L’odierna società si basa sul culto e sull’ossessione per la bellezza e la giovinezza. Questo è un atteggiamento che traspare non solo attraverso le diverse tipologie di trattamenti viso e corpo presenti sul mercato, ma anche in base a un registro comportamentale o un modo di vestire. Fatte queste premesse, perché allora la chirurgia plastica rimane un tabù? O meglio, perché ci si vergogna di ammettere di aver ricorso a tecniche chirurgiche e non?

Eppure si tratta di una tematica che interessa la maggioranza della popolazione mondiale. Secondo i chirurghi stessi si tratta di un fatto culturale che accomuna le star così come la gente comune: immagine, questa, portata sapientemente alla vita da Steven Maisel che, nel 2005, fotografó Linda Evangelista per Vogue Italia nella “Makeover Madness“, l’ossessione del ritocco.

Se prendiamo in considerazione, per esempio, i soli Stati Uniti, nel 2016 i dollari spesi per interventi chirurgici superano i 15 miliardi. Anche in Italia la situazione è in costante aumento. Ma alcuni arrivano a mentire, sostenendo di non essersi mai sottoposti al bisturi (o a qualche “semplice” iniezione), oppure cercano di far passare il ritocco come una procedura necessaria a causa di un problema fisiologico.

Il problema, in realtà, sembrerebbe di tipo morale. Esiste una sorta di pensiero “bigotto” secondo il quale sarebbe addirittura sbagliato modificare i propri tratti naturali. Ed ecco che ci si trova nella disinformazione più sfrenata e in eccessi chirurgici alla stregua di buffe caricature o danni irreparabili. Pensiamo al comportamento delle celebrità, le quali negano fermamente di essersi sottoposte a manipolazioni, sebbene sia visibile. Come conseguenza, anche la gente comune tenderà a tenerlo nascosto. Tutto per paura del giudizio, positivo o negativo che sia, da parte della società.

Nella cultura odierna la vanità è vista quasi come un peccato, una deviazione da nascondere e non perseguire. Banalmente, cercando i sinonimi di “vanità” si troveranno termini come “arroganza” o “superbia”. Ma non è lo stesso in molti altri paesi e culture. Infatti in America Latina o nella Corea del Sud la chirurgia plastica è considerata una procedura consueta, quasi obbligatoria.

La chirurgia estetica nasce come cura alla patologia del dismorfismo, ovvero l’alterazione delle forme fisiche rispetto alla normalità, che possono comportare problematiche di tipo pratico e psicologico. Effettivamente la componente psicologica non è da sottovalutare. Infatti molte delle persone che, attraverso decisione ponderata, decidono di sottoporsi a interventi, lo fanno come presa di coscienza nei confronti di se stessi e della propria salute mentale. Così come una persona incolta legge e studia per imparare, quindi cerca di migliorare il proprio aspetto intellettuale, allo stesso modo una persona può migliorare le proprie caratteristiche esteriori, soprattutto considerando le odierne tecniche più avanzate che lo permettono.

Se si superassero i limiti mentali che ci si auto-impone, si imparerebbe sicuramente a vivere con più serenità anche le piccolezze e le banalità della vita. Bisogna chiaramente prestare attenzione, rivolgersi a professionisti specializzati e considerare anche i prezzi: i materiali sono costosi quindi dei prezzi troppo bassi devono assolutamente far drizzare le antenne.

Appuntamento dal chirurgo!

 

 

CREDITS

Copertina