Un libro sui giovani: perché i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male.

È con queste parole che Umberto Galimberti ci introduce alla sua lucida indagine sul malessere giovanile. Nel titolo lo definisce un “ospite inquietante”, un malessere a cui spesso noi stessi non sappiamo dare nome, non sappiamo identificarlo né definirlo. È il nichilismo, l’assenza di valori, la mancanza di riferimenti: si aggira tra noi e “fiacca la nostra anima”.  Quali sono le cause? E quali invece le soluzioni?

Nei primi capitoli il sociologo indaga i motivi e le conseguenze del nichilismo. Tutto ha origine a fine Ottocento: mentre Nietzsche annunciava “la morte di Dio”, la fiducia nella scienza e nei progressi tecnologici – che aveva caratterizzato il clima del positivismo – crollava. Oggi, quella visione ottimistica può dirsi definitivamente seppellita: il futuro non è una promessa, è una minaccia.

Nel mondo moderno, fondato su un unico valore, ovvero il denaro (e tutto ciò che sia riconducibile a esso), noi giovani siamo sfiduciati e disincantati. Ci sentiamo pervasi da un senso di nulla e incapaci di esprimere ciò che sentiamo, colpiti da quello che l’autore definisce “analfabetismo emotivo”. Sembrano inutili i tentativi delle scuole e delle famiglie o anche i rimedi in circolazione (psicoterapici, per esempio). Nessuno riesce più a interpretarci: solo il mercato sembra conoscerci e sapere come destare la nostra attenzione. Ci conduce così verso il consumo e il divertimento, quando a consumarsi è in realtà la nostra stessa vita: diventiamo incapaci di progettare un futuro. Solo il presente conta e viene vissuto infatti con intensità, come unico rimedio per offuscare, anche se per un breve momento, il nostro malessere.

Ciò che manca nelle nostre vite  è uno scopo: il futuro è per noi una minaccia, un punto interrogativo, imprevedibile e spaventoso. Si arriva quindi a domandarsi se valga la pena di lavorare, di studiare, nella totale assenza di una qualsiasi prospettiva. E quando queste domande non trovano risposta, ci si interroga sul significato stesso della propria esistenza, che non appare priva di senso perché costellata dalla sofferenza, ma insopportabile in quanto insensata.

A incrementare il senso di disagio è soprattutto l’individualismo esasperato che caratterizza la nostra generazione rispetto alle precedenti. Gli ingredienti principali della nostra società sono egoismo, arrivismo, acquisizione di beni, senza il minimo interesse verso il prossimo, il quale nemmeno viene notato nella frenesia delle nostre vite. Non sembra esserci spazio per le relazioni sociali. È chiaro quindi che il disagio non è solo psicologico, ma culturale: ogni singolo individuo è vittima di una diffusa mancanza di prospettive, progetti, senso e legami.

D’altra parte, però, è la società stessa che non impiega il massimo delle proprie energie per progettare una speranza.

 Per Galimberti questo è “il vero segno del tramonto della nostra cultura”. Sono chiamate in causa anche le scuole e le università, accusate  di non educarci ma solamente di istruirci, senza entrare in empatia con noi. Non è questo forse il segno più evidente del fallimento della nostra società? Scrive il sociologo al riguardo:

Che ne è di una società che fa a meno dei suoi giovani? Forse l’Occidente non sparirà per l’inarrestabilità dei processi migratori contro cui tutti urlano, e neppure per la minaccia terroristica che tutti temono, ma per non aver dato senso e identità e quindi aver sprecato le proprie giovani generazioni.

In questo deserto di insensatezza, in questo stato di perenne angoscia che si cela dietro lo svago e il disinteresse, esiste una via d’uscita? Galimberti indica come antidoto a questo male della nostra società, il nichilismo, solamente la cultura. Ancora più della cultura, è necessario che i giovani riscoprano loro stessi. Non dobbiamo orientarci quindi verso la ricerca di un senso, ma dobbiamo riconoscere ciò che siamo, le nostre virtù, le nostre capacità; ritrovare il segreto della giovinezza che è spesso a noi ignoto.

Affinché questo sia possibile, è necessario distanziarci da quella visione della giovinezza come di un’età di transito difficile e faticosa: il futuro è già scritto nel presente giovanile. Il “segreto della giovinezza” che va riconsegnato ai giovani è, prima di tutto, quello slancio che li sprona a sfidare la vita in modo temerario, immergendosi in essa. Perché il giovane, come scriveva Nietzsche, “viene spinto selvaggiamente all’esistenza”.

Nell’atmosfera nichilistica che avvolge la nostra epoca, nel disinteresse che ci caratterizza, siamo tutti chiamati a reagire. Il messaggio di Galimberti è chiaro: ciò che conduce alla dissoluzione di una cultura non è l’inarrestabilità dei processi migratori, l’azione dei terroristi, la fusione di culture. Il segno della crisi dell’Occidente si legge nella mancanza di riguardo verso la condizione giovanile, nello spreco di quelle che sono le uniche possibilità di rinnovamento: le nuove generazioni. E chi più di noi giovani dovrebbe far sentire la propria voce?

 


 

FONTI

U. Galimberti, L’ospite inquietante: il nichilismo e i giovani, Feltrinelli, 2008

https://m.youtube.com/watch?v=UQcvpevBVfI