Sono anni di remake, da La Mummia a Point Break, da Ben Hur a Flatliners nelle sale in questi ultimi anni. L’originale risale al 1990 con la regia di Joel Schumacher, la produzione di Michael Douglas, e un cast stellare: Julia Roberts (fu il primo film dopo il successo di Pretty Woman), Kiefer Sutherland (che potete vedere nella serie in corso Designated Survivor), Kevin Bacon, William Baldwin e Oliver Platt.

Accolto in modo ambiguo dalla critica dell’epoca – Caryn James nella sua recensione sul New York Times scrisse, parafrasando: “lo ameranno o lo odieranno. Date le atmosfere non esiste via di mezzo” – Flatliners è diventato un cult. Nonostante questo il remake non riserva molte sorprese. Come il precedente è un lungometraggio pretenzioso. Pretende di essere coraggioso, di oltrepassare la linea, ma mai facendolo veramente, non risponde a nessuna delle domande che sorgono sulla vita dopo la morte. Sì, perché il film parla proprio di questo: un gruppo di studenti di medicina che giocano a fare Dio, uccidendosi per poi tornare indietro. L’obiettivo: capire se quella famosa luce in fondo al tunnel porta da qualche parte.

Il tempo passa e 27 anni dopo Flatliners torna con un cast diverso – più donne – o quasi, con Kiefer Sutherland che torna nei panni di un professore. Molte cose restano le stesse, continuano a non esistere innocenti, l’ego è montato e gli animi sono tormentati dal senso di colpa, nessuno escluso. La regia di Niels Arden Oplev – eccellente nella versione danese di The Girl With The Dragon Tattoo – manca di tensione, e stiamo parlando di un horror psicologico…

Insomma ci si aspettava qualcosa di diverso, un’evoluzione o almeno un tentativo di risolvere i problemi emersi nel primo film ed invece Flatliners sembra fallire su tutti i fronti. I protagonisti si ritrovano catapultati in brevissimo dall’estasi alla paranoia. È come se questi giovani dottori avessero fatto un viaggio nel mondo di Limitless – film del 2011 che si basa sul romanzo Terrori Oscuri -, scoperto le gioie delle smart drugs come la NZT-48, e fossero tornati indietro senza essere a conoscenza delle conseguenze. Courtney, ossessionata dall’idea dell’aldilà, porta uno dopo l’altro i suoi compagni a fermare il loro cuore. Jamie, poi Marlo, ed infine Sophia. Solo Ray si rifiuta. L’inizio è euforico, il cervello lavora al massimo delle sue potenzialità, ma questa apertura celebrare porta con sé un lato oscuro, tornano alla mente episodi a dir poco spiacevoli e sensi di colpa. Le tendenze suicide iniziano a manifestarsi e a spaventare tutti i “sopravvissuti”.

Nessuno è senza peccato, tutti abbiamo compiuto azioni di cui ci vergogniamo e che vorremmo cambiare. Allora la morte è l’ora del giudizio? Dobbiamo mettere a posto la coscienza e chiedere scusa prima di morire? Per noi stessi o per non finire all’inferno? O forse non esiste davvero niente dopo la morte ed è solo suggestione.

Eppure gli esempi di esperienze ai confini della morte, note anche come NDE (Near Death Experience) sono molte. Si tratta di fenomeni descritti in genere sia da soggetti che avevano ripreso le funzioni vitali dopo aver sperimentato, a causa di gravi malattie o eventi traumatici, le condizioni di encefalogramma piatto o di arresto cardiocircolatorio, sia da soggetti che avevano vissuto l’esperienza del coma.

Le spiegazioni del fenomeno vanno dal paranormale alla scienza. Quest’ultima mette in relazione il fenomeno con peculiari alterazioni transitorie di tipo chimico, neurologico e biologico, strettamente legate al campo delle neuroscienze e tipicamente presenti nel corpo umano in condizioni particolari. Ad esempio, la ketamina, somministrata a dosaggi sub-anestetici, potrebbe determinare alcune sensazioni analoghe a quelle descritte dai soggetti. Nel 2013, furono avanzate ipotesi su una disorganizzata, ma significativa e transitoria iperattività elettrica del cervello durante la fase iniziale di morte clinica, confermata parzialmente da alcuni esperimenti sui ratti da parte del team di Jimo Borjigin, University of Michigan Medical School.

Insomma, la morale della storia è che Flatliners non ci spiega molto sulle NDE e che forse non abbiamo così tanto bisogno di remake, ma di un po’ di originalità.

FONTI:

IMDb

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