Tradurre dall’italiano all’italiano: così definisce Piero Angela quella che per lui è la divulgazione scientifica in un articolo del 2009 per la rivista Ventunesimo Secolo. Infatti, il compito del divulgatore scientifico è rendere fruibili informazioni contenute in articoli e dossier scientifici al grande pubblico. La sfida più grande è proprio questa, ovvero trovare un punto d’incontro fra l’astruso linguaggio tecnico e quello più quotidiano e semplice di una persona comune. Inoltre, oggi le persone sono costantemente bombardate da immagini, post, video che riescono a trasmettere un messaggio in pochi minuti, se non addirittura secondi. Il divulgatore moderno, quindi, si trova dinanzi a un ostacolo ulteriore, ossia la bassa soglia d’attenzione delle nuove generazioni abituate ad avere tutto e subito.

Per questo motivo, molti professori e ricercatori stanno migrando verso i mezzi di comunicazione per eccellenza della nuova generazione: i social. Attraverso l’utilizzo di queste piattaforme non solo è possibile raggiungere qualsiasi fascia d’età, ma lo si può fare in maniera dinamica, veloce e soprattutto coinvolgente. Video su Youtube e storie su Instagram sono perfetti per veicolare informazioni che hanno come target il pubblico più giovane,  più vulnerabile e facilmente influenzabile.

Dario Bressanini

Dario Bressanini (@dario.bressanini), professore presso l’Università degli studi dell’Insubria a Como, con i suoi contenuti demistifica i falsi miti del cibo tramite esperimenti e fonti verificate, come ad esempio le proprietà miracolose attribuite al sale rosa dell’Himalaya e la leggenda dei cibi a energia negativa. La cucina è anche tema principale di molti suoi libri, come ad esempio La Scienza in Cucina e La Scienza della Pasticceria. L’amichevole chimico di quartiere si è anche lanciato in una campagna contro i tè detox, iniziata ormai più di un anno fa. Con una serie di video dedicati proprio all’argomento, supportato da dimostrazioni e spiegazioni scientifiche, Bressanini spiega perché le caratteristiche detossinanti di questi beveroni siano soltanto “fuffa”, come le definisce lui. Tra i suoi video più popolari c’è RISPOSTA a ‘’Segreti scioccanti dell’industria del cibo’’, nel quale svela le bufale dietro a un video virale ricreando gli stessi esperimenti.

Beatrice Mautino

Indirizzata a un pubblico femminile ma non solo, la biotecnologa Beatrice Mautino (@divagatrice) tratta l’aspetto scientifico del mondo della cosmesi. Autrice del libro Il trucco c’è e si vede, ormai giunto alla settima ristampa, il suo scopo è quello di fare chiarezza circa gli ingredienti presenti nei vari prodotti. Inoltre, si occupa anche di sfatare i luoghi comuni legati al mondo dell’industria cosmetica, come quello che vuole l’hennè preferibile alla tinta in quanto meno pericoloso. Più che su Youtube, dove ha pubblicato pochi video, la divulgatrice è attiva su Instagram e tiene la rubrica La Ceretta di Occam su Le Scienze. Grazie alle storie in evidenza, ognuno può accedere quando vuole a informazioni riguardo a temi come i solari e la cellulite. Recentemente è stata ospite nel canale Youtube di Marco Montemagno per partecipare al format 4 chiacchiere con.

Sempre legata al settore della cosmesi è la figura di Marica Signorello (@pink.flamingo). Laureata  presso l’Università degli Studi di Milano in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, ha sempre lavorato nel settore cosmetico, di cui è grande esperta. Nelle sue storie si possono trovare spiegazioni tecniche riguardo il mondo dei trucchi, come ad esempio la differenza nella produzione delle polveri cotte e di quelle compatte. Marica, insieme alla Mautino, ha anche smontato uno dei falsi miti più famosi del makeup, ovvero che aggiungere del collirio nel tubetto di un mascara secco ne prolunghi l’utilizzo. Addirittura, ha avvertito la sua utenza del pericolo di quest’azione, in quando molti colliri contengono alcool ed etanolo al loro interno e potrebbero causare problemi alla vista.

Grazie a figure come quella di Dario, Beatrice e Marica, si rende più consapevole una fetta di pubblico che, forse, non si sarebbe mai domandata perché su un’etichetta ci sia una dicitura piuttosto che un’altra. Con i loro post e video sono riusciti a creare una comunità attiva, aperta al dialogo e soprattutto desiderosa di imparare e acquisire maggiore consapevolezza.