Un po’ come Churchill, «spietato, ma tenero», così l’attore Norman Lloyd ricordava Alfred Hitchcock, per gli amici Hitch, il grande maestro del brivido dal carattere forte ma spesso umorale. Quintessenza del cinema giallo, Alfred Hitchcock, all’apice della carriera negli anni Cinquanta, è ricordato per film diventati pietre miliari: Psycho, Il delitto perfetto, Gli uccelli, Vertigo, Nodo alla gola, in una lista che non trova facile arresto. Una genialità a tutto tondo che è andata ben oltre il valico dell’ambito artistico-cinematografico, portando il cineasta a rischiare in territori meno noti, grazie a intuizioni prolifiche e preziose per la sua carriera. Correva l’anno 1955 e Lew Wasserman, agente di Hitchcock, convinse il maestro del grande schermo a lavorare per la televisione. L’avventura televisiva hitchcockiana – approdata anche sugli schermi italiani – è spesso lasciata ai margini e ignorata la sua importanza fattuale, non solo all’interno del corpus cinematografico di Hitchcock ma anche nel più ampio panorama culturale televisivo americano e italiano. Nel saggio di fresca uscita (aprile 2019, Marietti 1820) Brividi sul divano, gli autori Beatrice Balsamo e Giorgio Simonelli riportano luce su una zona ombrata ma di grande interesse, analizzando da una prospettiva organica la storia, i caratteri e l’incidenza dei telefilm hitchockiani.

Saggio di esili proporzioni  (appena un centinaio di pagine) ma dal contenuto ricco e originale,  Brividi sul divano si rivolge prima di tutto a un pubblico cinefilo – o, per meglio dire, filo-hitchockiano – che già ben conosce l’intera opera cinematografica del regista e dalla quale può attingere il necessario per addentrarsi nella sua produzione minore. Il saggio è infatti costellato di rimandi, appigli, longitudini – spesso anche sottesi – ai film di Hitchcock, avamposti dai quali non si può prescindere per una lettura e analisi dei suoi corti. In un’architettura di tre capitoli, dal linguaggio piano, lucido, in piena aderenza alla materia, scorre la genesi e la fortuna della produzione televisiva di Hitchcock, regalando ai lettori anche aneddoti, chicche divertenti,  guizzi tra le pagine della personalità stravagante e sempre un po’ spregiudicata del Maestro del giallo.

Il corpus dei prodotti televisivi di Hitchcock è sorprendentemente ampio, 440 pezzi in tutto, e in parte spurio; da qui partono Balsamo e Simonelli, mettendo ordine in una miscellanea un po’ confusionaria ma dall’impronta inequivocabile. Parte del primo capitolo è infatti dedicata a una curata catalogazione delle uscite televisive. La prima serie di corti è quella del 1955, Alfred Hitchcock Presents, andata in onda in America fino al 1961. 268 episodi, di cui soltanto 17 erano stati firmati da Hitchcock in qualità di regista. L’anno successivo circola sulle reti americane una seconda serie, Alfred Hitchcock Hour: 92 episodi; uno con regia di Alfred Hitchcock. Anche dopo la morte del regista, avvenuta nel 1980, continuano a essere prodotti i suoi telefilm, come la serie andata in onda tra il 1985 e il 1989: un insieme di remake, apertamente ispirati alla prima produzione Alfred Hitchcock Presents, dalla quale prende in prestito anche il battesimo. Nonostante la quantità numerica e la ben limitata autenticità, l’antologia di corti di Hitchcock presenta caratteri impressi e omogenei, non tradendo mai la cifra stilistica del cineasta. L’ironia beffarda, l’umorismo agrodolce, la suspense e il ricorso all’Unheimlich come assoluta matrice narrativa legano insieme, ben saldi, i 440 pezzi della crestomazia televisiva. I corti, infatti, erano realizzati da un manipolo di fidi collaboratori di Hitchcock, che ben conoscevano lineamenti di gusto e scelte narrative, come l’affermata produttrice Joan Harrison e l’attore Norman Lloyd, direzionati da qualche paterno consiglio del grande maestro:

Miss Harrison fa il casting, certo, e anche Norman Lloyd. Io cerco di tirar fuori consigli paterni cercando di non usurpare la loro posizione.

A fronte di un corpus tanto disomogeneo, Balsamo e Simonelli, con estrema cura e attenzione, inseriscono, come parentesi conclusiva del saggio, la preziosa appendice Film per la televisione con la regia di Alfred Hitchcock che riporta schede dettagliate (sceneggiatura, produzione, fotografia, interpreti…) di ciascun telefilm firmato dal regista.

Brividi sul divano non si ferma però a una mera catalogazione, ma indaga, nell’ultimo capitolo Da Hollywood alla Rai, anche la diffusione e lo sviluppo del fenomeno televisivo. La fortuna sul piccolo schermo di Hitchcock – intesa letteralmente, dato che lo rese il regista più ricco di Hollywood – si diffuse in tutto il mondo, raggiungendo anche gli schermi degli italiani. Sono passati sessanta anni dalla prima messa in onda, il 17 gennaio 1959, sulla RAI della serie del 1955, Alfred Hitchcock Presents. Di particolare interesse è l’attenzione e lo spazio che gli autori di Brividi sul divano dedicano al contesto in cui viene servito al pubblico il primo episodio della serie, Il falso indovino. Colpisce infatti la discrepanza e la profonda diversità tra l’impianto dei soliti programmi di palinsesto, tutti accomunati da una esplicita matrice didattica-pedagogica, e il telefilm di un regista dai celebri motti come

Un film è la vita a cui sono stati tagliate le parti noiose.

I libri in edizione economica sono molto interessanti ma penso che non sostituiranno mai i libri con le copertine classiche – sono degli ottimi fermaporta.

Ho una cura perfetta per una gola arrossata. Tagliarla!

Gli autori mettono in luce la scelta di rottura e senza dubbio coraggiosa di inserire Hitchcock nel palinsesto della serata, a maggior ragione per lo stato non propriamente floreo in cui versava il giallo sullo schermo domestico italiano sul finire degli anni Cinquanta – condizione nettamente diversa, se non opposta, di quella, popolarissima, del compagno cartaceo. La diffidenza verso il genere giallo trovava ancora una volta giustificazione in territorio pedagogico: la realtà di plastica, gli exempla pastello, che presentava la rete televisiva italiana mal si confacevano a un genere che, pur non tralasciando una morale di fondo, poneva in dialogo tra loro i gemini Bene e Male. In questo senso, Alfred Hitchcock Presents ha dato un giro al timone della televisione italiana: Brividi sul divano ricorda, e fa ri-scoprire, quando Alfred Hitchcock è entrato nelle nostre case spargendo i suoi benefici semi, spiritosi sberleffi, di spregiudicatezza, aiutando l’affermazione di un – da quel momento in poi – fortunato genere cinematografico e lo svecchiamento di un impianto televisivo, altrimenti manicheo e paludoso. Ed è questa lettura conclusiva che rende ancor più di valore il saggio Brividi sul divano, ché rivendica non solo la centralità di una stagione hitchcockiana elitariamente emarginata, ma riscopre anche il ruolo, e quindi il debito che la nostra cultura italiana – televisiva e non –  deve alla produzione del regista inglese.

 


FONTI

Beatrice Balsamo, Giorgio Simonelli, Brividi sul divano, Marietti 1820, 2019, Bologna.