Nel corso dell’anno scolastico che si è recentemente concluso, più di due milioni e mezzo di studenti italiani si sono sottoposti alle famose prove INVALSI. Il range di età è molto vario: gli scolari più piccoli ai quali sono state somministrate le prove sono i bambini di seconda elementare, mentre i più grandi sono stati per la prima volta i maturandi. L’introduzione delle INVALSI per gli studenti di quinta è una novità di cui si è parlato molto. Si pensava addirittura che fosse necessario passare le prove per poter accedere al tanto chiacchierato esame di maturità, sempre in balia di nuovi e confusi cambiamenti.

Per quest’anno, però, i maturandi sono stati fortunati perché le prove non costituivano  requisito d’ammissione all’esame di Stato. Nel 2018 è stata introdotta anche un’altra novità, ovvero la digitalizzazione delle prove per la scuola secondaria di primo e di secondo grado. I testi d’esame sono stati svolti dagli studenti al pc tramite una piattaforma web.

Ciò che interessa davvero non è questa nuova modalità di somministrazione delle prove, bensì i risultati. Rispetto all’anno precedente, l’esito del 2019 è leggermente migliorato, soprattutto per quanto riguarda le scuole medie. Le materie coinvolte in questa risalita sono matematica e inglese. Rimane il fatto che i risultati non sono del tutto positivi, ma da ciò che si evince dal comunicato ufficiale del MIUR anche un piccolo miglioramento è indice del fatto che si sta intraprendendo la strada giusta nell’ambito dell’apprendimento.

Nord e Sud, un forte divario

Osservando gli esiti delle prove INVALSI, si possono notare delle differenze se si comparano Nord e Sud, in particolare Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia. Il divario massimo fra le due parti d’Italia si raggiunge alle superiori, mentre alle elementari le differenze sono minime.

I risultati ottenuti dagli alunni di seconda elementare mostrano che uno scolaro su cinque ha problemi nella comprensione di testi in lingua italiana. Nella provincia di Bolzano è stato registrato il tasso di bocciati più alto in questa prova, anche a causa del fatto che molti bambini sono di madrelingua tedesca. Segue a ruota la Calabria, dove circa il 24% dei ragazzini di seconda elementare ha fallito la parte di comprensione. Per quanto riguarda la matematica, a livello nazionale il 28% degli studenti di questa età non ha passato la prova. Qui il sud si divide: in Campania e Calabria la percentuale si alza fino al 35% del totale, mentre in Basilicata meno del 15% degli scolari risulta presentare lacune. Quello della Basilicata è il risultato migliore a livello nazionale.

In quinta elementare il divario comincia a farsi sentire di più. In media, uno studente su quattro, quindi il 25%, ha difficoltà nella comprensione del testo. Calabria e Sicilia presentano il 35% di studenti con lacune in questo ambito, mentre in Umbria e nelle Marche solo il 15% circa, quindi dieci punti meno la media nazionale. Nelle prove di matematica un quarto dei preadolescenti italiani non riesce a raggiungere il punteggio minimo, in Calabria la media si alza fino ad avere quattro bocciati ogni dieci. Basilicata ancora in testa con solo il 15% di studenti con problemi in matematica.

La terza media rappresenta il punto di frattura fra Nord e Sud. Il 35% degli studenti italiani ha problemi nella comprensione del testo. In Calabria la situazione più grave, con uno studente su due che non passa la prova. Percentuale simile a quella nazionale anche in matematica, con il 38% di bocciati. Addirittura, in Sardegna e Campania si supera il 50 %, in Sicilia si sfiora il 60 e in Calabria sei ragazzini su dieci non conoscono le basi della disciplina.

In seconda superiore la situazione rimane stabile rispetto alle classi precedenti con il 30% di prove insufficienti in italiano a livello nazionale. Calabria e Sardegna invece presentano una percentuale più alta del 15%. In matematica invece la Sardegna arriva a contare oltre il 60% di bocciati contro il 38 di media nazionale. Anche per i maturandi la situazioni è abbastanza tragica con gravi lacune in matematica per il 42% di studenti italiani. Calabria, Sicilia, Sardegna e Campagna le regioni con percentuali intorno al 60.

Male l’inglese su tutti i fronti. Guardando soltanto la situazione dei maturandi, circa il 65 %  non raggiunge il livello B2, ossia quello previsto dai programmi di quinta. La percentuale arriva a sfiorare l’80 nel sud e l’84 nelle Isole.

Mentre si osservano questi dati, bisogna tenere a mente un aspetto fondamentale. È stato riscontrato che nel Meridione e nelle isole la variabilità tra scuole e tra classi nello stesso plesso è molto elevata e più alta che al nord e al centro già dalle scuole elementari. Inoltre, sempre al Sud sono più alti i numeri di alunni appartenenti a classi socio-economiche basse che non riescono a superare le prove. Questo per dire che, come in qualsiasi cosa, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Nonostante i piccoli miglioramenti rispetto al 2018, però, la situazione è comunque da rivedere.

Commenti dal MIUR

Visti i risultati, sembra che ci sia da preoccuparsi. Secondo il ministro dell’Istruzione Bussetti però, oltre a motivi di preoccupazione, ci sono anche motivi di novità e interesse. Secondo il ministro, le INVALSI sono uno strumento che “permette di avere una foto articolata e dettagliata del nostro lavoro”. Inoltre, Bussetti sottolinea l’importanza del ruolo della valutazione dei docenti, che non deve essere sostituito, bensì affiancato alla valutazione standardizzata degli apprendimenti.

Carmela Palumbo, a capo del dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione, non sembra essere così tranquilla come il ministro. Nel commentare il report sulle INVALSI, Palumbo ha ammesso che i finanziamenti del Pon (Programma operativo nazionale) non sono stati fruttuosi come auspicato. Infatti, uno degli obiettivi principali di questi finanziamenti era livellare l’Italia dal punto di vista scolastico. Per contrastare la forte disuguaglianza fra Nord e Sud – in particolare per Calabria, Sicilia, Sardegna e Campania- si è parlato della possibilità di formare delle conferenze dei servizi, in modo da sviluppare una strategia comune per cercare di ridurre il divario con il resto d’Italia.