La Luna è fonte d’ispirazione eterna e inesauribile per l’arte sin dall’antichità, da quando ha intrecciato sotto la sua luminosità perlacea interesse scientifico e poetico.

Luglio 1969. Il 20 luglio, la missione spaziale Apollo 11 conduce gli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins sulla Luna. Mentre Collins rimane in orbita lunare, Armstrong e Aldrin toccano con piede il suolo. È il primo allunaggio della storia dell’umanità e ha successo, nonostante i rischi che avrebbero potuto far morire i pionieri sulla Luna o nello spazio etereo. Tuttavia i complottisti sostengono che si tratti in realtà di un Moon Hoax, di un finto allunaggio simulato in uno studio cinematografico.

Vincent Van Gogh, Notte stellata

Luglio 2019. Il rapper Achille Lauro intona sulle note della sua nuova canzone È il 20 luglio del ’69 si sono fuori sisi sto sulla Luna”, Ryan Gosling appare sugli schermi delle televisioni a pagamento nei panni di Neil Armstrong con il film First Man-Il primo uomo. I media riecheggiano il Moon Day con documentari, servizi e notizie e c’è ancora chi si chiede se non sia stata tutta una messa in scena di Stanley Kubrick.

E l’arte figurativa? Unisce sotto l’egida di quel giorno tutte le sue celebrazioni della luna. Compagna dei poeti, aiutante silenziosa, madre nella notte, la luna rivive tra i versi del Canto Notturno leopardiano e non solo. Solinga, Eterna Peregrina, come la chiama il poeta, emerge nitida sopra i paesaggi rupestri, si immerge nel mare e rischiara, al di sopra dei più alti palazzi, le notti cittadine.

David Fleck, Luna

Ma partiamo dal 1889. Vincent Van Gogh dipinge la Notte stellata. Il titolo può sembrare deviante, ma protagonista di uno dei dipinti più amati e inflazionati della storia dell’arte è anche la luna. Riposa silenziosa in un angolo dell’opera, lasciando risplendere nel vortice notturno le stelle, tra cui spicca, brillante, il pianeta Venere. Quando Van Gogh dipinse il celebre ritratto era ricoverato presso la clinica di Saint Remy, dove dichiarava il suo impellente bisogno di religione.

Il paesaggio notturno da lui dipinto è quindi emblema della tensione verso l’infinito, l’assoluto, verso una verità celata tra le sinuose pennellate blu notte. La luna troneggia nel cielo rischiarando i pensieri, trasmette tranquillità, serenità, mentre si crogiola meditabonda accanto alle stelle. Così come sembra essere assente nell’ambientazione tetra di Campo di grano con volo di corvi, qui è nitida, visibile e comunicativa, nonostante rimanga sullo sfondo.

Gianni De Conno, Cosmicomiche

“Mi piace pensare che la Luna è lì, anche se io non guardo”. Lo diceva Albert Einstein, pensando al satellite craterico come una presenza certa, che sorveglia senza chiedere nulla in cambio. È una cornice imprescindibile, un accessorio notturno che accompagna i deliri insonni e fa da sfondo alle narrazioni fiabesche della buonanotte. Come i racconti de “Le Mille e una Notte, che sembrano l’ambientazione perfetta per i dipinti di David Fleck.

Le sue sono città ibride, che mescolano atmosfere europee e mediorientali. Sono incise nella notte, vivono illuminate dalla luna che le rende fonti inesauribili di narrazione. Nel loro anonimato possono plasmarsi sui molteplici profili delle “Città invisibili di Italo Calvino. Ed è sempre Calvino, con le “Cosmicomiche a donare alla narrazione sulla luna il racconto “La distanza della Luna. Il satellite diventa così una creatura che può essere amata e che si lascia amare.

La moglie del capitano amava il suo cugino sordo, e se il cugino sordo amava la Luna, lei era disposta a diventare un po’ Luna e a non fare mai più ritorno sulla Terra. Solo così, ogni volta che le mani e gli occhi del cugino sordo si fossero posati sulla Luna, quelle mani e quegli occhi sarebbero stati anche per lei.

Baya Clavez, Georges Méliès

Una splendida sfera lattea su cui si vuole fuggire dalla tediosità delle giornate terrestri. Un rifugio segreto, dove perdersi tra l’amore e i propri pensieri. Solamente con lo sguardo di un sognatore e la sentimentalità fanciullesca si può recuperare la poeticità dell’immagine lunare. Così come ha fatto l’illustratore Gianni De Conno, scomparso nel 2017, con la Luna di Calvino.

Sembra quindi che la luna non debba essere necessariamente il deposito di ciò che viene rigettato, lanciato via dalla Terra, come nel caso del senno dell’ “Orlando Furioso. È invece un luogo da esplorare, con il pensiero, l’immaginazione o con la celebrazione storica e scientifica. E qui si ritorna necessariamente all’allunaggio e all’iconico film del 1902 che lo ha anticipato: “Le Voyage dans la Lunedi Georges Méliès.

Il nome del regista è il titolo scelto dal pittore Baya Clavez per raccontare il suo ironico e accattivante omaggio al film. Nel dipinto, la luna è ferita a un occhio per colpa del razzo che l’ha colpita e guarda diffidente un ottocentesco Armstrong che emerge da un cratere.

Luke Jerram, Museum of The Moon a Milano

Cronologicamente e spazialmente più vicino a noi è il progetto itinerante di Luke Jerram: Museum of The Moon. Si tratta di una ricostruzione lunare di 7 m di diametro, fedele alle cartografie della NASA e in grado di avvicinare lo spettatore il più possibile alla Luna, com’era il sogno del cugino sordo delle Cosmicomiche. Per quale motivo? Perché sospesa su una piscina pubblica milanese, la piscina Cozzi, durante il mese di giugno 2019.

Anche se ormai l’installazione non è più visitabile, tuttavia rimangono le parole dell’artista come omaggio, conclusivo, alla luna. Nel corso della storia la luna ha ispirato artisti, poeti, scienziati, scrittori e musicisti di tutto il mondo. Diverse culture affondano le proprie radici nei rapporti storici, scientifici e religiosi con la luna, il Museum of the Moon ci permette di osservare e contemplare somiglianze e differenze in tutto il mondo.