18 settembre 2019: il celebre latinista e filologo Alfonso Traina si spegne, all’età di 94 anni. Lo ricordiamo nella sua capacità di far profumare il latino e il greco di attualità.

Un grande amore per il latino

Professore emerito dell’Alma Mater di Bologna, autore di svariate critiche e di una Sintassi normativa della lingua latina, Traina può essere considerato un latinista a trecentosessanta gradi. Prima ancora di essere studioso, è certamente stato un amante della lingua latina. Citando dalla prefazione alla sua Sintassi, “senza scrupoli puristi”:

garantire l’autenticità della frase e inserire frasi d’autore anche negli esercizi è di primaria importanza, perché il latino ha e deve conservare una propria dignità.

Proprio nell’introduzione alla sua Sintassi, stampata nel 1965 (periodo in cui lo studio del latino andava sempre più a spegnersi), Traina confessa: pubblicarla oggi, è un atto di fede nel futuro del latino.

Gli studi e le pubblicazioni del professor Traina hanno formato (e appassionato) generazioni di insegnanti. Certamente continueranno a catturare, per la loro singolare e caratteristica originalità, anche le generazioni a venire.

Traina e lo stile di Seneca

Orazio, Catullo, Virgilio, ma anche Pascoli per la lingua italiana. Non c’è autore sul quale Traina non abbia saputo lasciare la propria impronta rispettosa della tradizione, senza trascurare l’attualità.

Fra tutti, sono degni di attenzione gli scritti che riguardano l’autore e filosofo di età imperiale Seneca, volti a mostrarne la modernità e delicatezza introspettiva. Traina si concentra essenzialmente sullo stile di Seneca, quello stesso stile che dai contemporanei di Seneca era duramente criticato e che invece Traina, venti secolo dopo, decide di indagare profondamente.

Seneca è certamente il massimo esponente dello stoicismo romano d’età imperiale (I d.C.), insieme a suo nipote Lucano. Tanto Lucano quanto Seneca, così come altri intellettuali di età imperiale, saranno costretti al suicidio dall’Imperatore Nerone, il quale li considerava scomodi. È la morte dell’intellettuale di fronte a un potere tirannico, che non accetta alcuna opposizione.

Quelle di Seneca, Lucano, Petronio e molti altri sono infatti delle morti stoiche a tutti gli effetti, che ci vengono narrate dallo storiografo Tacito. Seneca si suicida tagliandosi le vene, ma, a causa della sua salute cagionevole,  è costretto ad immergersi in una vasca di acqua calda per favorire la fuoriuscita del sangue. Siamo dunque di fronte a un personaggio stoico fino alla morte, che dimostra il proprio stoicismo a partire dalle proprie opere e, appunto, dal proprio stile. Uno stile tanto criptico e spezzato da risultare quasi camaleonticamente interpretabile.

Manuel Domínguez Sánchez, Il suicidio di Seneca, 1871, Museo Nacional del Prado, Madrid

Proprio per questo, Quintiliano, contemporaneo di Seneca e autore di uno scritto dal titolo Institutio Oratoria, volto a delineare le caratteristiche del perfetto oratore, pronuncia un severo giudizio sul proprio “collega”:

Si trovano in lui molte massime eccellenti, molte parti, anche, che vale la pena di leggere per ragioni morali; però nel modo di esprimersi è quasi completamente guasto, e risulta tanto più deleterio in quanto è pieno di difetti seducenti, e tende a sbriciolare la sostanza degli argomenti con frasette troppo brevi.

Institutio Oratoria, X, 1, 129-130, nella traduzione di G. Garbarino

Non deve meravigliarci il fatto che Quintiliano non sappia apprezzare la grandezza di Seneca. L’autore infatti, sulle orme dell’oratore Cicerone, prediligeva uno stile simmetrico e articolato.

La grandezza senecana non sfugge tuttavia agli occhi del professor Traina. Traina, in Lo stile “drammatico” del filosofo Seneca, definisce “linguaggio dell’interiorità” esattamente quello stesso linguaggio che Quintiliano condannava, affermando che:

toccò a Seneca (…) il compito di bandire a Roma il messaggio dell’interiorità: me prius scrutor, deinde mundum (ep. 65,15)

Seneca è il primo uomo nella cultura latina che rivolge uno sguardo non solo all’esterno, ma soprattutto all’interno di sé. Traina fa notare come il mondo greco avesse avuto l’esempio di Socrate con la maieutica. Questo esempio al mondo romano mancava, perché i Romani, così attenti alla società e alla politica, avevano dimenticato di raccogliere l’anima in sé, per guardare platonicamente al di sopra di sé, all’immobile mondo degli archetipi. Il critico Traina fa notare quanto il linguaggio dell’interiorità forgiato da Seneca sia da una parte un possesso verso l’interiorità solitaria dell’io; dall’altra un rifugio e una liberazione, verso l’esterno e l’umanità.

Frasi brevi, concise, a effetto, sulla scia dell’aforisma: questo caratterizza la prosa senecana. E chi meglio di noi, uomini del futuro rispetto a Quintiliano, possiamo garantire la potenza evocativa dell’aforisma, alla luce delle esperienze filosofiche moderne, soprattutto di Schopenhauer e Nietzsche, che di aforismi abusarono abbondantemente?

Quello di Seneca non può essere propriamente definito aforisma, ma certo è qualcosa che all’aforisma si avvicina fortemente. Proprio come l’aforisma, ha il vantaggio di essere facilmente ricordato e la particolarità di dover essere individualmente interpretato.

Ecco perché Seneca, quando scrive, impiega sempre un linguaggio colloquiale, mirando a coinvolgere il lettore e apostrofandolo frequentemente. Il lettore viene così letteralmente catapultato nell’opera, ne diventa parte integrante, tanto che si potrebbe dire che con Seneca la letteratura latina raggiunge l’apice del rapporto ermeneutico opera-fruitore. Seneca anticipa i tempi, e di molto, e questo Traina sa riconoscerlo e valorizzarlo.

Alfonso Traina sfiora la letteratura antica indagandone ogni angolo, studiando il passato che rischiamo di dimenticare. Qual è il futuro del passato, in un mondo che insiste nel considerare superflue lingue (ma soprattutto culture) come quella greca e quella latina perché viste come troppo distanti? Traina ha speso tutta la propria vita tentando di dimostrare che queste lingue non distano da noi così tanto come potrebbero sembrare, perché l’attualità dei classici sta proprio nel saperli leggere e nella nostra volontà di interiorizzarli e viverli.


FONTI
Alfonso Traina, Sintassi normativa della lingua latina, Bologna 1985, introduzione alla prima e alla seconda edizione, pagina 5-7

Alfonso Traina, Lo stile “drammatico” del filosofo Seneca, Bologna 1995

LaRepubblica

Quintiliano, Institutio Oratoria, nella traduzione di Giovanna Garbarino