L’arte è spesso un tema che viene associato alla psicologia. Ma come nascono gli studi interconnessi tra queste due materie, che possono sembrare così distanti tra loro?

Freud e la scoperta dell’arte

Una rappresentazione artistica di una fotografia di Freud.
Una rappresentazione artistica di una fotografia di Freud

Il grande psicologo scopre l’arte grazie ai musei. Dalla prima visita alla Pinacoteca di Dresda con il Cristo della moneta di Tiziano, fino alla basilica di Notre-Dame di Parigi, passando per il museo del Louvre. Proprio quest’ultimo lo fa appassionare agli oggetti antichi ed orientali che collezionerà per tutta la vita.

Il suo paradiso terrestre artistico è Roma. Nelle visite alla città e ai suoi musei, Freud non seguiva il canonico significato allegorico da applicare ad ogni soggetto rinascimentale, ma gli dava un significato più fisionomico.

Il carattere tradizionalista di Freud e la sua accezione alla psicologia emergono durante l’osservazione delle opere d’arte. Si riteneva affascinato da quadri della tradizione ebraica, come il Mosè di Michelangelo, di cui studiava le posizioni dei personaggi e l’utilizzo dei colori. Infatti, era un sincero amante dell’arte antica, tanto da essere andato perfino a visitare l’Acropoli di Atene, all’epoca perla rara per estimatori di un certo livello. L’arte impressionista e surrealista, al contrario, lo turbavano.

Molti lo citano come fondatore di queste due correnti, ma nelle sue citazione si scopre che l’unico che lo farà in parte ricredere in merito alla bellezza e all’utilità dell’arte moderna sarà Salvador Dalì, con i suoi sogni e i suoi orologi sciolti al sole, con la sua paranoia e il suo parlare di sé in terza persona che tanto divertiva chi lo frequentava. Rimase comunque irremovibile sul fatto che i surrealisti sbagliassero a dare ad un’idea pre-conscia una struttura derivante dall’inconscio. Freud riconobbe sempre che la psicologia e l’arte fossero strettamente correlate tra di loro. Forse si basò anche sulle teorie di Gustav Theodor Fechner, psicologo e statistico tedesco, fondatore della psicofisica.

Fecher, precursore di Freud, si occupò delle relazioni tra stimoli fisici ed esperienze psicologiche e condusse ricerche nel campo dell’arte gettando le basi della cosiddetta estetica sperimentale, una psicologia applicata al fenomeno artistico.

John Dewey e la psicologia nell’arte

Successore di Freud fu John Dewey. Egli si dedicò allo studio dell’arte con lo scopo di ricostruire la continuità fra le opere d’arte, i fatti, le azioni e le passioni di tutti i giorni, ovvero i costitutivi dell’esperienza.

Raffigurazione di un cervello.
Raffigurazione di un cervello.

Nello studio della psicologia nell’arte si oppone alla concezione che vedeva l’artista e la sua opera come staccati dall’esperienza terrena, asserendo che in realtà vi sia una essenziale connessione tra l’osservazione del mondo e le opere degli artisti. Dichiara fondamentale l’interazione con l’ambiente, all’insegna di un processo adattivo e creativo che fa dell’arte il miglior mezzo di comunicazione per veicolare e inventare significati.

Vi è sicuramente un rapporto tra linguaggio e comunicazione. L’arte diventa linguaggio e crea esperienze che trovano il loro fine nello stesso svolgimento artistico. Nell’artista si uniscono processo e prodotto artistico attraverso la presa di coscienza di un’esperienza consapevole.

Abraham Harold Maslow

Lo psicologo statunitense Maslow, che ha esercitato nella seconda metà del ‘900, sostiene che l’artista nel creare dà forma all’esperienza. Questa motivazione è la profonda finalità del creare. Quindi, l’arte è ascolto e creazione, trasformazione della propria quotidianità, di ciò che si ha dentro. La psicologia nell’arte è sicuramente qualcosa di concreto ora.

La psicologia ci può essere d’aiuto nell’individuare le dimensioni che costituiscono l’esperienza soggettiva. Alcune di queste sono: la dimensione immaginativa, la dimensione del vissuto corporeo, la dimensione emozionale-empatica, la dimensione comunicativo-relazionale.

La psicologia nell’arte oggi

Oggi, la psicologia riconosce l’arte come mezzo di espressione di sé, utile a indagare i significati inconsci dell’artista. Si cercano i significati che possono andare oltre le intenzioni dell’autore.

Diventata una vera e propria disciplina, la psicologia nell’arte spiega i processi psicologici coinvolti nella produzione e nella fruizione di un’opera d’arte. Non vi è un settore di pertinenza limitabile, in quanto l’arte può basarsi sulle proprie prospettive e sui personali interessi, dalla storia all’estetica, fino alla letteratura o alla pittura o alla musica.

Tuttavia, il campo d’analisi della psicologia dell’arte sono soprattutto le arti figurative, ma non meno importanti sono gli studi e le ricerche negli altri ambiti. L’obiettivo è sempre quello di cercare di individuare e comprendere gli individuali processi mentali che vengono coinvolti nella produzione artistica, e nella sua fruizione, che possono causare empatia, simpatia, ma anche fastidio e senso di non appartenenza.

È chiaro, quindi, come l‘arte possa davvero essere utile a livello psicologico. Non solo dal punto di vista del medico, ma anche di quello del paziente. Questi, difatti, può trovare uno sfogo liberatorio o una connessione con l’opera coinvolta.

FONTI

Freud e la psicologia dell’arte, di Ernst Gombrich.

Wikipedia

Nuove arti terapie