“Dietro ogni grande uomo c’è sempre una grande donna”, scriveva Virginia Woolf.

I casi sono molti, meno magari coloro che lo ammettono. Eccezione fatta per Bruce Springsteen, che a mamma Adele, un’arzilla signora novantatreenne di origine napoletana che da quasi una decina di anni è alle prese con l’Alzheimer, dedica spesso parole commosse. A volte alle parole si aggiunge qualche danza, sui palcoscenici internazionali come nei locali di Asbury Park, di cui circolano decine di video pluricommentati su Youtube.

Sul palco di Broadway, da ottobre 2017 a dicembre 2018, il cantautore americano ha regalato ai propri fan, giunti in massa da ogni angolo di mondo, parte della propria storia (ne abbiamo parlato qui). Una confessione intima e raccolta in cui, accanto alla musica, è proprio la famiglia Springsteen a emergere protagonista. Qualche nota drammatica viene dedicata al padre, il genitore assente, vittima della depressione. Della madre, invece, Bruce ha avuto modo di parlare con affetto anche altrove:

Sincerità, coerenza, professionalità, cortesia, pietà, educazione, sollecitudine, orgoglio, onore, amore, fede nella e fedeltà alla famiglia, impegno, entusiasmo per il lavoro e un’insaziabile fame di vita. Sono alcune delle lezioni che ho imparato da mia madre e che ancora oggi mi sforzo di mettere in pratica. Oltre a questo, lei era il mio angelo custode, una figura che letteralmente si frapponeva fra me e mio padre le sere in cui la malattia aveva la meglio su di lui.

Il sostegno di Adele, madre a ventitré anni, figlia di un divorzio e di un abbandono, si rivela fondamentale per il piccolo Bruce, in mancanza (o quasi) di una figura paterna. Nelle pagine della propria autobiografia, il musicista ricorda con tenerezza le sveglie, i baci, le visite allo studio presso cui la madre lavorava, oltre ai più severi litigi tra  i coniugi. Una figura radiosa e solare, in grado di illuminare anche i momenti più bui. Espressione di maternità e paternità insieme, quando la paternità mancava.

The Wish

Per un anno, sul palco di Broadway, Springsteen ha raccontato il suo rapporto con la madre. Lo ha fatto con una delle canzoni più belle che un figlio abbia mai scritto. The Wish è rimasta inedita fino alla pubblicazione di Tracks (1998), perché, insomma, se scrivere del padre è una cosa da macho, cantare della propria madre resta, per il rock, un gioco pericoloso. Così ha dichiarato infatti il musicista a Copenhagen, nel 1996:

Il più grande amante della mamma – Elvis Presley – era un cantante rock; anche se non ha mai cantato di sua madre, a eccezione del suo primo demo: e non l’hanno mai pubblicato. Quindi vi rendete conto che sto sul filo del rasoio, qui, stasera. Ma ci vuole un vero uomo per cantare di sua madre!

The Wish si apre con un flashback, che riporta l’artista all’infanzia. Una giornata di neve acquosa, madre e figlio a passeggio. È il Natale del 1954 e Adele compra a Bruce la prima chitarra: una Kent elettrica a sessanta dollari.

That night on top of a Christmas tree shines one beautiful star
And lying underneath a brand-new Japanese guitar

Prende il via allora, sulle note malinconiche di un pianoforte, un ritratto dettagliato e toccante che profuma di lucidalabbra e ha il rumore di una sveglia e del clic metallico di una trousse da make-up che si apre.

The sound of your makeup case on the sink
And the ladies at the office, all lipstick, perfume and rustlin’ skirts
And how proud and happy you always looked walking home from work

Gli occhi radiosi della madre si oppongono con forza a quelli cupi del padre. Quando il ragazzino cresce e gli occhi si fanno sempre più simili a quelli di Adele, può ricambiare il regalo d’infanzia. Non un mazzo di fiori, né un biglietto: una danza.

I got my hot rod down on Bond Street, I’m older but you’ll know me in a glance
We’ll find us a little rock ‘n roll bar and baby we’ll go out and dance

L’immagine della madre ballerina, così viva, così bella, è l’ultima che Bruce concede ai propri fan giunti a frotte al Walter Kerr Theatre di New York. Ma la descrizione di Adele non è finita: la versione al pianoforte non è l’unica. La canzone, pubblicata nel cofanetto Tracks, si dota di basso, chitarra e batteria, la E-Street Band (quasi) al completo, oltre che di due strofe aggiuntive.

Well it was me in my Beatle boots, you in pink curlers and matador pants
Pullin’ me up on the couch to do the twist for my uncles and aunts

Il ballo continua. Mamma Adele indossa bigodini rosa e pantaloni da matador. L’immagine, sgargiante ed eccentrica, ci fa sorridere, mentre il cerchio si chiude. Ecco di nuovo quella chitarra, un uomo che ora è sposato, un uomo adulto. Il sogno di quel ragazzino che un tempo camminava nella neve mano nella mano con la mamma, pensando di fare la rockstar, è diventato ora realtà. Ce ne sarebbero di canzoni tristi da cantare, così come sarebbero molti e scuri i ritratti da dipingere. Ma The Wish non può essere uno di questi. Il regalo di una figlio per la madre, Adele Ann Springsteen, non può che essere un grazie commosso e ballerino.

Well tonight I’m takin’s requests here in the kitchen
This one’s for you, ma, let me come right out and say it
It’s overdue, but baby, if you’re looking for a sad song, well I ain’t gonna play it

FONTI

Bruce Springsteen, Born to Run. L’autobiografia, Mondadori, 2016

Leonardo Colombati, Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole. Testi scelti 1972 – 2017, Mondadori, 2018

Netflix, Springsteen on Broadway

Rockol.it