Uscita dopo uscita, riscopri la storia della musica dei Beatles! 

Una raccolta in vinile 180 grammi, 23 dischi da abbinare a una t-shirt o a uno zaino, il tutto marcato Beatles. The Beatles Vinyl Collection, prodotto da DeAgostini e in edicola dal 17 maggio, non è che l’ultimo, ennesimo, omaggio contemporaneo alla nota band di Liverpool. In effetti, i quasi cinquant’anni trascorsi dallo scioglimento del gruppo sembrano insufficienti a cancellare l’impronta che i Fab Four hanno lasciato sulla musica.

Mentre Paul McCartney continua a cantare Helter Skelter, le  tribute band si moltiplicano a vista d’occhio: si chiamano Revolver, The Shout, The Moondogs. Non è raro, soprattutto d’estate, imbattersi in qualche festa di paese (una tra tante: il simpatico Bergamo Beatles Festival) o bazzicare per locali e unirsi al coro di Hey Jude. Nel pubblico ci sono più o meno giovani, anche chi quella Hey Jude pubblicata nel 1968, l’ha imparata almeno quarant’anni più tardi.

Yesterday

Recentemente è stato pubblicato il trailer italiano del nuovo film di Danny Boyle (il regista di Trainspotting e The Millionaire), previsto in uscita nelle nostre sale il 26 settembre. Il titolo, Yesterday, non è l’unico rimando al gruppo musicale inglese. Tutta la pellicola ruota infatti attorno ai quattro artisti: che mondo sarebbe se non fossero mai esistiti i Beatles?

Il protagonista del film, dopo un blackout totale e un misterioso incidente, si risveglia in un mondo dove nessuno ha mai sentito parlare di John, Paul, George e Ringo. Di Let It Be o di Come Together non ci sono tracce. Solo Jack (Himesh Patel) ne ricorda l’esistenza. E da musicista squattrinato si trasforma in breve nel più grande songwriter del mondo.

Soprassediamo sul film, che pare (almeno secondo le anticipazioni) una piacevole commedia strappalacrime. L’impatto dei Beatles sul mondo contemporaneo è sicuramente innegabile, tanto che per rimuoverne completamente le tracce servirebbe appunto un evento sovrannaturale. La domanda non è cosa ne sarebbe della musica se i Beatles non fossero mai esistiti. Ma, in modo più subdolo: se così fosse, qualcuno oggi, cantando per la prima volta Let It Be, potrebbe incorrere nel successo di allora?

Non è solo questione di testo. Affermarsi nel vasto panorama musicale è sempre stata in gran parte una questione di immagine: da Elvis Presley a Madonna, al mondo si rivelano icone di stile. David Bowie ha curato il proprio aspetto quasi più che la propria carriera. Ha diffuso il glamour. Woodstock, con i suoi Jimi Hendrix, Janis Joplin, Santana, ha lanciato un movimento, un nuovo modo di pensare. E se i Beatles tornassero oggi, con la loro immagine e con le loro canzoni, come li accoglieremmo?

Nostalgia

Molti artisti emergenti negli ultimi tempi cercano la propria voce richiamandosi ai loro idoli, più o meno esplicitamente dichiarati. Lo fanno i Greta Van Fleet (ne abbiamo parlato qua), quattro ragazzi del Michigan che, poco più che ventenni, si stanno costruendo un loro stile pescando nel rock degli anni Settanta. Sono da tanti amati o odiati per un unico motivo: assomigliano troppo ai Led Zeppelin.

Il problema è che se dalla via maestra non si sceglie di imboccare una personale variante, il proprio nome non attecchisce. La forza (tenue, per il momento) dei Greta Van Fleet sta nell’aver cominciato a distaccarsi dai modelli, non nel calcare i palcoscenici mondiali in tenuta hippy.

Bisogna chiedersi se imporre la propria voce non significhi, innanzitutto, saper cantare i propri tempi. Dipingere come Michelangelo oggi non sarebbe attuale, così come cantare al modo dei Beatles. E probabilmente, se Michelangelo tornasse, non lo considereremmo allo stesso modo.

Questo vuole essere uno spunto di riflessione per chi ama trascorrere le serate tra una manciata di vecchi vinili polverosi e ne va alla ricerca nei mercatini dell’usato. Vuole essere anche un incentivo, oltre che un’autocritica, per chi cambia canale in radio quando spunta qualche canzone un po’ più “commerciale”. Il pregiudizio che sorge spesso è forte: questa canzone “non farà mai la storia”. D’accordo, si potrebbe rispondere che c’è musica e musica, che i tormentoni estivi magari lasciano il tempo che trovano. Non stiamo parlando di John Lennon, ma può essere che ogni tanto qualcosa di bello compaia tra le righe (o tra le note). Dal momento che molti lo stanno dimostrando, il consiglio è concedere sempre un ascolto.

Detto ciò, viva i Beatles, i Queen, i Led Zeppelin. Chi li apprezza. È la grande contraddizione innata della musica: eterna ed effimera, così legata al contesto storico in cui nasce, ai suoi protagonisti, alle sue voci. E d’altra parte così atemporale. Omaggiare e ricordare chi l’ha resa grande è giusto e necessario (andate ad ascoltare Steven Tyler, in una struggente interpretazione di Golden Slumbers). È anche giusto e necessario andare avanti, costruire. Nuove canzoni, nuove poesie, nuove ninna nanne.

Once there was a way
To get back home
Sleep, pretty darling
Do not cry
And I will sing a lullaby.