Mark Twain diceva :

“Un banchiere è uno che ti presta il suo ombrello quando c’è il sole, ma lo rivuole indietro appena inizia a piovere.”

Il sistema bancario è da sempre visto come quel soggetto egoista e pronto a tutto per il guadagno e per la sua certezza. Un sistema indifferente alle vere necessità, eppure dipendente dai fatti.

A palazzo De Carolis invece, nel vecchio Banco di Roma, si sono tenuti i lavori che hanno visto la collaborazione tra i rappresentanti delle imprese e l’Unicredit Bank, un forum che vuole essere uno dei passi verso un maggior dialogo tra il sistema finanziario e l’impresa.

“I NUOVI VALORI DELL’IMPRESA: CONOSCENZA E RESPONSABILITA’ PER IL TERRITORIO  –  CRESCERE VALORIZZANDO GLI INTANGIBILI”.

Un evento che ha avuto come protagonisti in primis Giovanni Forestiero (Regional Manager Centro UniCredit) e Lavinia Biagiotti ( Presidente Advisory Board Territoriale UniCredit Centro), che alle  10, dopo i loro saluti e il minuto di silenzio nel rispetto della morte dello scrittore Camilleri, hanno aperto la discussione. La Dottoressa Antonella Mansi, Vice Presidente di Confindustria, parte dalla parola congiuntura e chiede:

“Cosa poter fare?”

Lo scenario che ci circonda non è tra i più felici. L’economia globale rallenta, la produzione industriale è ai minimi e l’Italia resta allo 0.7 %. E’ necessaria una risposta, è necessario trovare un nuovo modo di fare impresa. L’impresa di successo, dice la dottoressa Mansi, è più di una semplice esigenza di business, ma si compone di risorse intangibili e di opportunità sociali. La conoscenza e la responsabilità divengono i due valori forti, alla base degli assets intangibili. Ma che cosa sono gli assets intangibili?

  • capitale etico
  • capitale innovazione
  • capitale di immagine

L’imprenditore diventa quindi colui che rende tangibile l’intangibile, offrendo al pubblico non più solo un prodotto ma la conoscenza e la bellezza che racchiude. Un’intangibilità che deve essere anche meglio comunicata tramite gli stakeholder; impegno di Confindustria è infatti quello di migliorare la comunicazione sui valori immateriali dell’industria. Una comunicazione efficiente per una migliore efficienza allocativa. E migliorare la comunicazione non solo vorrà dire agevolare gli impresari, ma gli stessi investitori. Dal 2011 infatti gli investimenti in termini di credito bancario sono diminuiti di 140 miliardi, una cifra che potrebbe aumentare nel futuro a spesa delle pmi incapaci di garantire il risarcimento. Una frase che fa rabbrividire, tanto più in un’Italia che è tra i paesi più all’avanguardia per numero di brevetti, chiamata:

la fabbrica intelligente e bella.

Sì, bella! Sembrerà assurdo, ma nel cuore di una discussione economica si è parlato di bellezza. L’Italia è il bel paese, che con le sue imprese culturali e creative ha prodotto 92 miliardi nel 2017 e ha contato più di 1,5 milioni di occupati. La bellezza e la cultura, tra i più intangibili degli assets, sono tra quelli che più generano valore e rafforzano i valori sociali e democratici del paese. La discussione non ha ignorato nemmeno i temi della conoscenza, dell’innovazione e dell’impresa sociale. Temi fondamentali che hanno avuto maggior spazio nelle ore successive.

Sono stati infatti organizzati quattro tavoli di discussioni, svolti parallelamente, che hanno visto la partecipazione di tutti gli invitati e il ruolo attivo di un moderatore. Le sessioni di approfondimento sono state le seguenti:

  • Il valore sociale dell’Impresa 
  • Ricerca E’ Sviluppo – Impresa 4.0 e Life Science
  • La forza della bellezza – Impresa Culturale e Creativa
  • Origine e destinazione: il valore del territorio – Agrifood e Turismo.

Nella sala Aurora si è tenuta la discussione sull’Impresa Culturale e Creativa e il suo legame con il sistema finanziario. A questo tavolo hanno preso parte rappresentati del mondo artistico e culturale (Maxxi e CoopCulture), del mondo del design, dell’editoria e dell’audiovisivo (Palomar) e infine di quello finanziaziario (L. Izzo).  In questa sessione sono emerse due criticità:

Dove deve investire la banca?

Quale è la vera forza della bellezza?

Quando si parla di cultura è infatti difficile comprenderne il valore, ma la verità è che la sua conoscenza produce effetti importanti sulla nostra vita e la sua qualità. Investire sulla cultura, è emerso dalla discussione, vuole dire investire nel capitale sociale che non solo ha ricadute economiche, ma crea valore nazionale (come il senso di appartenenza) perché rafforza la memoria, creandone alla stesso una nuova. Il compito della banca deve essere quello di investire nella bellezza, perché tale investimento ha due importanti effetti:

  1. Sull’innovazione: sviluppando un nuovo modo di fare culturale, producendo una nuova conoscenza, istigando al connubio tra arte e scienza. Emblematica è la relazione tra architettura e campo scientifico.

  2. Sul territorio.

Riguardo il secondo punto, chi si occupa di bellezza non è sordo alle voci del territorio, anzi si mischia con esse e produce qualcosa di unico e delle volte necessario. Il Maxxi a questo proposito aprirà a breve una nuova sede a L’Aquila. Sempre su questa linea CoopCulture ha precisato che gli investimenti non devono essere mirati alla Cooperativa, ma ai suoi partner territoriali, che più di tutti meritano la possibilità di crescere. La banca, investendo sulla bellezza, non solo investe sulle imprese e sull’innovazione, ma investe sul territorio e sul suo futuro.