C’era una volta una bambina, prima nipote di uno zio orgoglioso. Ogni volta che lo zio veniva a prenderla all’uscita da scuola ad accoglierla nell’auto c’era un CD di De Gregori. Alice, Rimmel, La donna cannone. Versi cantati a squarciagola, che a pensarci scende un lacrima di nostalgia.

Magari a dieci anni più che le parole di una canzone, nella mente e nel cuore si imprimono i ricordi, le emozioni confuse che sorgono a fiumi una dietro l’altra. Chi sia lo sposo impazzito o perché Alice guardi i gatti sono domande che ci si pone un po’ di anni più tardi, quando capita di riascoltare, con attenzione diversa, le stesse canzoni.

La donna cannone, con le sue struggenti e dolcissime note di pianoforte, è forse la più misteriosa, nonché celebre, canzone d’amore scritta da Francesco De Gregori.

Pubblicato nel 1983 in occasione del film Flirt di Roberto Russo, l’omonimo EP del cantautore romano ha conosciuto un successo strepitoso. Che la sua traccia principale, La donna cannone appunto, abbia toccato fin da subito le corde di qualsiasi cuore femminile e non solo, è indubbio: fu più volte reinterpretata, sia dalla voce potente di Mia Martini, che da Joan Baez, l'”usignolo di Woodstock”, fino ad arrivare alla versione ad archi dello stesso De Gregori, nel 2014.

Ma c’è di più. Tra gli accordi melodiosi si svela una storia di libertà, di coraggio e di fuga impossibile, che merita, a distanza di anni, di essere ancora raccontata.

Siamo agli inizi del ‘900, in uno di quei capannoni destinati ai circensi. In uno di quegli attimi morti, mentre la gente va via dal circo, mentre gli artisti riposano le stanche membra, due occhi si incrociano, due anime sentono di doversi amare. Ma la regola lo vietava.

Così un articolo di giornale commentava la storia di una star del circo, una donna cannone per l’appunto, che, innamoratasi di un collega, si vede costretta a fuggire. Le regole del lavoro circense vietavano allora rapporti sentimentali tra gli artisti. Alla donna, per tener fede alla propria promessa d’amore, non resta dunque che lasciare il proprio mondo.

Sembra che l’idea al cantante sia venuta da qui. Quella della donna di spettacolo obbligata a rinunciare alla normalità e agli affetti in nome dello show è una trama nota (si pensi al successo del film musical Moulin Rouge!, tanto per esempio). The Show Must Go On. Ma mai prima di allora, da un’anonima bocca appassionata, si era levato un canto così forte:

Butterò questo mio enorme cuore tra le stelle un giorno
Giuro che lo farò
E oltre l’azzurro della tenda nell’azzurro io volerò
Quando la donna cannone
D’oro e d’argento diventerà
Senza passare dalla stazione
L’ultimo treno prenderà.

Un ultimo viaggio. Un ultimo treno senza fermate. Le parole di De Gregori sono spesso ermetiche, difficili da decifrare. Dove conduce la strada? Verso l’amore? Verso la morte? Eros e Thanatos, amore e morte, costituiscono un binomio così frequente nella letteratura e nella filosofia di ogni tempo che vengono in mente insieme, quasi fossero impossibili da separare. Non ci è concesso conoscere dove vada la protagonista: sappiamo solo che non ci saranno stazioni di partenza perché non ci sarà possibilità di ritorno.

E in faccia ai maligni e ai superbi il mio nome scintillerà,
dalle porte della notte il giorno si bloccherà,
un applauso del pubblico pagante lo sottolineerà
e dalla bocca del cannone una canzone suonerà.

L’inizio del cammino è un cielo nero: è l’ignoto. Di fronte si aprono gli occhi del pubblico che non può intuire nulla, e si limita ad applaudire dagli spalti. Nasce allora la promessa che, da quel cannone così tetro, risuona come musica trionfale:

E con le mani amore, con le mani ti prenderò
E senza dire parole nel mio cuore ti porterò
E non avrò paura se non sarò bella come vuoi tu
Ma voleremo in cielo in carne e ossa
Non torneremo più.

Egon Schiele, L’abbraccio, 1917

Un amore così puro fa paura. Forse per questo suo essere fisico ed etereo allo stesso tempo. Un amore leggero come una piuma, che si libra in cielo senza fame e senza sete, senza ali e senza rete, ma allo stesso modo sa essere consistente, concreto, in carne e ossa, e pesante nel cielo come sulla terra. Non ci sono tracce dell’amato, se non nelle parole della voce narrante – Paolo e Francesca, la donna cannone: è davvero un caso che siano spesso donne coloro a cui spetta raccontare emozioni così forti? – sta di fatto che a quest’uomo, che ci rimane invisibile, l’artista è pronta a concedere tutta se stessa.

 

Tutta sola verso un cielo nero nero s’incamminò
Tutti chiusero gli occhi nell’attimo esatto in cui sparì
Altri giurarono e spergiurarono che non erano mai stati lì.

Il tempo si ferma in quell’attimo, tra la notte e il giorno. Per il pubblico il volo della stella di punta dello show dura un battito di ciglia. Per la protagonista, la fuga sarà più duratura.

A lungo abbiamo provato a pensare a come possa essere finita. Non solo per la donna della canzone, ma anche per la stella dell’articolo originale, quella realmente esistita, così elogiata dai giornali per il coraggio e la genuinità del sentimento. La fuga sarà servita? L’amore sarà durato? Francesco De Gregori reinterpreta il brano nel 2014, ma non aggiunge particolari, probabilmente perché non servono così tanto. Ci invita solo a chiudere gli occhi e a condividere quel sogno di libertà così violento, così estremo, così anticonvenzionale, che ancora oggi, quando la bambina che ha sentito la canzone con lo zio può vantare qualche esperienza in più, non smette di commuovere.