Mare Culturale Urbano, Milano, zona San Siro in una mite serata di fine luglio. Anche quest’anno è stato allestito il Cinema all’aperto. Siamo dietro a una cascina ristrutturata, in una piazzetta in mezzo agli edifici che crea un ambiente surreale e lontano dal caos del centro. Tra i film in programmazione c’è Una giusta causa, uscito nelle sale italiane nel marzo di quest’anno. Il film racconta la storia vera di Ruth Bader Ginsburg, una delle prime donne nominate giudice alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Avvocato, difensore dei diritti civili, professoressa di un corso sulle discriminazioni sessuali, attenta in particolare ai diritti delle donne.

Ruth e la sfortuna di essere una donna istruita negli anni 50

Ruth è stata una delle nove studentesse ammesse alla facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Harvard alla fine degli anni Cinquanta, in mezzo a 500 altri studenti, tutti maschi. Ciò rappresentava una graduale ma combattuta apertura verso il prezioso diritto all’istruzione universitaria anche per le donne, pagato a caro prezzo dalle stesse. Durante gli studi Ruth ha infatti dovuto dimostrare, con il doppio della fatica richiesta rispetto ai colleghi maschi, la propria credibilità oltre che la propria bravura.

Successivamente alla laurea presso la Columbia University, si è trasferita a New York insieme al marito e la figlia. Qua ha sperimentato il peso di essere una donna, sebbene istruita, determinata, ben referenziata, con un eccellente curriculum accademico e un marito straordinariamente progressista per l’epoca. Nessuno studio legale di prestigio si è dimostrato tanto all’avanguardia da assumerla. In quanto donna, infatti, veniva considerata umorale e instabile, oltre che madre e già moglie di un avvocato.

Come avrebbe potuto mai conciliare i suoi doveri sociali con la professione d’avvocato?

Da una scena del film Una giusta causa

Le mogli dei colleghi potrebbero essere gelose se assumo un avvocato donna.

È una delle tante scuse che gli uomini le propinano a supporto del diniego, nel film. A un altro colloquio, i recruiters hanno naturalmente supposto che si presentasse per la posizione vacante di stilografa e non per la posizione di avvocato, in quanto donna  e notoriamente più adatta a svolgere le mansioni di segreteria.

Il marito della nostra protagonista, avvocato tributarista, ha svolto un ruolo di non poco rilievo, rifiutando di piegarsi alle tradizioni dell’epoca che stigmatizzavano la donna, seppur istruita, ai lavori di cura, circoscritti alla casa, alla crescita dei figli e all’assistenza dei genitori anziani.

Egli si dimostra un vero compagno oltre che un marito, incoraggiando la moglie, nonostante le difficoltà e gli sconforti, a farsi valere in una società guidata dagli uomini. La sostiene, ben conscio delle sue capacità, facendosi da parte quando necessario, senza rivalità. In quegli anni era infatti molto raro che un uomo desse da mangiare ai figli neonati per permettere alla moglie di ritagliarsi del tempo libero dagli impegni quotidiani e studiare. Scena che colpisce persino ai giorni d’oggi in certe società anche occidentali e neanche troppo lontane da noi tutti.

Le battaglie di Ruth: il cambiamento sociale attraverso l’uso del diritto

Ruth non è di certo stata la prima, né l’unica, a portare avanti queste battaglie sociali. Ma sicuramente colei che, nella storia del femminismo americano, ha colto il caso giudiziario giusto, il cavallo di troia con cui ottenere dalla Corte Suprema una graduale apertura al cambiamento culturale e sociale. Ciò per poter creare un mondo di uomini più a misura di donne. Circa 150 leggi americane rendevano  infatti legale la discriminazione basata sul sesso. Ruth ha cercato di far sorgere il dubbio che queste leggi fossero anticostituzionali per discriminazione basata sul sesso. Si è servita dell’aiuto di un’associazione per i diritti civili di un avvocato progressista – ruolo interpretato dal Premio Oscar Kathy Bates – e del marito.

Nel film viene dato rilievo a come Ruth sia anche stata di incredibile ispirazione per la propria giovane figlia Jane. Non c’è infatti esempio migliore di una madre che guida la propria figlia a essere combattiva per i propri diritti e consapevole delle proprie battaglie, per far sì che un giorno possa realizzare i propri sogni. Jane diventerà professoressa di diritto presso una prestigiosa università americana.

La vera Ruth Bader Ginsburg

Nel 1993 il presidente Bill Clinton ha nominato la Ginsburg giudice della Corte Suprema americana. Solo quattro donne sono entrate a far parte nella storia statunitense della più alta carica della giustizia giudicante, per ora.

I numeri sono ancora troppo bassi, anzi in certi settori sono pressoché nulli, a testimonianza che certi mondi quali quello della giustizia ad alti livelli siano ancora gelosamente riservati al sesso maschile. Si estrania infatti il 50% della popolazione e si perdono innumerevoli possibilità di miglioramento e progresso, di cui gioveremmo tutti.

Nel 2009 Forbes la nomina come una delle 100 donne più potenti.

Una giusta causa è quindi la battaglia di una donna che spiana la strada per le conquiste delle generazioni future in tema di parità di genere. Un percorso quanto mai lento ma necessario, che dura ormai da oltre 50 anni. E ha sempre più bisogno di ragazze e donne come Ruth Bader Ginsburg che guidino e lottino per il cambiamento effettivo e non solo promesso.


FONTI

Visione del film Una giusta causa