Negli anni Trenta del Novecento una novità si impose con successo nel panorama culturale che stupì e affascinò tutti: l’aviazione. Chiunque, da personaggi dell’ambiente, a persone comuni, erano stupiti e affascinati dalle trasvolate atlantiche che venivano effettuate in quel periodo e che andarono a costituire il mito dell’aria. Figure come Italo Balbo divennero quasi degli idoli per il popolo,apprezzati come degli eroi che rivestivano un ruolo nuovo e ammaliante.

Dati gli anni nei quali questo si sviluppa, è necessario considerare il vantaggio che la propaganda politica fascista poteva avere in modo efficace e immediato, così da associarsi al concetto di eroismo bellico. Il mito dell’aviazione ha quindi enorme fortuna in questi anni e diviene un mito moderno a tutti gli effetti, in quanto intessuto di utopie futuriste.

Sono tantissime le illustrazioni fotografiche a testimonianza della fortuna dell’aviazione e del modo in cui veniva utilizzata; dall’immediato primo dopoguerra, infatti, ricorrono in molte riviste italiane fotografie su questa tematica, come ad esempio su Lidel, nella cui copertina a colori, del 1923, compare Arturo Ferrarin  ritratto davanti al proprio aereo, aviatore di enorme fama.

Oltre alle riviste, si susseguirono anche numerose esposizioni che celebrarono le gesta dell’aviazione. Ricordiamo, ad esempio, la IV mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista di Belle Arti inaugurata nel marzo del 1933 nel Palazzo della Permanente. Per l’occasione, Lucio Fontana scelse come tema le amanti dei piloti, forse perché ritenuto curioso da parte delle masse. Il mito degli aviatori e delle loro amanti era già stato ben sfruttato da romanzi illustrati come Liala, con una serie di aneddoti che coinvolgevano il pubblico piccolo-borghese.

Anche in Ala d’Italia, rivista mensile di propaganda e cultura aeronautica, si potevano leggere numerosi racconti su questi personaggi di successo, come ad esempio La donna e l’aviatore, illustrato in fasce verticali a lato del testo da Diego Santambrogio. Altro grande successo della stessa rivista era Passione del cielo di Mario Pensuti, con la modalità del romanzo a puntate che teneva incollato il pubblico nell’attesa della prossima uscita.

Si arriva però a parlare del vero e proprio mito dell’aviazione, nel giugno del 1934 a Milano presso il Palazzo dell’Arte, dove venne allestita la più importante esposizione inerente questo tema che consacrò il successo dell’aviazione. Si tratta dell’esposizione dell’aeronautica italiana, che ebbe un successo così grande da farne posticipare la chiusura di ben due mesi.

La stessa rivista Ala d’Italia esce con una seconda copertina relativa all’esposizione nella quale era presente la sagoma ritagliata di un aereo con al suo interno un insieme di immagini raffiguranti i dettagli visti dall’alto del Palazzo dell’Arte con la torre littoria di Gio Ponti. L’esposizione era organizzata in 23 capitoli che attraversavano le tematiche della storia del volo, dalla mitologia all’attualità, e alla cui realizzazione parteciparono numerosi artisti come Mario Sironi, Arturo Martini, architetti tra cui il già citato Gio Ponti, Giuseppe Pagano e Luciano Baldessari. Questa mostra, grazie alla collaborazione di così tanti artisti e architetti del Novecento, fu il mezzo attraverso il quale venne mostrato al pubblico il nuovo gusto architettonico italiano del tempo.

La parete frontale del Palazzo dell’Arte era decorata in modo da ispirarsi al manifesto dell’aeropittura futurista del 1929, ossia creando uno sfondo di un azzurro quasi infinito su cui si stagliavano aerei argentati e un’immagine del mondo sulla quale era collocato un enorme fascio littorio. La facciata si illuminava di notte rendendola ancora più realistica.

Una delle sale più rappresentative della mostra era la sala d’Icaro progettata dall’architetto Giuseppe Pagano. L’attenzione veniva subito catturata da una grande spirale azzurra d’acciaio alta 13 metri circa che, da una piccola pozza di acqua nera nel pavimento, raggiungeva il cielo nero del soffitto. Le pareti erano cilindriche e furono decorate da Bruno Munari con una serie di disegni di aeroplani, voli di gabbiani resi sotto forma di schema, e tracciati aerodinamici. Lo scultore Marcello Mascherini costruì la statua in gesso di Icaro che venne posta nella sala così da sembrare sospesa nel cielo, rappresentativa della volontà dei piloti che, come eroi moderni, cercano di conquistare l’aria. Al di sotto vi erano le parole di Gabriele D’Annunzio:

Limite alle forze? Non v’è limite delle forze. Limite del coraggio? Non v’è limite del coraggio. Limite del patimento? Dico che il non più oltre è la bestemmia al Dio e all’uomo più oltraggiosa.

Altra sala interessante è quella del Più leggero dell’aria di Gio Ponti, dove vengono messe in evidenza le caratteristiche tecniche degli aerostati e dei dirigibili italiani, creando un’atmosfera di grandissima luminosità e rivestendo le pareti con la stoffa usata per gli involucri dei dirigibili.

Era poi presente La vittoria del cielo, scultura di Arturo Martini, inserita nel salone della crociera allestito da Giuseppe Pagano. La scultura era un’enorme figura femminile, realizzata in bronzo, e ritratta con le braccia semiaperte lungo il corpo, mentre facevano da base due delfini incrociati, probabilmente allusione all’attraversamento dell’oceano. Il panneggio mosso della donna riconduce facilmente all’interesse di Martini per Fidia.

Come ultimo esempio riporto la controversa scultura di Lucio FontanaLa vittoria dell’aria, in gesso colorato blu e oro, che venne esposta nell’atrio per un giorno soltanto in quanto rappresentava una donna-bambina con un’acconciatura alla moda, caratterizzata da alcuni elementi casti in contrapposizione ad altri ritenuti provocatori. Si ritene possa essere il ritratto di Teresita Rasini.


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