Gli sportivi fra di voi riconosceranno che un allenamento in palestra a ritmo di musica ha tutto un altro sapore. Chi di noi non ha mai ascoltato una playlist creata appositamente per allenarsi, anche solo per fare qualche piegamento sul tappetino di casa?

Non è solo la classica corsa sul tapis roulant a essere, spesso, accompagnata da una colonna sonora. Oltre ai vari stili di danza – disciplina convenzionalmente legata a un accompagnamento musicale – esistono un’infinità di corsi e di sport che utilizzano la musica come sottofondo o come vera e propria base ritmica da seguire per tenere il tempo o per rendere più facile l’esecuzione di alcuni movimenti in serie. Basti pensare alla ginnastica ritmica, allo zumba, allo spinning, fino ad arrivare ai ritmi più distesi del pilates o ad attività sportive meno convenzionali, come il pattinaggio artistico su ghiaccio o rotelle, e chi più ne ha più ne metta.

Cosa dice la scienza?

Non si tratta solo di creare l’atmosfera giusta: dietro all’utilizzo di basi musicali nell’ambiente sportivo ci sono anche delle ragioni scientifiche. Una ricerca britannica ha dimostrato la veridicità delle teorie che sostengono che la musica abbia effetti benefici sul rendimento sportivo.

Il ritmo

In effetti, è stato dimostrato che il nostro corpo è naturalmente propenso a adattare i propri movimenti al tempo della musica che si sta ascoltando. Questo ci porta a scegliere, intuitivamente, delle basi musicali con ritmo più serrato per allenamenti più intensi, per esempio allenamenti cardio, durante i quali l’obiettivo è quello di mantenere il corpo in movimento costante facendo salire la frequenza cardiaca e bruciando massa grassa. Oppure brani più lenti per allenamenti che prevedono movimenti più misurati, come esercizi posturali o di definizione.

Musica come distrazione

Un’altra caratteristica della musica, non solo in ambito sportivo, è che quest’ultima ha la capacità di spostare l’attenzione su di sé e lontano da altre problematiche di vario genere, come dallo sforzo fisico.
Portando il discorso su note decisamente più amare, potremmo portare l’esempio del genere blues, nato proprio partendo da queste premesse: gli schiavi afroamericani che lavoravano nelle piantagioni di cotone degli stati meridionali degli Stati Uniti erano soliti cantare canzoni, che sarebbero poi diventate la base del blues che conosciamo oggi, proprio per alleggerire il proprio carico di fatica e per cercare di pensare il meno possibile alla mole di lavoro che dovevano svolgere ogni giorno.

Per usare un termine tecnico, ascoltando musica ci si “dissocia”, ovvero la percezione dello spazio/tempo viene ridotta così come quella della fatica che, automaticamente, diventa più sopportabile.

Musica ed emozioni positive

Nello stesso modo in cui influisce sul ritmo dei movimenti del nostro corpo e sulla nostra percezione dello spazio circostante, la musica ha un effetto anche sul nostro stato d’animo e contribuisce a fare emergere sentimenti positivi che motivano chi l’ascolta, mitigando tensione e rabbia e trasformando un allenamento faticoso in una divertente sfida con se stessi.

Alzi la mano chi tra di voi non ha mai ascoltato musica motivazionale per rimanere positivo a fronte di qualche evento importante per il quale si sentiva un po’ sotto pressione. Questo stesso metodo lo usano anche gli atleti professionisti che, seduti a bordo campo, ascoltano musica per rilassarsi o per mantenere alta la concentrazione e l’adrenalina prima della prestazione.

In effetti, uno studio finlandese condotto su un campione di diciassette nuotatori ha dimostrato che il diverso stato d’animo degli atleti immediatamente prima di una competizione influiva in positivo o in negativo sul risultato finale. Quindi gli atleti che riescono a gareggiare con un mindset positivo, grazie alle influenze che la musica ha sul loro stato d’animo, ottengono prestazioni migliori.

Per capire quanto la musica possa influire sui risultati di una gara (in positivo o in negativo) basti pensare che durante alcune competizioni è stata addirittura bandita poiché avrebbe costituito un vantaggio in termini di miglioramento di prestazioni per alcuni oppure in quanto fonte di distrazione per altri.

Musica come sottofondo

Nonostante tutto, non sempre la musica viene scelta per le sue proprietà (benefiche o meno) sul rendimento degli atleti. Durante le partite che prevedono un pubblico si tende, infatti, a inserire la musica come mero sottofondo e non, dunque, per l’effetto “terapeutico” che può avere sui partecipanti alla gara. In questo caso ci si concentra sull’idea di spettacolo e la musica serve proprio per dare alla platea di spettatori l’idea di stare assistendo a un vero e proprio show. Questo succede soprattutto durante le partite più importanti di sport ad alto seguito, come il basket o la pallavolo. In effetti, l’utilizzo di musica asincrona, ovvero quella musica che non ha lo scopo di dettare il ritmo dei movimenti, non ha particolari effetti sugli atleti ma è invece impiegata in favore del pubblico presente.

L’utilità della musica in ambito sportivo è quindi comprovata scientificamente, il che aggiunge una certa autorevolezza alle teorie che tutti noi abbiamo messo in pratica quando ci è capitato, pulendo casa, di accendere la radio per spolverare più velocemente e per sentire meno la fatica.