È noto che la maggior parte dei giovani sotto i 25 anni sia sempre più influenzata dalle immagini, dai video e sempre meno dalle parole. I testi, soprattutto quelli più lunghi di un articolo di giornale o di una pagina di manuale, sembrano essere sempre più impegnativi per chi vive bombardato dal mondo dei nuovi media, in particolare da quelli basati sulle immagini, nell’abitudine a scorrere storie e fotografie con didascalie concise o nulle.

Kahlil Joseph e le abitudini davanti allo schermo

La macchina fotografica è ormai accessibile a tutti tramite il proprio telefonino, sembra quasi che nulla esista più se non appare racchiuso in un’immagine quadrata, contornata di cuoricini e like. È proprio su questo concetto che si basano alcune delle opere di Kahlil Joseph, che muove i suoi primi passi da professionista come assistente di un fotografo a Los Angeles, nel “Commercial film production company Directors Bureau”, arrivando a dirigere pubblicità per Kenzo e per una compagnia telefonica Inglese.

Foto dell’artista Kahlil Joseph

Joseph è oggi un filmmaker di 38 anni, regista di video musicali e video artist, esprime la sua creatività e il suo disappunto verso la società odierna proprio attraverso le immagini in movimento, i suoi video, che sono fondamento della stessa società che critica e mezzo per arrivare più direttamente a essa.

Le sue produzioni sfidano le nostre abitudini di vita davanti allo schermo, in un paradossale senso di disturbo e in una percezione diversa rispetto a quella che si ha di fronte a un quadro o a una foto.

È percepibile il maggior tempo richiesto dall’approccio alla video art, rispetto a quello che si ha facendosi catturare da un’immagine statica, nonostante la nostra abitudine quotidiana agli schermi. Questa graduale comprensione dell’opera è vista anche come un ostacolo da superare, che ne impedisce un approccio spontaneo e ne favorisce uno più riflessivo.

Il video si trasforma in un’esperienza, in un racconto che confonde le barriere tra arte, giornalismo, imprenditorialità e critica culturale. 

BLKNWS il cortometraggio

Una delle ultime opere-denuncia di Kahlil Joseph è BLKNWS. Il nome deriva da Black News, letteralmente notizie nere, è un modo per introdurre notizie sulle persone dalla pelle nera, in un gioco di parole che già anticipa il tema dei video, nati da un approccio concettuale, critico, ma anche collaborativo verso il giornalismo odierno. Difatti, l’artista usa immagini dei media americani proiettati da due schermi diversi, in cui si susseguono filmati che vedono persone afroamericane come protagoniste di scene quotidiane o di violenza: video di YouTube, storie di Instagram, telegiornali e talk show.

Il progetto esplora la dimensione delle news odierne, dei format utilizzati dai nuovi media, interrogandosi sulle possibilità di quanta verità ci sia davvero in quelle immagini e di quanto queste possano influenzare un’ideologia. I notiziari possono essere molto più di un racconto super partes di eventi reali e di storie di interesse umano, possono anche essere modificati e rivisti, opinabili e disturbanti.

Nei due televisori tutto scorre senza dettagli essenziali, non ci sono preamboli o contesti. Video di padri che cantano serenate tramite Facetime ai figli, la polizia canadese che medita per avere reazioni meno violente prima di una manifestazione, le riflessioni di Alice Walker su Zora Neale Hurston, ma anche motociclisti spericolati, interviste di rapper, modelle che sfilano sullo slogan “Black is beautiful”, immagini a ritmo di musica, a ritmo di parole. Tutto batte un tempo preciso e in continuo divenire.

Le immagini parlano da sole, raccontano a loro modo fatti realmente accaduti, volti di persone comuni o di politici si alternano come un flusso. Emerge la pericolosità dell’approccio insito nella comunicazione di questi anni, basata sul linguaggio non verbale, ma anche il fascino di subire impotenti mezze verità e influenze senza cercare davvero di penetrare oltre la superficie.

Il video arriva alla Biennale di Venezia

La biennale 2019
L’opera dell’artista Lorenzo Quinn che sorregge Ca’ Sagredo alla Biennale di Venezia

BLKNWS, dopo essere stata esposta al Cantor Arts Center di Stanford è oggi alla Biennale di Venezia ed è dedicata a quelle persone che ne hanno abbastanza di non poter sapere tutta la verità, che non si accontentano dei ritagli di video, delle parole vuote dei politici e degli opinionisti, degli oligarchi e di chi crea finti allarmismi.

Kahlil Joseph è principalmente attratto dal connubio tra suono e immagine in movimento, dato che le sue svariate forme, le storie, i linguaggi usati, sono tutti mezzi di una straordinaria forza. Dietro a ogni esplorazione filmica ci sono scene di vita ed esperienze condivise che vanno al di là degli schermi. Quello che cerca di catturare e di trasmetterci è proprio ciò che fluttua tutto intorno a queste esperienze visive e uditive e che, spesso ed erroneamente, non viene percepito come qualcosa che possa realmente influenzare la nostra quotidianità. 

L’arte cerca così un dialogo costruttivo verso le nuove generazioni, verso i millennials, verso chi si nutre di immagini, troppo spesso sottovalutandone l’incredibile potenza e la subdola influenza.