Fin dai tempi antichi l’essere umano si è sentito in dovere di comunicare ai posteri tutto ciò che poteva essere utile, prima oralmente e in seguito per iscritto. I racconti tradizionali e le pitture rupestri hanno lasciato il posto a manoscritti redatti da monaci amanuensi, fino ad arrivare a un vero e proprio mercato librario in cui i protagonisti erano e sono volumi di diverse dimensioni. Oggi la macchina da scrivere è stata accantonata e sono subentrati strumenti elettronici, quali computer e tablet, ma per molto tempo essa è stata uno strumento basilare per la composizione di testi. Facciamo un piccolo passo indietro, cercando di ripercorrere la sua storia.

La macchina da scrivere è uno strumento in grado di ottenere dei caratteri – lettere o numeri – mediante una tastiera collegata a dispositivi meccanici. In totale, si contano 52 giovani talentosi che, in epoche diverse, hanno cercato di creare il primo prototipo di tale invenzione.
Il primo brevetto, nominato cembalo scrivano e conservato nel Museo della Scienza e della Tecnica di Milano, fu progettato nel 1855 dall’avvocato novarese Giuseppe Ravizza ed era composto da seicento pezzi di legno e un centinaio in ottone.

Tra il 1864 e il 1869, Peter Mitterhofer, un artigiano e falegname del Sud Tirolo, costruì alcuni modelli di macchine da scrivere. Una volta terminati i lavori, Mitterhofer si recò a Vienna per presentare la sua invenzione all’imperatore Francesco Giuseppe I, incontro che malauguratamente non andò a buon fine.

Nel frattempo, negli Stati Uniti, il giornalista Christopher Latham Sholes studiò nuovi prototipi composti da una sequenza di tasti funzionali che evitavano l’incepparsi continuo delle leve dei caratteri. In questo modo, venne progettata l’attuale tastiera caratterizzata dallo schema QWERTY, appellativo recuperato dalla sequenza di lettere poste sulla prima linea di una normale tastiera partendo dal lato sinistro.

L’importanza commerciale della creazione si consolidò grazie all’industria bellica americana Remington che, credendo nelle sue potenzialità, iniziò a produrla dal 1874 al 1896. Inizialmente, per osservare ciò che veniva scritto e per controllare se fossero presenti degli errori nel testo, si doveva rialzare un apposito ripiano oppure girare il rullo contenente il foglio. Per tale motivo queste tipologie di macchinari vennero denominati ciechi. La prima macchina con scrittura visibile invece fu realizzata dalla società Underwood nel 1897: questo dispositivo divenne successivamente il modello standard delle macchine da scrivere.

Camillo Olivetti

Nel 1893 entrò in scena Camillo Olivetti. Dopo la partecipazione a un convegno in cui Thomas Alva Edison fece la prima dimostrazione di illuminazione, Olivetti rimase sbalordito dalle invenzioni a cavallo del nuovo secolo cosicché decise di trasferirsi a Stanford nel reparto universitario di ingegneria elettrica. Nel 1908 costruì la prima Olivetti presentandola nel 1911 all’Esposizione Universale di Torino.

Da questo momento, il prototipo venne continuamente perfezionato e si diffuse in modo così ampio da essere presente in quasi tutte le abitazioni cittadine. La sua importanza innescò automaticamente immediati sviluppi di questa tecnologia: si cercò di rendere gli apparecchi più leggeri, maneggevoli e portatili. Questo scopo fu esaurito nel 1921 con l’introduzione della prima macchina tedesca, Mercedes, contraddistinta dalla mancanza di rumore e dalla scrittura più uniforme.

Oggi sicuramente la presenza della macchina da scrivere all’interno degli alloggi è molto limitata a causa della rilevanza che hanno acquisito i personal computer e i tablet nel corso degli anni: questi strumenti sono divenuti dei pezzi da collezione, ma non vengono più utilizzati. Questo radicale cambiamento avvenuto in meno di un secolo riflette l’evoluzione della società moderna. Uno dei tanti meriti della macchina da scrivere fu l’aver permesso l’inserimento del genere femminile nel mondo del lavoro: pensiamo a Lilly Latham Sholes, prima dattilografa, il cui padre le affidò il collaudo dei prototipi. Anche per questo motivo è doveroso ricordare la storia di questa magnifica invenzione.