Quella degli chansonniers francesi è una vera e propria tradizione che affonda le proprie radici nel 1700, per giungere poi a quelli che vengono considerati gli anni d’oro, ovvero gli anni del dopoguerra. Questo è il periodo in cui troviamo gli chansonniers più famosi: Yves Montand, Geoges Brassens o Leo Ferré, ma soprattutto immancabile nella mente di molti riecheggia la voce di Édith Piaf che intona:

Quand il me prend dans ses bras, il me parle tout bas, je vois la vie en rose.

La Vie en Rose (1945) è diventato ormai uno dei simboli della cultura francese, nonché uno dei più grandi successi della cantautrice. L’amore però non è tutto rose e fiori, tantomeno per Édith Piaf.

Lettres d’amour

È il 1948 quando il passerotto – questo il significato della parola piaf nell’argot parigino – conosce Marcel Cerdan, pugile cresciuto a Casablanca. Tra i due nasce subito l’amore. Una storia complicata dalle distanze, con lei a cantare sui palchi di tutto il mondo e lui a combattere sui ring. Due personaggi diversi, lei esile e fragile, lui possente e scultoreo. Lei sentimentalmente incostante, con alle spalle numerose storie d’amore con altri cantanti e personaggi di spicco della scena culturale francese, lui più stabile, con moglie e figli.
Una lontananza colmata da una fitta corrispondenza – raccolta nel libro Moi pour toi: Lettres d’amour – e da viaggi estemporanei per raggiungersi tra un impegno e l’altro. Sarà proprio uno di questi viaggi a porrà fine all’idillio tra i due.

La cantante è impegnata in una tournée a New York mentre Marcel è a Parigi, dove si allena per la rivincita contro Jake LaMotta (detto Toro scatenato), che lo aveva già messo KO durante un match a Detroit qualche mese prima. La rivincita era fissata per il 2 dicembre 1949 al Madison Square Garden di New York, ma i due amanti erano troppo impazienti di vedersi. Così, mentre Marcel progettava di prendere una nave per raggiungere Édith in America, lei lo pregava di prendere un aereo per accorciare i tempi del viaggio. E così fece il pugile che, per raggiungere l’amata, il 27 ottobre si imbarcò su un volo dell’Air France con rotta Parigi-New York. L’aereo però non arrivò mai in America, schiantandosi durante la notte ai piedi di una montagna nell’arcipelago delle Azzorre. L’incidente provocò la morte di tutti i 48 passeggeri a bordo.

Nell’apprendere la notizia Édith Piaf, distrutta dal dolore e dai sensi di colpa, decise comunque di non annullare il concerto in programma per quella sera, aprendo lo spettacolo con la dichiarazione:

Questa sera canto per Marcel, solo per lui.

Nonostante la forza di volontà non riuscì però a terminare il concerto: perse infatti i sensi mentre cantava l’ultima canzone in scaletta, quella scritta proprio per l’amato, Hymn à l’Amour.

La canzone

Hymne à l’Amour (1950) è la canzone più struggente dell’intero repertorio di Édith Piaf. Anche se meno conosciuta delle celebri La Vie en Rose e Rien de Rien, è certamente uno dei brani più autobiografici e intensi della cantautrice.

Il testo è un vero proprio inno all’amore eterno, che va oltre alla morte. Il manifesto di una donna disposta a tutto per amore e che trova nell’amore stesso la propria forza e speranza perché, come recita il verso conclusivo:

Dieu reunit ceux qui s’aiment.

[Dio riunisce coloro che si amano.]

Una canzone tutta al femminile, caso raro se si pensa agli anni in cui è stata incisa. Il testo è stato interamente scritto dalla Piaf mentre la musica, solenne e a tratti fiabesca, è stata composta da Marguerite Monnot, che musicherà in seguito anche il brano Milord.
Il brano è stato poi reinterpretato da numerosi cantanti, da Celine Dion a Jeff Buckley, che ne ha cantato una versione in inglese.

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