La globalizzazione è uno dei fattori scatenanti della perdita dell’identità che da sempre ha caratterizzato i paesi del mondo. Le tradizioni locali sono in pericolo, non solo per l’omogeneizzazione della società, ma soprattutto perché le culture vengono inglobate dagli stili di vita proposti, anzi imposti, dai Paesi sviluppati.

Le tradizioni locali, in particolare quelle del Sud del mondo, non vengono protette. I poveri devono quindi trovare un modo per sopravvivere. In questo caso, se hanno la (s)fortuna che il loro villaggio faccia gola ai grandi del turismo mondiale, possono vivere di quello, trasformando però la propria realtà millenaria in un qualcosa di mostruosamente diverso.

Il prezzo del lusso

Dove sorgevano antichissimi villaggi, ora vi sono spesso alberghi di lusso: si vuole vedere dove abitano gli indigeni, ma non si vuole vivere come loro nemmeno per il breve periodo di una vacanza. E allora si costruiscono palazzi, oppure vere e proprie città che contrastano con il contesto ambientale, ma che offrono tutti i comfort che un consumatore può richiedere.

Questo è il volto più nero della globalizzazione, quello che fa perdere l’identità, la diversità che invece dovrebbe essere valorizzata dall’incontro fra lingue, religioni, uomini.
In un’epoca come la nostra, dove il progresso tecnologico sembra la sola via di sopravvivenza, la perdita di memoria che accompagna la frenetica crescita economica è solo uno degli aspetti negativi.

Si è già parlato di come gli abitanti per avere delle entrate economiche debbano consentire a trasformare il proprio villaggio in hotel per turisti, di come debbano permettere di cambiare il loro contesto ambientale in una vera e propria città attrezzata. Ma cosa succede quando il posto non è più un luogo ambito per il turismo? Cosa accade se quelle località non attirano più?

La Sardegna che sopravvive
La Sartiglia di Oristano, uno degli ultimi tornei equestri di origine medievale presenti nell’area mediterranea

Tutti quei territori rurali che sono stati trasformati in funzione turistico-ricreativa, vengono abbandonati per svariati motivi, tra cui la perdita delle risorse per mantenerli, la mancanza di interesse, il guasto ambientale causato da una fruizione troppo intensiva. Così facendo abbiamo trasformato un modo di vivere in un modo per sopravvivere, ma con un futuro limitato.

In Italia sono in vigore dei regolamenti che tutelano le realtà ambientali, non solo come territori fisici ma anche come bacini di culture diverse, di realtà locali che devono essere tutelate. Un esempio nel nostro Paese è rappresentato dalla regione Sardegna, un paradiso naturale che porta in sé un evidente patrimonio culturale e linguistico. La Legge Regionale 15 ottobre 1997, n. 26 per la promozione e valorizzazione della cultura e della lingua della Sardegna, sancisce che:

La Regione Autonoma della Sardegna assume l’identità culturale del popolo sardo come bene primario da valorizzare e promuovere e individua nella sua evoluzione e nella sua crescita il presupposto fondamentale di ogni intervento […].

Questo vuol dire che dopo aver sfruttato e trasformato un territorio non lo si può lasciare abbandonato a se stesso, parimenti con la sua popolazione, la cultura e le tradizioni. Questo perché la tutela dell’identità culturale della Sardegna e il suo sviluppo sono al primo posto negli obiettivi della regione.

Altre realtà culturali

Questo senso di tutela purtroppo non è presente nei paesi meno sviluppati. Qui, le leggi che regolamentano la valorizzazione dei territori, non solo sono poche e fatte male, ma vengono beatamente ignorate.

La mancata attenzione verso le tradizioni locali (sedimentate in leggende, nomi, riti, valori) o dei lavori tipici, rischia di dissolvere il passato di queste terre, facendo sì che si perda per sempre un tesoro culturale immenso.

Le soluzioni al problema ci sono, dobbiamo solo trovare la forza e la volontà di applicarle. L’attenzione alle realtà culturali è il primo passo per un turismo intelligente.