Di fronte al gesto di Carola Rackete, capitana della Sea-Watch 3, tutti (o quasi) ci siamo trovati a prendere una posizione: con Carola o contro Carola. Da che parte stare? A chi credere? Il fatto non ammetteva reticenze.

Inevitabilmente la scelta tra una di queste due posizioni sottintende la domanda: giusto e legale sono sinonimi? Se pensiamo che alcune scelte umanamente giuste possano sconfinare nell’ambito dell’illegalità, allora dovremmo rispondere NO e stare con Carola; se invece riteniamo che la Legge –questa volta con la L maiuscola– sia imprescindibile, dovremmo rispondere SI e stare contro la Rackete.

Ed è proprio intorno a questo NO e a questo SI che si sono schierate le due posizioni dell’opinione pubblica italiana.

Prima di qualunque presa di posizione, chi è Carola e perché si trovava su quell’imbarcazione?

Carola è una ragazza tedesca di 31 anni, determinata e con la testa sulle spalle. Conosce cinque lingue: tedesco (lingua madre), spagnolo, inglese, francese e russo. Nel 2011 si è laureata in scienze nautiche alla Jade University. Ha conseguito un Master in conservazione ambientale all’università inglese di Edge Hill con una tesi sugli albatros della Georgia del Sud. Dopodiché non ha rinunciato ad intraprendere numerose e diverse esperienze lavorative: ha lavorato come guida turistica e si è occupata manutenzione delle attrezzature del Parco Naturale della penisola della Kachatka nell’estremo Oriente Russo. A soli 23 anni era su una nave rompighiaccio al Polo Nord. A 25 è diventata secondo ufficiale dell’Ocean Diamond, poi della Silver Explorer e infine di Greenpeace. E’ stata volontaria in Francia per la lega e protezione degli uccelli, curando rapaci, uccelli marini e piccoli mammiferi. Dal 2016 collabora con l’organizzazione umanitaria Sea Watch.

Possiede un solo social: Linkedin, sul quale si definisce con tre motti lapidari:

Conservazione della natura.

Azione umanitaria.

E un po’ di scienza polare.

La nave della Ong olandese capitanata da Carola lo scorso 12 giugno ha soccorso e portato a bordo 53 migranti, trovati su un gommone a largo di Zawiya, in Libia. Alla ricerca di un porto sicuro dove sbarcare, la nave è arrivata nei pressi di Lampedusa. Per 17 giorni l’imbarcazione è rimasta sotto il controllo della Guardia di Finanza a 15 miglia dall’isola, senza poter raggiungere il porto, secondo quanto previsto dal decreto sicurezza-bis. Durante questi interminabili giorni, 13 migranti in stato di salute critico sono stati messi in salvo dalla gdf.

Nel frattempo, sia a Lampedusa che in altri porti italiani gli sbarchi clandestini continuavano regolari: per molti questa vicenda assumeva sempre più i connotati di una guerra alle Ong che all’immigrazione.

Il 26 giugno Carola ha deciso di mettere in atto quanto aveva già aveva stabilito: “So cosa rischio ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo.”

Nella notte tra il 28 e il 29 giugno, la capitana ha deciso di forzare l’alt della guardia di finanza ed entrare in porto a Lampedusa per far sbarcare i 42 migranti a bordo, infrangendo il decreto imposto da Salvini. Subito dopo è stata arrestata dalla Guardia di Finanza con le accuse di violenza ad una nave da guerra e resistenza a pubblico ufficiale.

Ad attenderla al porto da un lato gli applausi di un gruppo di attivisti insieme al parroco di Lampedusa Carmelo La Magra, dall’altro gli insulti e le grida di alcuni leghisti capitanati dall’ex senatrice Angela Maraventano.

Carola è stata accusata di aver commesso un’azione criminale, poiché ha messo in pericolo la vita degli uomini della guardia di finanza. Secondo l’ex sindaca di Lampedusa, Giusi Nicolini, che ha seguito le operazioni di sbarco nella notte, le cose sarebbero andate diversamente: sembrava che la motovedetta della gdf si fosse volontariamente posta tra lo spazio già abbastanza ridotto tra la nave e la banchina per ostruire l’ingresso dell’imbarcazione e quindi provocare la manovra di Carola.

“La nave non ha speronato la motovedetta della Finanza, però mi chiedo che senso ha mettersi di traverso davanti a una nave così grossa […]Noi eravamo allibiti, eravamo convinti che la motovedetta stesse scortando la nave poi, invece, si è messa di traverso e si è trovata dentro ad un imbuto”.

Il 2 luglio, il procuratore aggiunto di Agrigento, Alessandra Vella,  ha annullato l’arresto, escludendo le accuse di rifiuto di obbedienza ad una nave militare e giustificando la resistenza a pubblico ufficiale per l’adempimento di un dovere più alto: la vita di uomini innocenti. Come ha precisato Alessandra Vella, il porto di Lampedusa costituiva l’unica scelta possibile, perché i porti libici e tunisini non sono sicuri. La giudice avrebbe anche dichiarato come questa vicenda dimostri che la politica sui porti chiusi non possa essere applicata: una nave che soccorre esseri umani non può essere vista come un pericolo per la sicurezza nazionale. Per questa sentenza, a poche ore dalla decisione, il gip di Agrigento ha ricevuto minacce di denuncia e insulti pesanti e offensivi sui social.

Tuttavia la comandante non è ancora libera da ogni accusa: dovrà presentarsi di fronte al Pubblico Ministero per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

I migranti? Sono stati dislocati nei Paesi Europei che si sono resi disponibili ad accoglierli: Lussemburgo, Olanda, Francia e Germania.

Alla luce di questi fatti, “giusto” e “legale” sono sinonimi?

Alcuni avranno risposto SI, sono sinonimi. Per questi Carola ha sbagliato e deve pagare le conseguenze. Si sono posti contro la capitana, avanzando valide e garbate motivazioni come il richiamo al rispetto delle leggi, perché “l’Italia non può essere il porto di chiunque voglia mettere in salvo esseri umani”, perché “la nave presentava una bandiera olandese, se ne sarebbe dovuta occupare l’Olanda”. Magari avranno visto visto nelle Ong nient’altro che “associazioni che lucrano sul traffico di migranti”.

Tra questi c’è anche chi la pensa come il ministro dell’interno Matteo Salvini, che in toni non sempre cordiali ha intimato più volte al governo dell’Olanda e alla commissione Europea di intervenire. E ha osato addirittura affermare:

“Quella sbruffoncella di comandante che fa politica sulla pelle di qualche decina di immigrati per dimostrare chissà cosa pagata da chissà chi.”

Oppure qualcuno potrebbe sostenere il punto di vista di Di Maio:

“Siamo diventati ormai il palcoscenico del Mediterraneo. Come mai la Sea Watch neanche prova più ad avvicinarsi alle coste maltesi o alle coste greche? Semplice, a Malta come in Grecia non fa notizia”.

Purtroppo collochiamo in questa cerchia dei SI, anche chi, con parole d’odio da hater del web, ha ricoperto Carola insulti, invitandola a “portarsi i migranti in Germania” o ad “adottare i migranti, visto che se li può permettere”, augurandole di morire “affondata” o addirittura di “affondarla”, non mancano gli “esibizionista“, “arrogante“, “viziata“, “figlia di papà“. Il peggio lo hanno raggiunto commenti sessisti e razzisti come “spero ti violentino, sti negri” ed altre oscenità inaccettabili, alimentate dall’odio e dall’ignoranza.

Le motivazioni di tutta questa rabbia? Forse i dreadlocks, l’aspetto trascurato di chi non ha nemmeno il tempo di guardarsi un attimo allo specchio? Il fatto di essere una giovane donna ricca e plurilaureata? Oppure potrebbe infastidire questa sua tendenza a non mostrarsi mai arrabbiata o nervosa, serena in volto, come chi non ha nulla da nascondere?

Ci sarà anche chi avrà risposto NO, non sono sinonimi. Questi hanno ritenuto ammissibile che possa esistere qualcosa di più potente della legge, come la vita di 40 uomini innocenti. Molti sono schierati dalla parte di Carola, difendendola: “Grazie Comandante. Ognuno ha il capitano che si merita, il mio si chiama Carola!” (chiaro riferimento all’altro “Capitano”, Matteo Salvini).

Tra questi il parroco di Lampedusa, che ha dormito insieme ad altri fedeli per una settimana sul sagrato della chiesa in segno di solidarietà, fino all’arrivo dei migranti, che ha accolto con un “Benvenuti!”.

A tutti coloro che l’hanno sostenuta, Carola piace perché, in una stagione politica priva di posizioni chiare e voci autorevoli a cui affidarsi, ha dato la possibilità di sperare in un’alternativa più umana. Nel gesto di questa moderna Antigone c’è il tentativo di avanzare una speranza nuova, dalla forza straordinaria, svincolata da qualsiasi partito politico.

Oltre a quella che potrebbe essere la nostra posizione, il messaggio di Carola risuona ancora potentissimo, e noi giovani, in quanto generazione del futuro, dovremmo cercare di difenderlo:

Talvolta servono azioni di disobbedienza civile per affermare diritti umani e portare leggi sbagliate di fronte a un giudice. […] Spero che ciò che ho fatto sia di esempio per la mia generazione: non dobbiamo stare seduti ad aspettare, non siamo costretti ad accettare tutto nel silenzio e nell’indifferenza. Possiamo alzarci in piedi, possiamo fare qualcosa, usare il cervello e il coraggio.