Pubblicato il 9 settembre 2016, Wild World dei Bastille è stato il secondo album in studio della band britannica che in questi anni si è distinta sempre di più sulla scena musicale mondiale, pubblicando un ulteriore album pochi mesi fa (ne abbiamo parlato qui). A tre anni di distanza, Wild World rimane un disco assai variegato e che contiene ancora numerosi riferimenti alla situazione caotica in cui viviamo ultimamente. Il nome dell’album è tratto da una delle tracce, Warmth, in cui il protagonista si rifugia tra le braccia della persona amata al fine di sfuggire alla sensazione di ansia e pessimismo causatagli dalle notizie che sente ogni giorno: “Hold me in this wild, wild world ‘cause in your warmth I forget how cold it can be”.

La preoccupazione per le sorti del mondo torna anche in altri brani, come in The Currents, la traccia che i Bastille hanno usato più volte in riferimento alle scorse elezioni americane, addirittura cambiandone in parte il testo durante i live. Il leader della band, Dan Smith, ha dichiarato di essersi ispirato ai leader demagoghi e populisti che sembrano spopolare ultimamente, per esempio coloro che hanno spinto il Regno Unito verso la cosiddetta Brexit, l’uscita dall’Unione Europea di cui continuiamo in questi giorni a vedere gli sviluppi.

Continuando su temi politici, Four Walls (The Ballad of Perry Smith) si ispira al libro di Truman Capote A sangue freddo e affronta il tema sempre attuale della pena di morte, schierandosi contro questa pratica. Si tratta della traccia più lenta e drammatica dell’album, che invita a riflettere sull’opportunità di punire un omicidio con quello che è a tutti gli effetti un altro omicidio.

La band britannica non ha mancato di raccontare anche le contraddizioni interne all’animo umano in tracce dalla melodia spesso allegra, ma dal testo parecchio deprimente. Emblema di ciò è Good Grief che apre l’album e descrive in modo bizzarro lo stato d’animo successivo alla perdita di una persona cara: da una parte il dolore per l’assenza, dall’altra lo strano senso di euforia dovuto ai bei ricordi che tornano in mente.

Altri due brani affrontano invece il tema dell’ansia, della paura di affrontare la vita che spinge a rintanarsi ancora di più nell’apatia e nell’inettitudine. “È più facile nascondere la testa sotto la sabbia”, recita infatti Snakes,la vita è semplice quando posso ignorare tutto”. Lethargy, invece, si riferisce alla necessità pressante di cambiare la propria vita, di fare qualcosa di concreto che si contrapponga al senso di immobilità in cui il protagonista è precipitato. Oltre a questo emerge anche un senso di solitudine, peggiorato dal fatto che le persone che gli stanno intorno non sono in grado di aiutarlo in modo concreto e parlano per frasi fatte.
Le problematiche affrontate in queste due brani sono purtroppo diventate sempre più diffuse dal 2016 a oggi, evolvendo in alcuni casi in delle vere e proprie patologie.

In un mondo così tormentato da anestetizzarci al dolore (è a ciò che fa riferimento soprattutto Way Beyond) l’unico antidoto, per quanto possa sembra un cliché, sarebbe l’amore. Sebbene questo album sia infatti per lo più dai toni cupi e pessimisti è possibile trovare espresso a più riprese il senso di stupore misto a consolazione che deriva da un affetto profondo e sincero (Glory) o da un gesto di bontà gratuita da parte di uno sconosciuto (An Act of Kindness). L’ultima canzone, The Anchor, è forse l’unica veramente allegra di tutto il disco e parla di come la persona amata sia in grado di distogliere del tutto la mente del protagonista dalla negatività che lo circonda. Forse anche al giorno d’oggi bisognerebbe rivalutare come affrontiamo determinate situazioni o come potremmo aiutare chi ci sta attorno.

Piccola curiosità: il frontman Dan Smith, autore di tutte le canzoni, è un grande appassionato di cinema e in alcune tracce troviamo degli estratti di dialoghi da film o documentari che introducono o accompagnano l’argomento trattato. I Bastille sono infatti noti per la loro capacità di mischiare più elementi diversi in canzoni o cover da loro prodotte.

Wild World ha gettato un ampio sguardo alla situazione in cui vivevamo e viviamo ancora. Con l’ultimo progetto, il concept album Doom Days (uscito il 14 giugno scorso), i Bastille hanno portato avanti l’obiettivo di sensibilizzare i loro ascoltatori: dal cambiamento climatico all’ossessione per i social, passando per la voglia di evadere dalla realtà, molti sono i temi che non devono passare inosservati.