L’acqua è un bene prezioso, tanto da essere definita “oro blu”, poiché portatrice di vita e indispensabile alla sopravvivenza. L’uomo sta inquinando le preziose risorse acquifere mondiali, in particolare con il suo smodato utilizzo ed il mancato smaltimento della plastica. Questo materiale, anziché essere correttamente riciclato, spesso viene abbandonato, degradandosi completamente dopo centinaia di anni.

La produzione mondiale di resine e fibre plastiche è cresciuta dai 2 milioni di tonnellate del 1950 ai 380 del 2015. In questi anni, solo il 20% della plastica prodotta è stato riciclato o incenerito. Il resto si è accumulato, finendo spesso disperso in acqua.

Accade così che dai 4 ai 12 milioni di tonnellate di plastica finiscano nei mari di tutto il mondo ogni anno, causando l’80% dell’inquinamento marino. Questi rifiuti arrivano in mare trascinati dagli scarichi urbani e dai fiumi, ma anche direttamente dalle navi che solcano i mari e che non hanno rispetto per l’ambiente che li circonda.

Ogni chilometro quadrato di tutte le acque salate del mondo contiene circa 46.000 micro particelle di plastica in sospensione. Gli scienziati prevedono che ci sarà (in peso) più plastica che pesci nelle nostre acque intorno al 2050, se non invertiamo questa tendenza. Numeri impressionanti di un fenomeno che non è circoscritto alle cinque “isole di plastica” in continuo accrescimento negli Oceani, ma tocca tutti i mari del mondo, anche quello vietnamita.

The Parting of the Plastic Sea

Questa scultura, ispirata all’episodio biblico della separazione delle acque del Mar Rosso e soprannominata “The Strawpocalypse” (letteralmente la Cannucciapocalisse) vuole attirare l’attenzione sul problema dei rifiuti di plastica in Vietnam.

Foto dell'opera di Benjamin Von Wong – The parting of the Plastic sea, #Strawpocalypse, Estella Place, Ho Chi Minh City.
Un ballerino danza nell’opera di Benjamin Von Wong – The parting of the Plastic sea

L’opera è stata commissionata dai fondatori della piattaforma “Saigon Zero Waste” che hanno chiesto all’artista cino-canadese, Benjamin Von Wong di aiutarli nella realizzazione di questo colosso, che è stato esposto nel centro commerciale Estella Place di Ho Chi Minh (ex Saigon) dal 22 gennaio al 24 marzo 2019.

Parliamo di una scultura veramente imponente e singolare, unica nel suo genere, si è aggiudicata il “Guinness World Record” per la più grande installazione artistica realizzata con cannucce di plastica. 

Le misure sono impressionanti: supera i tre metri d’altezza e gli 8 di profondità, è larga circa 5 metri e vi si può camminare all’interno, per trovare alla fine l’hashtag #strawpocalypse. 

L’installazione è stata creata con 168,037 cannucce di plastica raccolte in sei mesi in alcuni punti Starbucks Vietnamiti e per le strade con l’aiuto di volontari, tra cui scuole internazionali come British International, American International School e German School. Una volta raccolte, lavate, sterilizzate e colorate, le cannucce sono state assemblate nella scultura da circa 50 volontari.

Anche se il Vietnam ospita solo l’1,26 per cento della popolazione mondiale, è responsabile del 6 per cento della plastica che si trova oggi nell’oceano. L’idea è quella di sensibilizzare sulla necessità di abbandonare le materie plastiche monouso e formare le nuove generazioni verso un futuro più sostenibile. Il cambiamento, infatti, deve partire dalle persone, dal loro senso di responsabilità verso l’ambiente e verso chi verrà dopo di noi.

Ecco il link per vedere il video della costruzione dell’opera.

Benjamin Von Wong - Sirena che nuota nella plastica
Una delle fotografie di Benjamin Von Wong della serie che immortala sirene che nuotano in un mare di plastica.

 

Benjamin Von Wong

L’artista non è nuovo a questa tipologia di opere, avendo già fatto discutere con il suo progetto “anti-plastica” in cui aveva raccolto circa 10000 bottiglie, ovvero l’equivalente delle bottiglie utilizzate in un anno da un cittadino Americano medio. Una di queste è “Sirena su 10000 bottiglie di plastica”, che fa parte della serie di fotografie di sirene che sembrano galleggiare in un mare di rifiuti. Vi è perfino un autoscatto di Benjamin e della sua fidanzata che fingono di correre sulle bottiglie colorate, come per fuggire dal possibile futuro che ci aspetta.