Dai primi del ‘900 alla modernità, dall’infanzia allo smarrimento mnemonico nella vecchiaia, l’arte racconta un concetto di inizio ridimensionato, che si evolve con il tempo, cambiando la sua natura.

Adriano Cecioni, Il gioco interrotto

Inizio è origine. Genesi di una vita, punto di partenza di una giornata, forza di ricominciare dopo una sconfitta, accoglimento del decadimento. È così che il concetto di inizio intreccia la vita di un uomo lungo il suo sviluppo temporale, dall’infanzia alla vecchiaia. Un cerchio, così come dice Eraclito, dove ogni punto d’inizio è anche un punto di fine. L’arte se ne fa portavoce, con una narrazione universale che si dispiega dal primitivismo dell’arte italiana di inizio Novecento alle forme più astratte e simboliche della contemporaneità.

Adriano Cecioni, Ragazzi mascherati da grandi

Un artista che sceglie di raccontare la fanciullezza in relazione ai doveri dell’età adulta è Adriano Cecioni. Già attivo alla fine dell’Ottocento, si inserisce nella corrente simbolica del back to the primitive and child art, in omaggio al disincanto dello sguardo infantile. Dipinge i primi momenti della vita legati al gioco, come simbolo universale dell’infanzia. Nell’attimo in cui il bambino si allontana da una palla o una bambola, incomincia a radicalizzarsi in lui la consapevolezza di un divenire non troppo lontano. È il sentimento che traspare dal fanciullino solo, appoggiato allo stipite della porta, in Gioco Interrotto.

La coscienza dei doveri che lo attendono, spinge il piccolo ad avere una più ampia visione del mondo, a interrogarsi su ciò che ancora non comprende. Lo stupore è così il momento di un nuovo inizio. Il bambino riconosce se stesso e capisce di esistere in una realtà che, progressivamente, lo sta accogliendo. L’incontro con una forma embrionale del mondo degli adulti avviene come gioco. Lo racconta Cecioni nel suo dipinto Ragazzi mascherati da grandi. Lì si intessono la gioiosità fiabesca del mondo infantile con l’aura quasi grottesca della vecchiaia.

Beth Cocklin

È il procedimento adottato anche dall’artista americana Beth Cocklin, che colloca le bambine dei suoi dipinti in una dimensione carrolliana. In un limbo tra realtà e fantasia, tra infanzia e età adulta, laddove tutto si può immaginare, ma nulla si concretizza ancora fattualmente. Le sue donnine sono così circondate da un’atmosfera onirica che contiene in potenza quello che potrebbero diventare. Le spaventa, i loro sguardi sono persi, confusi, ipnotici. Ma è questo l’inizio di un nuovo modo di guardare il mondo, che cerca di incanalare ciò che prima si osservava con fanciullesco stupore.

Vittorio Matteo Corcos, Yorick

Così la crescita abbraccia il cambiamento, sempre nella forma di un inizio rinnovato. Lo racconta Beth Cocklin. Lo dipinge Adriano Cecioni.  Vittorio Matteo Corcos accoglie invece il procedimento inverso. Nel suo dipinto Yorick, ritrae Pietro Coccoluto Ferrigni, un giornalista avventore del Caffè Michelangelo a Firenze e del suo circolo di intellettuali. L’uomo, con tanto di baffoni, cappello a cilindro e impermeabile, cammina davanti a un muro dipinto. Sopra appaiono labili dei disegni infantili, frutto della fantasia della figlia di Corcos, Ada. Simboli giocosi e fantasiosi, che riposano dietro la sigaretta accesa tenuta in mano da Yorick.

Cris Aqua, Memoria

L’uomo è così esemplificazione del passare del tempo, di un bagaglio mnemonico che comincia a privarsi di ricordi lontani per accogliere i progetti del futuro. Sono piani ancora evanescenti, dai contorni labili, che sfruttano la cancellazione dei ricordi come pretesto per imprimerne di nuovi. È sempre un inizio, che riaffiora in una realtà continuamente in divenire.

Tale concetto traspare con chiarezza nell’opera dell’artista spagnolo Cris Aqua, Memoria. Nel dipinto, l’artista ritrae un volto femminile, quasi fanciullesco, ma già maturo per il trucco pesante che lo attraversa.

Solamente metà però è visibile, l’altro lato è cancellato da una campitura policromatica, confusionaria, caotica. Può essere solo il tempo, con la sua dirompenza che non si ferma davanti a nulla. Preannuncia un nuovo inizio, che deve rinunciare a qualcosa per sedimentarsi. Così rimane solo quel volto, un po’ da bambina, ma già da donna. Con uno sguardo triste cattura l’osservatore e lo invita a ricordare, almeno lui, quell’ultima immagine.

Il concetto di inizio prevede così la creazione e, con essa, la distruzione. Come si impara dalla legge di conservazione della materia, però, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.

Così la vita umana si rinnova tra le braccia del tempo e accoglie la sua continua rigenerazione attraverso la ridefinizione semantica del concetto di inizio.