La notte di San Lorenzo –conosciuta da tutti anche come ‘Notte delle stelle cadenti’– coincide con il 10 agosto. Alla loro visione, qualcuno esprime ad occhi chiusi un desiderio mentre qualcun altro –meno superstizioso– sorride divertito. Quel che è certo è che la natura, quando meno te lo aspetti e ci pensi, ti regala emozioni e sensazioni difficilmente paragonabili.

Se esprimi un desiderio è perché vedi cadere una stella, se vedi cadere una stella è perché stai guardando il cielo, se stai guardando il cielo è perché credi ancora in qualcosa” – affermava Bob Marley

Le stelle cadenti, e di conseguenza la loro storia, hanno origini antichissime. Fin dai tempi più remoti sono state studiate, analizzate e riconosciute per le proprietà ed influenze che hanno avuto sugli uomini. Ciò che noi chiamiamo ‘stella cadente’ è in realtà un insieme di frammenti di meteore, che diventano visibili all’occhio umano quando entrano in contatto con l’orbita terrestre. Portatrici di ghiaccio, biossido di carbonio e metano, divengono iridescenti quando tutti questi elementi si consumano e si dissolvono nello spazio. È proprio quello il momento in cui le vediamo cadere nel cielo, anche se in realtà non è corretto parlare di caduta, quanto piuttosto di dissolvenza.

Da sempre la loro esistenza è terreno fertile di dibattito. La nostra cultura –basata principalmente sulla dottrina cristiana– è legata alla visione magica e superstiziosa. La tradizione associa tutto ciò alla storia di San Lorenzo, martire carbonizzato vivo. Le stelle, infatti, ricorderebbero i lapilli scoppiettanti del carbone ardente, che formano giochi luminosi e scie inaspettate, proprio come quelle a cui assistiamo –si spera– alzando gli occhi al cielo durante la notte del 10 agosto.

La questione intriga continuamente intellettuali, studiosi, artisti e pittori. Questi ultimi, noti per aver ampie vedute, sono stati attirati dalla forza e dalla bellezza del cielo. Hanno saputo rappresentare al meglio ciò che si prova di fronte a cotanta potenza.

Uno degli esempi più noti è l’uso che ne fa l’artista Vincent van Gogh, pittore olandese. Questo è riuscito ad esprimere la profondità delle stelle e del cielo che le ospita tramite una delle tele più conosciute di tutto il mondo – “La notte stellata”. Realizzata nel 1889, la tela raffigura un paesaggio notturno di Saint-Rèmy-de-Provence, regione meridionale della Francia. Le forti pennellate decise e vorticose, in netto contrasto con lo sfondo blu acceso, danno senso di movimento e di cambiamento. I colori, stesi con pennellate nervose e brevi, portano dietro di sé scie luminose e circolari, come stelle cadenti per l’appunto.

Nel corso del Trecento, Enrico Scrovegni –ricco usuraio padovano– fece costruire a Padova una cappella, inizialmente privata e pensata poi come futuro mausoleo. Degli interni e delle iconografie dipinte sul soffitto se ne occupò Giotto, che terminò il lavoro nel 1306. Il soffitto riprende le allegorie del cielo, poste su un grande sfondo blu stellato. La sua visione è totalizzante. Fa riflettere sull’immensità di ciò che ci circonda e – soprattutto– ci sovrasta. L’artista ha volutamente scelto di rappresentare il cielo sul soffitto, cosicché si abbia piena consapevolezza della sua preminenza su tutto il resto.

 

Qualche secolo prima, invece, –esattamente nel mezzo dell’arte egizia– viene completata la tomba della regina Nefertari. Questa è di recente scoperta. Infatti, viene rinvenuta soltanto poco più di cento anni fa da un egittologo italiano – Ernesto Schiapparelli, direttore del Museo Egizio di Torino. La sua grandezza fa intuire l’importanza che all’epoca si attribuiva ai re e alle regine. Nefertari, precisamente, fu ‘grande sposa reale’ di Ramesse II, faraone della XIX dinastia.

 

La tomba viene ancora oggi considerata come una delle più belle della valle, in particolar modo per le sofisticate pitture che decoravano il soffitto e le pareti. Queste –adornate con accesissimi colori– riprendono i temi dell’aldilà. La volta azzurra è ricchissima di stelle gialle a cinque punte e il tutto ritrae il viaggio della regina nell’oltretomba. Anche se concepita moltissimi secoli prima, anche questa dà importanza al firmamento e alla suggestione che questo provoca sull’animo umano.

Il punto è questo. Il cielo è sempre stato visto e concepito come qualcosa di grandioso ed inarrivabile. L’essere umano, spesso, si è aggrappato alla sua potenza e al suo significato più intrinseco. Significato che può avere più facce a seconda di chi lo esprime. Per qualcuno non è altro che una distesa colorata, o meno, al di sopra della terra; per qualcuno è libertà e movimento, e di conseguenza positività; a qualcun’altro fa paura perché spesso associato alla morte. Insomma, il cielo è ricco di significati, spesso ignorati o sottovalutati, spesso non positivi, ma sicuramente per molte persone non irrilevanti.

Le stelle cadenti, in tutto questo grande contesto, sono solo una piccola parte. Sono nulla di fronte alla vastità che le circonda. Indiscutibilmente però, fanno parte della tradizione culturale del mondo. Anche se –da molti– sono considerate prive di significato, hanno altrettanto riscontro e apprezzamento da coloro che non vogliono smettere di sognare e di pensare con positività.

Qualche volta i desideri si realizzano. Non si sa se è merito delle stelle cadenti e delle loro scie che illuminano il cielo, ma immaginare che sia così non è poi cosa sbagliata. Sognare, in fondo, non costa nulla.