Dal 28 giugno all’8 settembre la GAM di Milano dedica un’esposizione al pittore e illustratore milanese Andrea Ventura. La mostra si inserisce nella programmazione che la collezione riserva, da qualche anno a questa parte, alla produzione artistica contemporanea. Promosso dal Comune di Milano, il progetto è curato da Paola Zatti, conservatore responsabile della Galleria, con la collaborazione di Alessandro Oldani.

Il percorso espositivo, allestito nelle sale del piano terra della Villa Reale, comprende una selezione di ritratti realizzati dall’artista per importanti testate giornalistiche di fama internazionale, come il New York Times. Il testo critico di Francesca Alfano Miglietti, esposto insieme alle opere di Ventura, riassume gli aspetti salienti del suo linguaggio artistico, guidando il visitatore alla scoperta dei segreti delle sue opere.

Classe 1968, Andrea Ventura trascorre gli anni della propria adolescenza a Milano, circondato da materiali di disegno e pittura. Durante le vacanze estive nella campagna toscana, inizia a dar voce a un suo mondo attraverso il disegno. In seguito, si iscrive alla facoltà di Storia all’Università degli Studi di Milano, anche se poi decide di dedicarsi alla pittura.

Nel 1991 si trasferisce a New York, dove frequenta corsi di pittura presso la School of Visual Arts, finché gli vengono commissionati ritratti da varie pubblicazioni. Nel corso della sua carriera, Ventura ha esposto i suoi lavori in diverse gallerie e istituzioni museali in Europa e negli Stati Uniti. Dal 2008 si stabilisce a Berlino.

L’atmosfera inconsueta che avvolge la sua produzione riflette lo spirito polemico con cui l’artista si affaccia alla realtà contemporanea: più che come un fatto compiuto, Andrea Ventura qualifica l’atto pittorico come un atto, al quale si accosta con l’obiettivo di prolungarne la vita.

Il metodo e lo stile con cui affronta il pensiero della pittura non sono quelli dell’artista che descrive il suo oggetto inserendolo nel proprio contesto perché lo considera compiuto e finito, cioè morto

Chiarisce Miglietti nel suo contributo critico.

Di fatto, le opere di Ventura rappresentano un’ “immagine del pensiero”, in grado di liberarsi da opinioni sterili e da qualsivoglia cliché, manifesto dell’univocità del reale, dell’uguaglianza di tutte le cose e della loro imprevedibilità.

Il bagaglio di influenze che ispira la sua produzione artistica si presenta particolarmente ampio: se da un lato, è chiaro l’intento di cogliere l’istante, l’attimo gelido, indipendentemente da quale sia l’oggetto della sua rappresentazione, seguendo i dettami della corrente impressionista, dall’altro si rivela altrettanto evidente l’interesse da parte di Ventura per la stravaganza delle forme tipicamente espressioniste, che, di fatto esprimono la sua costante curiosità nell’esplorazione del mondo e delle sue infinite sfumature.

Deposizione: omaggio a Mucchi (2016)

D’altro canto, la volontà di allontanare l’oggetto dal suo significato comune, conferendogli una valenza simbolica, richiama il repertorio della pittura metafisica: anche nelle opere di Ventura gli oggetti comuni vengono spesso accostati con una logica poco intuitiva, suscitando nell’osservatore un effetto di straniamento.

“Ribelli” (2016) costituisce un esempio lampante a riguardo, un olio su tela sul quale si stagliano elementi tradizionalmente riconducibili a una natura morta, accanto ad oggetti di vario genere dalle espressioni bizzarre.

Anche gli oggetti dipinti da Andrea sembrano presentare l’eclisse stessa degli oggetti, in un silenzio ingombrante di storie costruite intorno al vuoto di inquadrature dirette che colgono sospensioni di immagini in quei punti di vista insoliti che sfuggono alla storia

Scrive Miglietti.

Non a caso, i temi della poetica metafisica sono ricorrenti nelle sue opere: la solitudine, i misteri dell’infinito e del tempo, il fascino dell’ignoto e dell’enigmatico, ambientati in luoghi sospesi in un tempo immobile. Così, Andrea Ventura si conferma un amante delle incongruenze: gli oggetti sono incoerentemente inseriti in uno stato di caos, quasi da voler attingere tramite la pittura ad una realtà “altra”, raggiungibile solo attraverso “gli occhi della mente”, come sosteneva il metafisico Giorgio de Chirico.

È attraverso la raffigurazione del particolare, con una rigorosa attenzione al minimo dettaglio, che l’artista milanese vuole rappresentare una raccolta di percezioni visive, estraendo l’oggetto dalla sua dimensione temporale e facendogli acquistare, attraverso immagini dirompenti e distopiche, un significato nuovo.

Nell’opera di Ventura la lezione novecentesca è il punto di partenza per l’elaborazione di uno stile personale e istintivo, attraverso il quale l’artista si propone di filtrare la realtà contemporanea, guardandola dall’alto in modo critico e consapevole.

L’esposizione è visitabile da martedì a domenica dalle 9 alle 17:30


FONTI:

Milano Repubblica

CREDITS:

foto scattate dall’autore