Carissima Marianne, sono appena dietro di te, così vicino da poterti prendere per mano. Questo vecchio corpo si è arreso, proprio come il tuo, e l’avviso di sfratto arriverà da un giorno all’altro. Non ho mai dimenticato il tuo amore e la tua bellezza. Ma questo già lo sai. Non ho altro da aggiungere. Fai buon viaggio, amica mia. Ci vediamo in fondo alla strada. Amore e gratitudine.
Leonard

Con queste parole Leonard Cohen, il celebre artista e poeta di Hallelujah, salutava la donna della sua vita, la musa norvegese che riteneva “così bionda per il cuore”. Marianne Ihlen muore in una calda giornata di fine luglio, nel 2016. Cohen l’avrebbe seguita quattro mesi dopo.

Quella tra il musicista e Marianne è una storia d’amore tanto intensa quanto fragile, trasposta recentemente in un docufilm, diretto da Nick Broomfield, che le sale italiane purtroppo non hanno trasmesso.

La storia comincia nel 1960, sull’isola greca di Idra. Cohen allora è solo un “canadese dai capelli scuri, la coppola, le scarpe da tennis e lo sguardo intenso”. Sull’isola, Cohen aveva comprato una casa per dedicarsi completamente alla scrittura: aveva infatti già pubblicato due raccolte di poesie, mentre il primo disco sarebbe stato pubblicato solamente sette anni dopo. In queste sette anni l’artista ha modo di conoscere l’isola, covo di scrittori, giornalisti, ma anche di relazioni passeggere.

Come un uccellino sul filo

MarianneMarianne Ihlen, allora venticinquenne, si trova a Idra con il marito, Axel Jensen, che se ne va presto al seguito di una poetessa, lasciando Marianne sola con un figlio di appena sei mesi. Creativa, giovane, con l’ambizione di diventare attrice, la donna incontra Leonard, ed è amore a prima vista. I due si frequentano e vanno a vivere insieme.

Alla sua musa nordica l’artista dedica alcune poesie, la maggior parte delle quali confluite nella controversa raccolta dal titolo ossimorico Flowers for Hitler. Cara Marianne, sei l’antidoto al male del mondo.

Conosco un modo per vivere
travolto dalla luce –
i tuoi capelli biondi

l’impronta della tua bocca
è una voglia stampata
sulle mie energie

amarti è vivere
un diario perfetto

– prometto a me stesso –
mai lo scriverò

Songs of a room
Songs from a Room

Non solo poesie. Leonard Cohen come cantante deve ancora sbocciare, ma quando lo fa, è proprio alla donna dai capelli lucenti che dedica alcune canzoni dei suoi primi due album, Songs of Leonard Cohen (1967) e Songs from a Room (1969). La copertina posteriore di Songs from a Room propone inoltre una fotografia di Marianne in Grecia, davanti alla macchina da scrivere di Cohen, avvolta in un asciugamano bianco.

Una casa semplice, una vita modesta, quella dei due giovani sull’isola. Libera come la gioventù. Marianne Ihlen un giorno, da una finestra, vede un uccellino posarsi su un filo del telefono appena installato: un’immagine che le ricorda delle note musicali. Nasce così la malinconica Bird on a Wire, con cui per anni il musicista diede inizio ai propri concerti:

Like a bird on the wire,
like a drunk in a midnight choir
I have tried in my way to be free.

Quando si è giovani, si è così liberi di amare, che ogni grande amore risulta appeso al filo del telefono. Anche la relazione tra l’artista e la sua musa è destinata a volare via. Cohen aveva allora fame di esperienze, voglia di conoscere, di viaggiare, di sperimentare. Si stancava presto. I due cominciano a vedersi sempre meno, finché Leonard non conobbe Suzanne Elrod nel 1969, futura moglie e madre dei suoi due figli.

Anche Marianne inizierà una nuova vita, sposando Jan Stang, dipendente di un’industria petrolifera. Confesserà, tuttavia, di aver sognato Cohen per quarant’anni, dopo la fine del loro rapporto. E forse neanche Cohen l’ha mai dimenticata.

Addio, Marianne

We met when we were almost young
deep in the green lilac park.
You held on to me like I was a crucifix,
as we went kneeling through the dark.

Oh so long, Marianne, it’s time that we began
to laugh and cry and cry and laugh about it all again.

All’amore dei parchi verdi di lillà, Cohen dà un commosso addio nel 1967, con la celebre So Long, Marianne. I due rimangono però, pur non vedendosi per anni, in buoni rapporti, anche se Marianne ha cambiato di nuovo cognome, anche se ora è la signora Stang, e lo sarà per il resto della vita.

Poi la giovinezza e gli amori finiscono. Quando Marianne si ammala di leucemia e si trova in fin di vita nel luglio 2016, Cohen viene avvisato da Jan Christian Mollestad, loro comune amico. Il musicista le scrive una lettera, che in breve tempo fa il giro del mondo, colorata da toni più enfatici e parole più strappalacrime di quelle che il cantante ha effettivamente usato.

Quando Mollestad legge la lettera ad alta voce, Marianne sorride e allunga la mano, quasi a voler afferrare quella dell’amante lontano. Così ricorda l’amico di entrambi:

Solo due giorni dopo ha perso conoscenza ed è scivolata verso la morte. Ho scritto a Leonard di averle canticchiato Bird on Wire negli ultimi istanti della sua vita, era la canzone che lei sentiva più vicina. Poi l’ho baciata sulla testa e ho lasciato la stanza, dicendo: «So long, Marianne».

MariannePoche settimane dopo la pubblicazione dell’ultimo album, You Want it Darker, la notte del 7 novembre 2016 si spegne anche Leonard Cohen. Per un valore di 800.000 euro, le lettere tra i due ex amanti vengono battute all’asta. Dispiace ridurre un amore a una pila di banconote.

Forse però ciò che è avvenuto tra Leonard Cohen e Marianne Ihlen, così romantico, così intenso e così sfuggevole, non ci è concesso comprenderlo.

I will never find the faces
For all goodbyes I’ve made.