Esattamente cento anni fa, nel 1919, nacque il Bauhaus, una scuola artistica che ha promosso l’idea dell’opera d’arte totale. Concepita come espressione di una nuova unità tra arte e tecnica, i suoi ideali si sono diffusi rapidamente in tutto il mondo e influenzano ancora oggi molti progettisti.

La storia del Bauhaus ha inizio il 1° aprile del 1919. Viene distribuito un volantino che illustra il programma di un nuovo istituto d’arte nel cuore di Weimar, culla della cultura tedesca. Il clima è davvero di grandi speranze. Con la fine della prima guerra mondiale e la fondazione della Repubblica di Weimar, lo scenario artistico tedesco si presenta piuttosto vivace. Insorgono infatti nuovi orientamenti culturali che si prospettano l’obiettivo di trasformare radicalmente la società del tempo secondo un’impronta più democratica. La spiccata sensibilità di artisti e intellettuali per i problemi sociali, politici ed etici dell’epoca è il comune denominatore dei protagonisti del Bauhaus, il cui fondatore è Walter Gropius.

Nascita del Bauhaus

Walter Gropius, fondatore della Bauhaus.

Nato a Berlino nel 1883 in una famiglia di architetti e ingegneri, Gropius si diploma in architettura nel 1907, per poi aprire, qualche anno più tardi, un ufficio con Adolf Meyer, uno dei maggiori esponenti dell’architettura razionale tedesca. I due avevano collaborato in una serie di incarichi, tra cui spicca la progettazione e realizzazione delle officine Fagus ad Alfeld. Queste presentano elementi innovativi sia nel linguaggio formale, con volumi geometricamente semplici, che negli aspetti tecnici, con l’uso di superfici vetrate trasparenti che risultano libere rispetto alla struttura verticale portante.

Tali soluzioni razionali sono il preambolo del rinnovamento architettonico, che raggiungerà l’apogeo con la fondazione del Bauhaus, nella quale Gropius indirizza tutte le sue energie. Il nome “Bauhaus” coniuga l’idea del costruire (bauen in tedesco, ndr) e il tentativo di dare all’attività costruttiva una casa (Haus) capace di accoglierla. La scuola del Bauhaus, alla quale Gropius durante il discorso d’inaugurazione si riferisce con l’appellativo di “cattedrale del futuro”, si prefissa come obiettivo quello di giungere a una cooperazione di tutte le arti, senza una distinzione tra artisti e artigiani. La concezione è quella di una progettazione che sia in grado di influenzare una società nuova, nella quale arte, industria, politica ed economia collaborino paritariamente su un piano di fruttuosa integrazione.

Il manifesto

Tutti noi architetti, scultori, pittori dobbiamo rivolgerci al mestiere. L’arte non è una professione. Non c’è alcuna differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano.

Scrive Gropius nel manifesto di una “mostra di architetti sconosciuti”.

Il modello didattico coniuga una rigorosa preparazione teorica con una serie di tirocini in laboratori, finalizzati all’acquisizione delle principali tecniche artistiche (dalla pittura alla scultura, fino alla lavorazione dei metalli e della plastica ecc.). Non è un caso che il concetto di interdisciplinarietà salti spesso fuori: l’integrazione tra le varie tecniche e i mestieri è il filo conduttore per creare un collegamento tra il mondo della creazione estetica e il sistema produttivo-industriale.

I principi su cui si basa il Bauhaus erano stati anticipati un anno prima dal “Programma sull’Architettura” di Taut, secondo il quale l’unione di tutte le discipline avrebbe condotto a una nuova unità culturale.

A questo punto non ci saranno più confini tra artigianato, scultura e pittura; tutti questi aspetti saranno una cosa sola: Architettura.

Crisi e trasferimenti

L’esperienza della Bauhaus, anche se in costante crescita, non è stata priva di ostacoli. Nel 1924, sulla scia delle proteste da parte del mondo accademico e della borghesia cittadina, che non vedevano di buon occhio le novità messe in marcia dalla scuola, l’amministrazione di Weimar costrinse la scuola alla chiusura. L’anno successivo, l’istituto si trasferì nella nuova sede di Dessau, con l’introduzione della sezione di urbanistica e di specifici laboratori, tra i quali quelli di fotografia e di plastica.

Nel 1928, in seguito al ritiro di Gropius, la direzione venne assunta dall’architetto svizzero Hannes Meyer, che conferì maggior importanza alla sezione di architettura, con l’inserimento di corsi di ingegneria edilizia.
All’inizio degli anni ‘30, la scuola era sempre più schierata in senso antinazista, finché il nuovo direttore Mies van der Rohe si vide obbligato a ridurre gli insegnamenti e a cercare di difendere il Bauhaus da coloro che vorrebbero demolirlo.

Di fronte ai ripetuti attacchi, si optò per un nuovo trasferimento, questa volta presso Berlino, anche se con scarso successo. Nel 1933 infatti, la polizia avviò le pratiche per la chiusura.

L’importanza del Bauhaus

Nonostante la sua breve vita, la Bauhaus si pone come una delle esperienze artistiche e didattiche più creative e innovative nella prima metà del Novecento. All’ambizioso progetto furono chiamati artisti di varia provenienza e formazione, come Vasilij Kandinskij, Paul Klee, Oskar Schlemmer che, dopo l’ascesa di Hitler emigrarono negli Stati Uniti, importandovi le concezioni innovative. Nato sull’onda dell’ottimismo vivace che ha caratterizzato la Repubblica di Weimar, lo Staatliches Bauhaus ha lasciato un segno indelebile nella cultura artistica mondiale.

Rowan Moore, esperto di architettura del The Guardian ha scritto:

È stata la più nota e influente scuola di design mai esistita. Ha definito un’epoca. È diventato un eminente emblema dell’architettura e del design dell’epoca moderna. Il suo stesso nome è diventato aggettivo e sostantivo: stile Bauhaus, look Bauhaus.

 

FONTI:

Il Post

G. Bora, G. Fiaccadori, A. Negri, A. Nova, I luoghi dell’arte 5, 2010.

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