Fino al 19 gennaio 2020 il Pirelli Hangar Bicocca di Milano ospita “A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand”. Si tratta della prima mostra personale del catalano Daniel Steegmann Mangrané in un’istituzione italiana. L’evento sarà curato da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli. Oltre venti opere stimoleranno il visitatore a un’attenta riflessione sulla realtà in cui viviamo. Attraverso un approccio poetico in cui forme geometriche e astratte si intersecano con elementi naturali, avrà vita un immaginario intermediale.

È proprio la combinazione tra le parti della natura e i diversi mezzi di comunicazione a determinare la complessità del linguaggio adottato da Mangrané. Egli ha l’obiettivo di ridefinire il confine tra uomo e natura, una linea sottile di cui l’artista ne mette in discussione l’esistenza.

Dobbiamo incominciare a vedere l’uomo come parte integrante della natura. Non ne siamo una parte estranea, ne facciamo parte.

Così ha spiegato Mangrané in occasione della presentazione dell’esposizione alla stampa. La sua concezione della realtà è in gran parte influenzata dalle teorie radicali di antropologi brasiliani, come Eduardo Viveiros de Castro e Tania Stolze Lima, che hanno formulato il concetto di “prospettivismo amerindio”. Secondo la cosmologia amerindia l’aspetto che accomuna tutti gli esseri viventi è l’umanità. Il punto di vista non è la prospettiva che un soggetto ha verso un oggetto, in quanto sarebbe il punto di vista individuale a creare il soggetto.

Non è un caso che la smaterializzazione delle relazioni tra il corpo del visitatore e l’opera sia il fil rouge del percorso espositivo. Esso si articola lungo l’installazione Phantom Architecture (2019), costituita da varie partizioni in tessuto bianco semitrasparente. Questi elementi ripartiscono lo spazio in aree differenti e al tempo stesso, grazie alla loro trasparenza, consentono allo spettatore di scorgere profondità e volumi diversi: un paesaggio nel quale mondo naturale e mondo umano si integrano alla perfezione.

Phantom, A Leaf-Shaped Animal Draws the Hand

L’artista pone al centro del progetto la dimensione fisica e sensoriale del visitatore, come testimonia l’installazione Phantom (2015). Si tratta di una ricostruzione virtuale immersiva della Mata Atlantica, una delle foreste più ricche di biodiversità al mondo che si estende lungo la costa atlantica del Brasile fino al Paraguay. Indossando un visore, il visitatore si ritrova immerso in un ambiente tridimensionale in bianco e nero che riproduce un’area della foresta. Inconsapevole di ciò che accade attorno, egli è a sua volta oggetto degli sguardi delle altre persone in mostra, attraverso un rapporto che sovverte la percezione dello spazio.

La modulazione della luce attraverso la scomposizione del colore è oggetto di studio in Lichtzwang (“costrizione alla luce”, ndr), una serie di acquerelli iniziata nel 1998 e ancora in corso. L’artista sfrutta il modulo di un quaderno a quadretti di 21 x 15 cm per sperimentare le infinite possibilità di combinazione di forme e colori. All’interno della mostra, la serie instaura una relazione dinamica con l’ambiente circostante. Gli acquerelli sono appesi lungo una porzione di tessuto bianco, affinché il visitatore, costeggiando la sequenza, possa intravedere sullo sfondo le altre opere presenti nell’installazione.

16mm, A Leaf-Shaped Animal Draws the Hand

Tra i media particolarmente apprezzati da Mangrané spicca anche il film su pellicola, che nei suoi lavori diventa un’ampia riflessione sull’instabilità e sulla fragilità delle immagini. La principale fonte di ispirazione è il cinema strutturalista statunitense degli anni ’60. Qui le tecniche di ripresa entrano in dialogo con l’immagine. Piuttosto che puntare su realizzazioni che soddisfano la funzione illusoria e seduttiva del racconto cinematografico, l’artista preferisce produzioni che riflettono sui meccanismi di ripresa e proiezione.

In 16 mm (2007-2011), una cinepresa guidata da un ingegnere si addentra nella foresta, spostandosi lungo un cavo sospeso. La misura della pellicola corrisponde alla lunghezza standard di una 16 mm, in modo tale che

ogni metro di pellicola girata corrisponda esattamente a un metro di percorso nella foresta.

Un’esperienza altrettanto fisica e mentale al tempo stesso è offerta dal film Phasmides (2012). Qui viene mostrato il lento movimento dell’insetto del fasmide, figura emblematica nelle ricerche dell’artista. Il fasmide, infatti, immerso in una temporalità sospesa in diverse ambientazioni, rappresenta quasi un ibrido. Una sorta di connessione tra il mondo animale e quello vegetale, fino a stabilire una doppia relazione con lo spettatore. Quest’ultimo resterà affascinato, ma al contempo stranito dalla sua presenza.

Per Mangrané, la mostra offre uno stimolo a una riflessione sulla figura stessa del visitatore e sul suo personale incontro con le opere, attraverso un’esperienza transmediale. D’altronde, come afferma l’artista, un elemento essenziale dell’esposizione è la concezione dello spazio museale come campo di sperimentazione.

Il museo non deve essere il luogo dell’accumulo di oggetti d’arte – isolati e protetti dall’esterno – bensì lo spazio in cui la nostra relazione con gli oggetti e la realtà si riconfigura.

 

FONTI:

ANSA

 

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