Il film di animazione diretto da George Miller nel 2005 racconta le avventure del pinguino imperatore Mambo, nato con un lieve ritardo nello sviluppo fisico, rendendolo “diverso” dagli altri membri della colonia che sta vivendo un periodo di carenza di pesce. Nello scenario di una società caratterizzata dai rapporti complessi tra i pinguini, “Happy Feet” mantiene uno sfondo oscuro e misterioso: quello del mondo umano.
Ovunque sono presenti segni evidenti della presenza di questi “alieni” che appaiono quasi come un mito, una leggenda. Alcuni gabbiani skua hanno un anello giallo legato alla zampa (postumo di un’analisi di laboratorio) e in fondo al ghiacciaio è presente un vecchio escavatore abbandonato.

Per conoscere meglio gli alieni, Mambo si unisce ad un gruppo di pinguini di Adelia e si reca dal guru Adone, il quale sostiene di avere un contatto mistico con loro, grazie al suo mitico collare. In realtà si tratta di una serie di anelli di plastica usati per tenere assieme le lattine di bibite, in cui Adone ha malauguratamente infilato la testa mentre nuotava, spacciandolo poi per un amuleto magico. Mambo capisce che in qualche modo gli alieni sono responsabili della carenza di cibo e del deterioramento ambientale, quindi decide di nuotare fino al continente abitato per chiedere loro spiegazioni.

Trovato spiaggiato presso Sidney, Mambo viene rinchiuso in uno zoo e tenterà inutilmente di attirare l’attenzione degli esseri umani. Dopo diversi mesi di prigionia e prossimo ad un esaurimento nervoso, il pinguino decide di sfruttare il suo innato talento nel tip-tap per conquistare prima i visitatori, poi l’opinione pubblica e, infine, i politici. L’enorme risalto mediatico di Mambo sposta l’attenzione sulle colonie di pinguini imperatore in Antartide da parte di tutto il mondo e spinge gli umani a piazzare un rilevatore sulla schiena del giovane salterino per trovare la sua colonia originale.

Poco tempo dopo, Mambo torna in Antartide seguito da alcuni scienziati e invita tutti gli altri pinguini a ballare di fronte a loro; l’intera colonia si unisce in una unica danza sfrenata accompagnata da cori gospel, convincendo quindi le multinazionali del mondo ad abbandonare le operazioni di scavo e di pesca nella zona antartica. Con l’interruzione dello sfruttamento territoriale intensivo, il pesce torna a popolare le acque intorno al ghiacciaio, garantendo un periodo di prosperità alle colonie del territorio.

In “Happy Feet”, la vita quotidiana dei pinguini viene sorprendentemente rappresentata con precisione; si passa dai classici rituali di accoppiamento fino alla cova delle uova nelle notti più lunghe e fredde dell’anno; dalla pesca in gruppo alla fuga da predatori letali come foche leopardo e orche. Come già anticipato, gli umani o “alieni” hanno in qualche modo un ruolo fondamentale, seppure inizialmente appaiano marginali.
La scelta di non mostrare fisicamente gli esseri umani sul territorio, ma piuttosto segni del loro passaggio, potrebbe essere interpretata come una rappresentazione del loro disinteresse per l’Antartide e in genere, per l’ambiente.

Oggetti come escavatori, piccole imbarcazioni, boe per gli tsunami alla deriva e semplicemente una grande quantità di plastica sono presenti per tutta la durata della storia e i pinguini, loro malgrado, vivono in tutto questo e faticano a spiegarselo. Solo il capo della colonia sembra avere l’intuizione giusta: che gli umani sono spietati e pericolosi, capaci solo di catturare un animale e ucciderlo a bastonate. In tutto questo, c’è un fondo di verità amaro, specialmente se si pensa alla brutale caccia alla foca portata avanti da alcuni paesi.

La sensibilizzazione sui temi ambientali e faunistici portata avanti da “Happy Feet” colpisce tutto il pubblico senza distinzioni; i bambini ricevono indirettamente un messaggio sui danni provocati dallo sfruttamento intensivo delle aree terrestri, mentre gli adulti guardano con più consapevolezza ai singoli dettagli, integrandoli maggiormente. In entrambi i casi, la questione portata avanti da Miller in questa pellicola ha tentato di coinvolgere a sua volta l’opinione pubblica, con risultati minimi e non permanenti.

Ad oggi, l’Antartide rimane una delle aree più colpite dai bruschi mutamenti nell’equilibrio naturale del pianeta, un processo che non sembra arrestarsi né rallentare.

FONTI

Wikipedia (fauna)

IMDb