Alla destra del Centre Pompidou è collocato un basso edificio rettangolare che con la sua forma chiusa sembra volersi proteggere dalla confusione dell’ampia piazza del Beaubourg. Sottratto alla vista dei tanti passanti che lo superano ignari del piccolo tesoro conservato al suo interno. Questo edificio, apparentemente anonimo all’occhio del passante, è una riproduzione dell’atelier dell’artista romeno Constantin Brâncuși, realizzata nel 1997 dall’architetto Renzo Piano.

L’artista passò gran parte della sua vita a Parigi, dove era arrivato a piedi dal suo Paese natio (Romania), nel 1904, dove rimase fino alla sua morte, avvenuta nel 1957. Fu per volontà di Brâncuși stesso che l’atelier e le opere in esso contenute passarono allo stato francese alla sua morte, con il solo vincolo di preservarlo esattamente come egli l’aveva lasciato. L’artista infatti considerava il suo atelier come un’opera d’arte finita ed indivisibile. Lo spostamento di un qualsiasi oggetto, all’interno di questo spazio, causerebbe la rottura di quell’armonia d’insieme che è stata oggetto di ricerca di Brâncuși il quale considerava lo spazio intorno all’opera come parte integrante dell’opera stessa. Egli riteneva il gioco di composizione tra le sue sculture importante tanto quanto la loro esecuzione, al punto che nell’ultimo periodo si dedicò esclusivamente alla ricerca di questa armonia. Allorché un’opera veniva venduta, subito egli la sostituiva con il calco in gesso, così da non compromettere mai l’insieme.

L’artista romeno donò dunque l’atelier, situato al numero 11 dell’impasse Ronsin, con il
desiderio di preservarlo dalla demolizione, che fu però inevitabile. Per presentare l’opera di Brâncuși nella sua interezza venne dunque progettato un edificio che riproponesse l’atelier nelle dimensioni e nella forma originale. La difficoltà del progetto fu quella di rendere l’intimità e la tranquillità dell’impasse Ronsin all’interno della rumorosa piazza del Centre Pompidou. L’architetto italiano è riuscito in questo intento progettando un edificio introverso, le cui uniche aperture affacciano su un piccolo cortile alberato e racchiuso da mura che lo isolano dall’intorno.

Quando varchiamo l’ingresso ci lasciamo dietro i rumori del quartiere, il chiacchiericcio dellagente e il suono delle trombe dei musicisti di strada che raramente lasciano a questa zona un po’ di quiete. Appena entrati nell’atelier il silenzio e l’intimità che ci avvolgono sono spiazzanti, forse proprio a causa dell’accentuato contrasto con l’esterno. Il visitatore non può, fisicamente, entrare nell’atelier, ma solamente girarci intorno poiché è stato “sigillato” dentro ad una teca di vetro; esattamente come se affiancassimo la scultura per ammirarla da tutte le angolazioni. Questa scelta è indubbiamente molto significativa, poiché sottolinea l’indivisibilità dell’opera e pone in risalto la visione totalizzante di Brâncuși.

L’atelier è composto da tre stanze. La prima che incontriamo lungo il percorso di visita è la più importante; vi sono esposte numerosissime sculture realizzate in materiali differenti: legno, gesso, bronzo e pietra. Il candore delle pareti e la luce zenitale partecipano a creare un sentimento di quiete che pervade a poco a poco il visitatore.

L’armonia è la chiave del lavoro dell’artista romeno che si rivela, non solo nella composizione, ma altrettanto nelle forme delle singole sculture dai profili astratti ed arrotondati: esse evocano, mai descrivono. Rappresentano l’essenza delle cose, la loro radice arcaica. Appaiono contemporaneamente primitive ed estremamente moderne, raffinate, ma anche semplici.

Le altre due stanze, esteticamente meno travolgenti della prima, sono comunque molto interessanti. Esse presentano al visitatore gli attrezzi e l’angolo di lavoro dell’artista romeno. Grazie all’intervento di Renzo Piano l’atelier Brâncuși è oggi una piccola oasi di pace nel cuore pulsante della capitale francese.

 

 


FONTI

Visita dell’atelier

parigi.it

CREDITS

Immagini di proprietà dell’autrice