Il 13 settembre è stato inaugurato in piazza Cordusio a Milano il primo store Uniqlo d’Italia: all’apertura, prevista per le 10 del mattino, si sono presentate più di 1.300 persone, desiderose di essere le prime a varcare la soglia del negozio. Presenti inoltre anche il sindaco di Milano, Beppe Sala, e il fondatore del brand giapponese e presidente di Fast Retailing, Tadashi Yanai, che ha commentato così l’apertura del suo primo punto vendita italiano:

“Qui in Italia ci sono grandi marchi, come Ferragamo o Prada. Noi offriamo complementi che possono essere accostati con tutti i marchi italiani, come a quelli globali. Con noi è possibile giocare con tutti i marchi: questo è la quintessenza dell’abbigliamento quotidiano”

Lo stile di Uniqlo è infatti molto basic e non si pone l’obiettivo di seguire le mode o di copiare gli altri brand, ma aspira invece a creare abiti per il futuro, in grado di cambiare il mondo; un ideale piuttosto irraggiungibile, che Uniqlo riuscirà a realizzare piano piano, insinuando novità e alterazioni all’interno del mercato dell’abbigliamento. Il principale cambiamento che il marchio propone passa più per l’attenzione ai materiali che alle tendenze: sono stati infatti assunti 16 takumi − maestri giapponesi di taglio e cucito con almeno 20 anni di esperienza − per supervisionare le realizzazioni nelle fabbriche tessili di Fast Retailing, il gruppo che, oltre Uniqlo, possiede Theory, J Brand, Comptoir des Cotonniers e Helmut Lang.

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La qualità dei materiali dei capi d’abbigliamento di Uniqlo sembra essere superiore rispetto a quella degli altri fast retailer, come Zara, H&M e Topshop tra gli altri, e si traduce in una serie limitata di tagli e stili per tutti gli indumenti più basici e necessari per il cliente: T-Shirt e maglie in cotone, maglioni in cashmere, camicie di lino, cappotti di lana con poche varianti di forme e modelli.  Ciò che garantisce la varietà nei capi è il colore, che viene proposto dall’azienda giapponese in ben 85 tonalità differenti, che permettono al cliente di percepire ogni indumento dello stesso tipo come uguale ma allo stesso tempo diverso dagli altri. Ai colori classici e intramontabili, come il nero, il blu e il bianco, si accostano tinte e sfumature intermedie, anche quelle che possono essere considerate fuori moda, proprio perché l’obiettivo di Uniqlo non è seguire le tendenze, ma essere eterno, versatile e vestibile da quante più persone possibili per il maggior tempo possibile.

Il brand, tuttavia, non si limita a questo tipo di offerta, ma promette anche capi adeguati ai cambiamenti climatici che stanno investendo il nostro pianeta, e in particolare alle condizioni più fredde: grazie alla tecnologia Heattech, ad esempio, gli stilisti di Uniqlo hanno potuto realizzare tessuti in grado di isolare il corpo, trattenere il calore e proteggere da freddo e umidità.

Ma è davvero possibile che il brand giapponese riesca a modificare il nostro modo di vestire attraverso modelli limitati, minimalisti e senza logo, puntando tutto sulla semplicità e sul colore? Probabilmente sì, dato che in altri Paesi, nei quali è presente già da diversi anni, ci è riuscito. La maggiore potenzialità del marchio sta forse nel fatto che i capi, essendo così basici e minimal, permettono un’interpretazione e un’elaborazione da parte del cliente, a cui viene data la possibilità di provare infinite combinazioni di colori per costruire il proprio personale modo di essere Uniqlo.

Nonostante l’exploit recente, il brand ha però attraversato delle difficoltà iniziali durante il suo insediamento in Occidente: i primi tentativi, di scarso successo soprattutto negli Stati Uniti, non sono andati a buon fine per ragioni estetiche. I primi store erano infatti identici a quelli proposti in Giappone, molto piccoli e discreti, invisibili agli occhi di un cliente abituato ai megastore dei grandi marchi, anche se più cheap: per questo motivo Yanai è stato indotto a cambiare strategia e a scommettere su punti vendita più grandi e appariscenti, simili a quelli di fast retailer come H&M e Zara.

Oggi i negozi Uniqlo europei e americani sono caratterizzati da piani ben illuminati, da grandi vetrate, da arredamenti, scale e grandi scaffali in bianco opaco, sui quali spiccano tutte quelle sfumature di colore che connotano il brand. Le particolarità dello store di Milano, oltre alla posizione estremamente centrale e all’immediato successo ottenuto, sono una grande scala a chiocciola e una parete sulla quale un enorme monitor trasmette immagini di paesaggi e cultura giapponese.