Pochi artisti sono in grado mettersi in gioco costantemente senza scadere nella banalità. Clint Eastwood non si è mai adagiato e la sua ultima fatica ne è testimone. The Mule esce nelle sale italiane a febbraio 2019 , 10 anni dopo Gran Torino; tanto tempo è stato necessario per tornare a dirigere se stesso in un film. La trama è basata su una storia vera, un articolo pubblicato nel 2014 sul New York Times. Clint interpreta un anziano signore di nome Leo Sharp  che ha dedicato la sua vita alla coltivazione dei fiori arrivando a trascurare la moglie la figlia. Il rapporto con la famiglia appare fin da subito problematico, solo la nipote sembra volergli bene.

Sopraggiunge la crisi economica, Leo è costretto a chiudere l’attività e licenziare i suoi aiutanti. Un soggetto lo avvicina proponendogli un lavoro sulla carta semplice; deve soltanto fare il corriere. Armato del suo pick up (anche qui come in Gran Torino il mezzo di trasporto ha un ruolo pratico e simbolico notevole) Leo inizia a fare la spola tra i garage, in cui avviene il carico di “misteriose” borse, e i motel che sono il luogo di ritiro della merce. In questa prima parte Clint gioca il ruolo del vecchio ingenuo che non si rende conto di quello che sta facendo, anche di fronte all’evidenza.

Eluso un controllo della polizia, Leo decide di aprire i pacchi venendo meno agli ordini e scopre che è stato usato per trasportare droga. Tuttavia decide di proseguire l’attività e le vicende prendono una piega sempre più drammatica. La moglie si ammala gravemente ed è solo in questa situazione che Leo si rende conto del tempo perso. Riscoprendo questi valori troppo tardi e solo nel momento della sofferenza, rimane accanto a lei fino a che questa esala l’ultimo respiro.

Nel frattempo la sua vita si era intrecciata casualmente con quella del detective Colin Bates, incaricato di scoprire l’identità del corriere del traffico di stupefacenti, il quale non sospetta nulla del suo coinvolgimento. I loro incontri sono sempre molto intimi e ricalcano il rapporto padre figlio: Colin prende subito in simpatia Leo e inizia a raccontargli dei suoi problemi con la moglie. Quest’ultimo, che acquista una consapevolezza sempre maggiore dei suoi errori, non perde occasione di dispensare consigli sull’importanza di stare vicino a chi si vuole bene, a cercare una mediazione e non ripetere i suoi stessi errori.

Il finale presenta un grosso colpo di scena. Leo viene fermato dalla polizia e naturalmente lo stupore di Bates è enorme: lui ormai si era affezionato a quel simpatico vecchietto, mai avrebbe immaginato che fosse implicato in un crimine del genere. Per questo decide di offrigli il suo aiuto affinché non debba passare, alla sua veneranda età, il resto dei suoi giorni in carcere.

Leo sorprendentemente rifiuta e si dichiara pienamente colpevole. Egli, infatti non sente di aver più nessuno che provi affetto per lui, non ha più nessuno che riempia le sue giornate. La prigione rappresenta anche una catarsi per tutti gli errori che ha commesso nella vita. L’immagine conclusiva è una panoramica in cui, mano a mano che ci si allontana,  viene mostrato Leo che coltiva il suo orticello nel giardino della prigione in una sorta di circolarità che lo riporta al lavoro per cui si è dedicato tutta una vita.

Clint Eastwood quest’anno compie 89 anni e i segni dell’età sono ben visibili sul suo volto. Nonostante ciò ogni volta che appare sullo schermo l’aura di grande star resta intatta e non si può fare a meno di  accennare un sorriso di soddisfazione. La forza del suo successo è l’onestà: non vuole presentarsi per quello che non è, non vuole assumere ruoli che non lo rappresentano. Il non nascondere i segni del tempo gli fa onore; è un uomo consapevole che, nonostante si sia lasciato dietro il grosso della vita, ha ancora molto da dire.

Forse Eastwood con questo film ha voluto esorcizzare in maniera più o meno esplicita alcuni errori che ha commesso nel corso della sua esistenza ma il monito verso tutti è chiaro: il tempo è prezioso, usatelo per stare vicino alle persone a cui volete veramente bene perché poi potrebbe essere troppo tardi.

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