavoro comunque impegnativo e viene chiesto un impegno minimo di due servizi al mese ma è importante dedicare anche tempo alla formazione. È fondamentale, infatti, che un volontario sia ben formato e preparato per essere utile ed efficiente nei casi di soccorso. Vengono organizzati corsi di Protezione civile, dell’uso del Blsd per il defibrillatore, della gestione di un campo e della sua macchina estremamente complessa. Si tratta spesso di attività impegnative sia fisicamente sia emotivamente ma che ripagano con grandi soddisfazioni personali. È importante che i volontari del CISOM aderiscano a quei principi di fede e umanitari dell’Ordine di Malta come aspetti spirituali e sociali che si manifestano in un ampio buon senso di rispetto e aiuto verso l’altro.

Come arrivano i volontari al CISOM?

Il mezzo più frequente è il passaparola degli amici, conoscenti, o dei genitori di figli che fanno i volontari, oppure molti arrivano a noi anche attraverso i social network, le pagine Facebook, Instagram e i nostri siti Web sui quali lavoriamo molto e che generano un forte interesse.

La formazione dei volontari come avviene?

Chi arriva ha un anno di tempo per fare il corso Blsd, che ho citato, e che viene organizzato da noi per tutti i volontari. Quelli di protezione civile vengono organizzati da noi con altre realtà come il Comune di Milano e la Provincia di Milano e durano un paio di week-end. Ovviamente, oltre alla formazione, vi sono sempre dei periodi di affiancamento con chi ha esperienza e nessuno viene mai mandato allo sbaraglio.

Organizziamo inoltre, due volte all’anno, in primavera e autunno, due esercitazioni nazionali molto importanti della durata di tre giorni, dal venerdì alla domenica. La prossima in programma a cui parteciperemo, chiamata Oktobertest, sarà a fine ottobre con una presenza interforze di Vigili del Fuoco, Esercito, Croce Verde, vari gruppi di Protezione Civile e altre organizzazioni, seguendo una simulazione programmata e fedele ad una situazione reale. Dalla nostra sede di Milano di via Passo Pordoi partirà la colonna con i mezzi e materiali verso la base indicata per allestire il campo.

Quindi si tratta di simulazioni molto realistiche sotto ogni punto di vista del soccorso?

Certamente. Dopo l’allestimento del campo con tutte le sue strutture vengono attivati gli scenari. Per esempio, in collaborazione con la sala operativa dell’ospedale di Niguarda, i nostri ragazzi certificati si mettono alla prova. Vi sono simulatori che simulano il ferito “truccato” da esperti sanitari in modo iper-realistico e che il volontario deve valutare con operatori professionisti che osservano il suo intervento. Oppure nel caso di simulazione di un dissesto idrogeologico mettere in atto la capacità di uso delle idrovore con la supervisione anche dei Vigili del fuoco. A fine giornata si fanno dei debriefing per valutare i risultati degli interventi e delle attività eseguite e valutare la preparazione dei volontari.

Ma rispetto ad altre organizzazioni o unità di soccorso cosa vi caratterizza e vi distingue come CISOM nell’ambito del soccorso?

Di solito vi sono organizzazioni che fanno attività di protezione civile oppure sanitaria. Noi invece integriamo entrambe le attività in modo autonomo sia nell’allestimento e nella logistica di un campo, sia nell’assistenza medica di soccorso. Vi sono medici, psicologi, gruppi specializzati che comprendono anche unità cinofile, abbiamo una squadra certificata per la gestione delle cucine, un nucleo di pronto intervento, il VEPI, i cui membri precedono come esploratori sul posto per capire come dare le prime direttive di come intervenire, ed anche squadre con competenze di comunicazione per allestire ponti radio. Tutto questo avviene secondo una adeguata pianificazione delle risorse e delle attività, senza lasciare niente al caso.

Quante sedi ha il CISOM in Italia e come mettersi in contatto con voi?

Vi sono circa 150 sedi e gruppi sparsi sul territorio nazionale e sul nostro sito cisom.org ci sono tutti i riferimenti e i contatti per incontrare nella propria città il Capo Gruppo responsabile con cui avere un colloquio informativo o per iscriversi. Oltre all’acquisto della propria uniforme vi è solo una quota associativa di 20 euro all’anno. Inoltre è possibile fare delle uscite di prova come osservatore per valutare sul campo l’attività di volontariato.

C’è un messaggio che si sente di dare ai lettori di questo giornale, dedicato principalmente alla generazione dei giovani Millennials, su un fronte umanitario e sociale come il vostro?

Essere fisicamente capaci e in grado, anche intellettualmente, di dare un aiuto concreto a chi ne ha urgente bisogno o che ha necessità di essere ascoltato perché sta male o è in difficoltà, restituisce subito qualcosa di molto importante e questo lo vedo tantissimo nei ragazzi molto giovani che quando finiscono i loro turni sono proprio entusiasti e contenti. Sono ragazzi che la sera dopo vanno a ballare o a divertirsi ma che vivono questa esperienza come una lezione di vita e anche come momento di aggregazione. Una delle cose che sento spesso da loro è la loro presa di coscienza di sentirsi fortunati nel confronto delle realtà di disagio con cui sono fortemente impattati. Sia l’esperienza di contatto coi terremotati o il confrontarsi con le persone senza dimora e con le storie dei ragazzi del bosco di Rogoredo, portano alla consapevolezza che nella vita tutto può cambiare rapidamente e si può perdere tutto improvvisamente. Si tratta di esperienze, a volte anche forti, che possono portare un ripensamento e una rivalutazione di pensiero su se stessi e sui propri valori.

Diversamente dall’aiuto della mezza giornata che si può dare nei centri di cura o di riposo, anche se importante e non meno dignitosa come atto di solidarietà, qui occorre mettersi la tuta, gli scarponi, il casco e affrontare una fatica fisica muscolare ed emotiva, anche solo per montare i campi sotto la pioggia o la neve; una fatica singola e di gruppo che alla fine crea anche delle relazioni importanti.

Vivere esperienze al di fuori della propria dimensione confortevole è spesso una forma di crescita estremamente appagante e queste esperienze innescano delle riflessioni interiori che spingono, a volte, a mettere in discussione il proprio punto di vista o comunque nel mettersi in gioco per comprendere quello degli altri.

FONTI:

Intervista di Costante Mariani a Gabriele Tosi, resp. Comunicazione del CISOM Italia

https://www.cisom.org/

www.malteser-international.org

www.ordinedimaltaitalia.org

L’Orma, Rivista trimestrale di informazione, spiritualità, storia e cultura dell’Ordine di Malta Italia, Delegazione SMOM di Lombardia

CREDITS:

Immagine di copertina: fotografie rese disponibili dal CISOM

Immagine 1: fotografie rese disponibili dal CISOM

Immagine 2: fotografie rese disponibili dal CISOM

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