Chi sono i Curdi? Quali rapporti hanno con gli USA? E con la Turchia?

Il popolo curdo è molto ampio e da anni cerca disperatamente di crearsi uno Stato autonomo. I curdi sono un’etnia distribuita nel nordest della Siria, in Turchia, Iraq, Iran e in Armenia. Nella regione siriana del Rojava vivono in una propria comunità basata su principi democratici ed egualitari: realtà che si scontra fortemente con il territorio in cui vivono.

I curdi siriani hanno inoltre fondato un proprio esercito femminile nel 2013: l’Unità di Protezione delle Donne. Le donne miliziane che ne fanno parte hanno lottato duramente contro l’ISIS e il terrorismo, ottenendo anche dei buoni risultati. Per esempio, hanno conquistato molti territori siriani una volta occupati dall’organizzazione terroristica.

I curdi sono protetti e aiutati dalle truppe americane dal 2018. Infatti, il precedente presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha fatto un accordo con questo popolo per combattere insieme il terrorismo: l’esercito combatte e le truppe americane proteggono i civili. Al tempo stesso, però, i rapporti tra Turchia e il popolo curdo sono molto ostili. Infatti, la Turchia ha da sempre considerato i curdi come terroristi e come una minaccia all’integrità del proprio paese: la richiesta d’indipendenza curda all’interno dello stato turco e la crescita importante del loro potere, ottenuto grazie ai successi contro l’ISIS e all’accordo con l’America, sono un campanello d’allarme per il presidente turco Erdogan. Inoltre, la Turchia è anch’essa alleata con l’America e fa parte della NATO. Gli USA si sono così trovati in mezzo a due fuochi e a dover scegliere da quale parte schierarsi.

Gli equilibri crollano: cos’ è successo?

Domenica 6 ottobre 2019, il presidenti degli Stati Uniti Donald Trump ha ritirato le sue truppe dal territorio curdo. Trump si è quindi implicitamente schierato dalla parte di Erdogan e gli ha dato il “permesso” di entrare in Siria. I curdi sono così rimasti indifesi e il presidente turco ha immediatamente approfittato della situazione: mercoledì 9 ottobre l’esercito di Erdogan è entrato in Siria, iniziando “l’operazione Fonte di Pace“. Sono stati distrutti villaggi interi e sono morte già molte persone, tra cui minorenni.

L’obiettivo della Turchia è quello di sterminare il popolo curdo: donne, uomini e bambini devono essere eliminati per non essere più una “minaccia”. Inoltre, Erdogan vuole conquistare il territorio del nordest siriano per utilizzarlo come “safe zone“, una zona sicura che distanzia i confini della Siria e i confini della Turchia. In questo “stato cuscinetto” Erdogan vuole trasferire milioni di profughi siriani che sono attualmente rifugiati in Turchia con i fondi dell’Unione Europea.

Migliaia di civili curdi sono in fuga. Il nordest siriano è nel panico: famiglie intere cercano riparo, più di 60.000 persone si stanno spostando senza avere una meta. L’importante è salvare i propri cari. La situazione degenera di ora in ora e il mondo guarda ed esprime la propria opinione.

Le opinioni della comunità internazionale:

Donald Trump afferma che il massacro dei curdi da parte della Turchia non sia una buona idea, nonostante egli fosse assolutamente consapevole che sarebbe accaduto.

Cresce la preoccupazione anche a Bruxelles e in Russia, che lascia da parte i rapporti amichevoli tra il presidente Putin ed Erdogan.

La prima e per adesso unica vera azione è stata attuata da Olanda e Paesi scandinavi: hanno immediatamente sospeso la vendita di armi alla Turchia.

L’Unione Europea è in stato d’allarme e si appella a Erdogan per far sì che cessi immediatamente quello che ha iniziato. Inoltre, il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sta pensando ad eventuali sanzioni per il presidente turco.

Erdogan ha timore che l’Unione Europea potrebbe compiere azioni contro la sua missione. Per questo, minaccia gli stati membri: se qualcuno lo ostacola, milioni di profughi siriani attualmente rifugiati in Turchia saranno mandati in Europa. In questo modo, è come se le persone in cerca di aiuto fossero trattate dal presidente turco come pacchi postali scandenti da inviare ai nemici.

Luigi di Maio, capo politico italiano del Movimento 5 Stelle e Ministro dello Sviluppo Economico, si appella all’Unione Europea: bisogna condannare subito la Turchia e rifiutare assolutamente le sue minacce.

L’esultanza dei terroristi

La missione di Erdogan non è solo pericolosa per i civili curdi ma è anche un’occasione per i terroristi. Con la confusione e il panico generale per gli attacchi, i terroristi possono approfittare della situazione per riprendere in mano il potere e per aumentarlo.

Sono 12 mila i membri dell’ISIS detenuti nelle carceri curde e la sorveglianza sta faticando enormemente per contenerli: ci sono moltissimi tentativi di evasione e la polizia curda afferma di aver trovato anche alcuni esplosivi.

Inoltre, durante un attacco avvenuto nelle le scorse ore, i raid aerei turchi si sono scagliati contro la prigione di Navkur: le autorità locali affermano che sono evasi almeno 5 jihadisti, detenuti per aver partecipato alle operazioni dell‘ISIS.

Servono aiuti: la comunità curda sta crollando.