Negli ultimi decenni si stanno facendo sempre più strada i musei delle migrazioni, ormai diffusissimi.
Se i primi sono stati aperti negli Stati Uniti d’America, -lo storico Ellis Island Museum sulla celebre isola omonima, a New York, inaugurato nel 1990- e il primo sulla penisola italiana è stato aperto nel  1997 nella Repubblica di San Marino (il Museo dell’Emigrante di San Marino) dagli anni 2000 molti altri Paesi hanno sentito il bisogno di dotarsi di questo tipo di istituzione.

I musei delle migrazioni si fanno sempre più importanti e indispensabili in un momento storico come il nostro presente, in cui si è bombardati dalla tanto temuta ‘crisi migratoria’ alimentata da alcuni personaggi di spicco che spingono verso la paura del migrante, visto quasi sempre come un pericolo.

Uno dei casi esemplari di questo tipo di museo si trova a Bremerhaven, una cittadina della Germania, ed è stato aperto nel 2005.

Centro per l’Emigrazione di Bremerhaven

Si tratta del Deutsches Auswandererhaus, ovvero il Centro per l’Emigrazione, situato nel porto della città, esattamente nello stesso luogo dove per anni i migranti tedeschi e stranieri sono stati imbarcati alla volta dell’America, verso un futuro migliore e una prospettiva di vita più rosea. Lo stesso museo si trova nell’edificio storico, nella zona portuale recentemente rivalutata da un intervento urbanistico che ha reso il museo un luogo turistico molto frequentato.

Questo primo nucleo museale, aperto più di dieci anni fa, è stato dedicato esclusivamente all’emigrazione.
Percorrendolo, il visitatore si trova all’interno di un allestimento museale estremamente teatralizzato, che fa largo uso di manichini, di ricostruzione storica contestuale e ambientale, e che segue passo passo il percorso del migrante del secondo Ottocento, a partire dall’imbarco sulla nave, dove si salutavano i propri cari che rimanevano sul pontile, fino al lungo e quasi estenuante viaggio di settimane in mezzo all’oceano, per giungere infine ad Ellis Island.

Prima ala del museo

Sono stati milioni i tedeschi –e in generale i migranti- che sono passati dal porto di Bremerhaven tra gli anni Cinquanta dell’Ottocento e il 1890, e la città ha deciso di ricordarlo e raccontarlo in modo chiaro, comprensibile a tutti. L’obiettivo è raccontare la storia del proprio Paese, di quello che hanno vissuto i propri predecessori, di come hanno scelto di spostarsi e lasciare la propria terra, per cercare nuovi orizzonti e sperare di arrivare a toccare l’american dream. In questo modo, si vuole ricordare che una volta eravamo i tedeschi ‘gli altri’ –esattamente come lo sono stati molti altri popoli, primo tra tutti gli italiani,- per qualcun altro, in un gioco di specchi infinito che di volta in volta sceglie una nuova minoranza su cui puntare il dito.
Tramite il percorso ricostruito con tanto di manichini con abiti d’epoca e oggetti che oggi sanno di antico, il visitatore entra in forte contatto con quella realtà, percependola come vicina e reale.

Soprattutto, l’aspetto che va sottolineato del Centro di Bremerhaven, è il legame tra la prima e la seconda ala del museo, inaugurata nel 2012. Questa si differenzia dalla precedente perché presenta il tema dell’immigrazione, estremamente sentito negli ultimi anni, e appare sensata la scelta di aggiungere questa nuova tematica a soli sette anni di distanza dall’inaugurazione del museo.

Seconda ala del museo

In questa sezione cambia il tipo di allestimento: il visitatore si trova all’interno di uno shopping mall del 1973, ricostruito perfettamente con oggetti, grafiche e colori che si rifanno a quell’anno, scelto simbolicamente perché è uno dei momenti cardine in cui l’equilibrio migratorio europeo si è capovolto: il tasso di immigrazione è diventato molto più alto di quello dell’emigrazione e così resta ancora oggi.
La scelta narrativa è particolare, ma molto coerente nonostante completamente diversa dal primo percorso. Il centro commerciale offre la possibilità di approcciarsi ad un tema all’interno di ogni negozio: dal parrucchiere si tratta dell’immagine di sé; al ristorante si parla delle diverse tradizioni culinarie e nel negozio di abbigliamento, delle diverse mode tra un Paese e l’altro e di come si viene in contatto con queste novità, in un Paese che non è il proprio.

Soprattutto, questa sezione mostra come le persone con una storia di migrazione –personale o in famiglia,- siano ovunque intorno a noi, non solo nel 1973, ma a maggior ragione ancora oggi, e come, soprattutto, queste persone abbiano i nostri stessi impieghi, vivano una vita come la nostra, siano in tutto e per tutto assimilati nel tessuto sociale moderno. Esattamente come dovrebbe essere, in ogni tempo e luogo.

Il centro di Bremerhaven affronta il tema dell’immigrazione/emigrazione come se fosse un fenomeno storico e contemporaneo, da sempre presente nella società universale.

La collezione del museo è ricca, grazie a donazioni di privati, a riprova del fatto che tantissimi hanno una storia di migrazione in famiglia. Sono raccolte fotografie, documenti, oggetti d’uso comune e soprattutto, testimonianze dei migranti o dei loro discendenti. Il vero patrimonio museale sono i racconti, le esperienze, non tanto gli oggetti, che anzi non hanno quasi mai un valore estetico o monetario, quanto storico, sentimentale e documentario. Gli oggetti sono degli strumenti per arrivare al racconto di vita del singolo individuo.

Il museo è visitabile tutti i giorni, dalle 10:00 alle 18:00.
Il biglietto a tariffa intera costa 15 euro, ma sono fruibili diverse riduzioni per studenti, minori e gruppi.