Dice che era un bell’uomo e veniva, veniva dal mare.

Questo è uno degli attacchi più famosi della storia della musica italiana. È quello di 4/3/1943 di Lucio Dalla, una delle più belle poesie mai scritte: presentata la prima volta al Festival di Sanremo del 1971, fu il brano rivelazione dell’anno.
La canzone suscitò parecchie polemiche perché venivano trattati temi all’epoca censurati. Inizialmente Il brano si sarebbe dovuto chiamare Gesùbambino, tutto attaccato, e solo successivamente fu cambiato in 4/3/1943. Il brano narra di una giovane ragazza che ebbe un figlio con un soldato alleato: se sia stato uno stupro non si sa ma una cosa è certa, questa è stata una delle prime canzoni a narrare le vicissitudini di una giovane ragazza madre.

E quel giorno lui prese a mia madre
Sopra un bel prato
L’ora più dolce prima d’essere ammazzato.

La prima strofa parla dell’atto più bello per una coppia, il momento in cui l’amore tra due persone si unisce. Ma la dolcezza dura poco, Lucio Dalla passa dal narrare il momento del concepimento a quello della triste morte del padre.

Così lei restò sola nella stanza
La stanza sul porto
Con l’unico vestito ogni giorno più corto.

In povertà, da sola e in una piccola stanza, il corpo della giovane donna inizia a cambiare. Il vestito diventa sempre più corto, una piccola vita cresce dentro di lei.

E benché non sapesse il nome
E neppure il paese
M’aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese.

Qui inizia il cammino di quella giovane donna che dovrà abbandonare la sua vita di adolescente per accudire un bambino. Quarant’anni fa una vicenda del genere veniva vista come uno scandalo: una ragazzina perde la verginità con uno sconosciuto, perlopiù con un soldato, e rimane incinta.
Nonostante i pregiudizi della gente, la povertà e l’assenza del padre del bambino, la giovane donna impara ad accudire il piccolo neonato. Con un po’ di immaginazione la si può immaginare in riva al mare, con un vestito bianco e tra le braccia questo piccolo bambino che “sapeva, sapeva di mare”.

E forse fu per gioco o forse per amore
Che mi volle chiamare come nostro Signore
Della sua breve vita è il ricordo, il ricordo più grosso
È tutto in questo nome
Che io mi porto addosso.

Dalla racconta il momento in cui la giovane donna pensava a un nome per il piccolo. La scelta ricadde su Gesùbambino, primo titolo della canzone. Ma anche la neo mamma verrà a mancare e il piccolo rimarrà orfano all’età di sette anni.

E ancora adesso che gioco a carte
E bevo vino
Per la gente del porto mi chiamo Gesùbambino.

Il piccolo adesso è cresciuto e racconta con fierezza la storia della madre che così giovane è riuscita ad accudirlo, andando contro tutti. In una canzone che inizialmente doveva parlare della mancanza del padre, i ruoli si sono ribaltati.

Il brano potrebbe sembrare la biografia del cantante bolognese, ma non lo è. La canzone vuole raccontare la storia di questa giovane donna destinata alla vergogna solo perché diventata mamma così giovane. Il brano risale a quarant’anni fa, eppure per alcuni versi appare abbastanza attuale.
Di situazioni simili ce ne sono state a bizzeffe durante la guerra, alcune donne erano costrette a sposarsi contro la propria volontà per nascondere l’evidente gravidanza. Non si poteva abortire come oggi e non si poteva scegliere di accudire il bambino da sole. Ecco perché questa storia va ascoltata, perché nonostante tutto la giovane madre è andata controcorrente.

Anche se viviamo in un’epoca moderna, una ragazza madre viene ancora vista di cattivo occhio. Perché questo? Un bambino è una disgrazia? Certo, prima erano tempi diversi e c’era più ignoranza in materia ma oggi, con tutte le informazioni che circolano, come si possono pensare simili giudizi? Una donna non è libera di scegliere il suo destino. Quando sceglie di tenere un bambino viene considerata un’irresponsabile, quando decide di abortire è senza cuore.

Il più delle volte queste cattiverie nascono proprio tra donne. Pensateci, se questi giudizi escono dalla mente di persone dello stesso sesso, quale può essere la soluzione? Nessuna. Più si va avanti e più si ritorna al passato anche se una differenza c’è: l’indifferenza stessa.

La canzone di Lucio Dalla ci ha insegnato che bisogna fregarsene dei pregiudizi della gente e che bisogna fare ciò che ci fa stare bene. Essere solidali con l’altro, questa può essere la soluzione.
4/3/1943 non è una semplice canzone e può insegnarci tanto. Cerchiamo di prendere esempio perché nella vita le etichette non hanno mai reso migliore nessuno.