Se si dovesse scegliere un aggettivo per le narrazioni di Raul Montanari, sarebbe fisiche, o qualcosa di più, corporali. La sua è una scrittura che avvolge i corpi, ne trasuda i bisogni, gli impeti e le debolezze, e si fa segno fisico: La perfezione ne è un esempio, perfetto.

Ad accogliere il lettore al primo capitolo, L’inizio, c’è subito un corpo che fende l’aria a forza di flessioni e tensioni muscolari. Quel fisico vivo e affamato che si afferma prepotentemente sul palcoscenico narrativo è uno dei protagonisti del romanzo e quella mattina deve arrivare a cento piegamenti. Ha il viso sfregiato, l’incubo ricorrente di un bisturi e rigurgiti di un passato tormentato alle spalle. Ha trent’anni ed è ospite della nonna in un paesino di provincia. Barricato in casa, con la testa vuota, la sua unica curiosità è la vicina di casa Alessandra, conosciuta solo per i piedi, «graziosi, morbidi e decisamente umani» e per le eleganti caviglie sottili e nervose, intraviste dal terrazzo. Un piccolo accenno di femminilità che esploderà nel personaggio della giovane Adriana, barista per la stagione estiva in un albergo della medesima provincia, il cui rigoglioso corpo viene sminuzzato in un’indagine maniacale: cosce lunghe ed eleganti e insieme sode, piene e calde; seni e sedere rotondi e consistenti. La bellezza di Adriana si intreccia a un altro corpo altrettanto prorompente, quello del  cosiddetto Olandese, uomo misterioso in villeggiatura all’albergo per pescare trote, le cui proporzioni sono a dir poco titaniche: statura imponente, mani enormi, spalle e petto sterminati.

Era il 1994 quando il romanzo La perfezione venne pubblicato grazie a un’intuizione di Aldo Busi, a cui si deve il conio di quel libro da lui trovato, per l’appunto, perfetto. Oggi nel 2019, venticinque anni dopo,  Baldini+Castoldi decide di ristamparlo, omaggiando un libro che, a metà anni Novanta, ha inaugurato il sentiero del nuovo noir italiano, affianco ai compagni, altrettanto pionieristici, Andrea Pinketts e Carlo Lucarelli. Per l’occasione, sabato 3 agosto la rassegna culturale nelle dimore storiche di Sovere, Voci a Palazzo, ospiterà a Palazzo e Torre Foresti l’autore, che presenterà la ristampa e ripercorrerà le tappe del suo romanzo.

Raul Montanari, che abbiamo recentemente intervistato in occasione della vincita del premio La Provincia in Giallo conLa vita finora, si conferma con questa prova pescata dal passato un sapiente frequentatore del genere noir che sa coniugare la tecnica di artigiano della scrittura all’abilità di creare immagini che attecchiscono alla mente come pungenti punteruoli.

Adriana è ancora molto giovane, ha lasciato gli studi e la casa paterna perché attratta dal mondo fuori, che si aspettava avvincente ma che le si rivela scorrere sotto gli occhi come un fiume piatto e noioso. A portare lo scroscio di vita che la ragazza tanto aspettava è una jeep nera che romba sulla strada di notte, diretta allo stesso paesino, in una valle immersa tra le montagne, dove Adriana era andata a lavorare per la stagione estiva. Era il 26 luglio.

La valle fa da sfondo a tutta la vicenda – come era stato anche per La vita finora –, una scelta originale che mette in moto, seppur rovesciandolo, il dialogo tra città e campagna. La campagna per tradizione è locus amoenus, landa, piana e lucente, in cui si vive di serenità e morigeratezza, opposta al gorgo complesso della città, epicentro di corruzione e frenesia. Raul Montanari scardina la dialettica e racconta una provincia piena di ombre e misteri che sembrano riflettersi nel paesaggio circostante. Al centro della valle c’è un grande lago, una macchia di petrolio senza fondo incastonata tra alberi e montagne. I protagonisti di La perfezione sono attratti e sedotti dallo specchio lacustre che insieme li chiama e li respinge.

Una manciata di case casine casette e un campanile, con una piazza in mezzo e il lago su tutto, dappertutto, un assedio di acqua scura e immondizia, odore di acqua stagnante, di putrefazione, salsicce strinate (aveva una gran fame, Adriana), alghe marce e altro ancora.

Lo specchio d’acqua, che sia lago immobile o torrente scrosciante, diventa il set di vuote contemplazioni, di incidenti mortali, di incontri funesti e di un delitto che si fa strage. In tutto il libro la natura è partecipe della storia, un ingrediente narrativo che fa da cassa di risonanza alle intemperie umane:

Un lampo scintillò sul fianco della montagna, subito seguito dal tuono, e gli sembrò che quella scelta che la natura faceva, ora, di farsi sentire e vedere così sfacciata, prepotente, lontana dalla discrezione di dieci anni prima – sole pallido e cielo più grigio che azzurro allora, come un fondale indifferente – gli sembrò che quella voce impudica e gli schiaffi della pioggia e delle raffiche improvvise di vento che risalivano il canalone avessero il sapore di un riassunto, la risposta a una domanda inespressa, il punto fermo alla fine di un paragrafo.

Il paradigma nero di Montanari porta sempre allo scontro il bene e il male, dal quale le due massime forze escono con i confini sfumati e contaminati. I personaggi di La perfezione hanno un passato incerto, non facile, che li ha portati a procedere non più in linea retta lungo il giusto binario, costretti dalla vita a sbandare come se il male fosse un bene ereditabile, lasciato in pegno dagli scossoni di percorso. Così si scopre essere un killer il protagonista sfregiato, il redivivo dall’incidente mortale che gli ha distrutto la famiglia e che gli ha impresso cicatrici profonde affiorate sulla superficie del volto; della stessa carriera è l’Olandese che si dice avesse compiuto atroci torture su un uomo senza battere ciglio quando era poco più che bambino. Quando i due uomini si incontrano non c’è più bene e non c’è più male, ci sono solo ragioni, incidenti di percorso e conti da far scontare anche alle persone sbagliate. Infine c’è quella, che forse fa più paura di tutto, incerta e pericolosa definizione della perfezione.

 


FONTI

Raul Montanari, La perfezione, Baldini + Castoldi, 2019.

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Foto concessa dall’ufficio stampa